Mi è proprio venuto in mente il paese dei balocchi! È sera. Sto finendo di cenare e dal teleschermo irrompe gridando a
catturare la mia attenzione il presentatore del programma dei pacchi. Sì, proprio “Affari tuoi”. Dopo un po’ mi rendo conto che si fa strada in me il desiderio di vedere come va a finire. Avrei da fare, ma posso rimandare. E così sto lì fino alla fine. Anch’io che dico ai miei nipotini che non bisogna lasciarsi intrappolare dalle suggestioni della televisione. Ci sono cascato come una pera cotta!
Proprio come Pinocchio. Anche lui era animato dalle migliori intenzioni, ma si incantava molto facilmente davanti a qualsiasi attrazione e si lasciava scioccamente fuorviare di fronte a qualsiasi “distrattore”.
– Oggi, alla scuola, voglio subito imparare a leggere: domani poi imparerò a scrivere e domani l’altro imparerò a fare i numeri. Poi, colla mia abilità, guadagnerò molti quattrini e coi primi quattrini che mi verranno in tasca, voglio subito fare al mio babbo una bella casacca di panno.
Ma che dico di panno? Gliela voglio fare tutta d’argento e d’oro, e coi bottoni di brillanti. E quel pover’uomo se la merita davvero: perché, insomma, per comprarmi i libri e per farmi istruire, è rimasto in maniche di camicia… a questi freddi! Non ci sono che i babbi che sieno capaci di certi sacrifizi!…
Mentre tutto commosso diceva così gli parve di sentire in lontananza una musica di pifferi e di colpi di grancassa: pì pì pì zum, zum, zum, zum. Continua »
Non ho mai nascosto la mia appartenenza all’Azione Cattolica. Anzi, ne ho sempre fatto motivo di orgoglio e ancora la sento associazione capace di ispirare saggiamente lo stare nella politica dei cattolici, lontano da atteggiamenti integralisti, con quel rigore laico impegnato a distinguere quel che è di Cesare e quel che è di Dio. Come Rosy Bindi sostiene.

Ebbene venerdì 12 febbraio ricorre il trentesimo anniversario del sacrificio supremo di Vittorio Bachelet, assassinato dalle Brigate rosse il 12 febbraio 1980 nei corridoi dell’Università di Roma. Accanto a lui proprio la giovanissima assistente Rosy Bindi.
Vittorio Bachelet era stato presidente dell’Azione Cattolica Italiana dal 1964 al 1973. In quegli anni anch’io ebbi qualche responsabilità nell’Associazione a livello diocesano e non posso non rammentare quanto proprio quegli anni, segnati dal papato di Giovanni XXIII e di Paolo VI, incidessero sulla mia formazione e di tanti giovani cattolici. Proprio in quel ruolo di vice presidente diocesano della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) e, successivamente come responsabile diocesano dell’Azione Cattolica Ragazzi, ebbi occasione di ascoltare in almeno due convegni nazionali le parole cariche di profezia e di grande apertura alle suggestioni del Concilio di Vittorio Bachelet. Continua »
Non si fa in tempo a soffermarsi su un fatto, su un argomento, su un aspetto della vita politica che ne sorge
un altro subito dopo.
Difficile commentare, prendere posizione con piena cognizione di causa, elaborare una reazione che vada oltre l’emotività.
Ma siccome l’emotività è alta, mi lascerò, per una volta, guidare dall’emotività nel dare ordine ad un inevitabile commento, senza rinunciare – spero con lucidità – ad esprimere il mio parere. Ovviamente su pochi temi. Quelli che soggettivamente mi interessano di più, contento se qualcuno vorrà controbattere, dibattere, confrontarsi o semplicemente dialogare.
Dal lontano al vicino … Continua »
Sono molti i temi sui quali, in questi giorni a cavallo tra 2009 e 2010, verrebbe naturale soffermarsi. C’è solo
l’imbarazzo della scelta, ma alcuni episodi, uno personale, gli altri pubblici mi hanno indotto a pensare e ripensare alla scuola.
Primo: ho sentito che, in previsione del suo rientro nel pieno dell’attività politica, il Presidente del Consiglio ha annunciato riforme e ha inserito inopinatamente la scuola. Mi si sono rizzati i capelli e mi sono chiesto se questa tortura non è ancora finita.
Secondo: proprio lei, la “torturatrice”, svela l’ultimo proposito, il numero chiuso di stranieri in ogni classe: guai a superare il 30%. Proprio lei che una classe vera, all’opera, non deve averla vista più da quando era studentessa. E come mio padre e mia madre quando mi mettevano in punizione, anche lei si giustifica: – ma è per il vostro bene, cari ragazzi! Anzi è l’ultimo grido in materia di integrazione – e, quel che è peggio, qualcuno ci crede pure! Continua »
Condivido con convinzione queste riflessioni dal blog di Benedetto Zacchiroli
Il 2009 finisce male. Finisce con un popolo insanguinato che per le strade rivendica elementari diritti di libertà.
Ieri ho ricevuto questa mail dalla cognata di Shirin Ebadi (iraniana, premio nobel per la pace nel 2003).
Le parole scorrono come un fiume in piena e ti portano dentro la rete di affetti che quel regime sta spezzando: “Caro Benedetto, grazie del supporto. Siamo veramente preoccupati. Come avrai letto la sorella di Shirin non ha nulla a che vedere con la lotta per i diritti umani. L’hanno presa solo per minacciare e mettere a tacere Shirin. Sono arrivati a casa sua i servizi segreti e l’hanno portata via. Ad ora non sappiamo dove sia ne come stia. Qualche settimana fa avevano arrestato il marito di Shirin che poi hanno rilasciato dopo averlo picchiato e minacciato… Gli hanno confiscato il passaporto, la pensione, il conto in banca. Ci sono minacce alla vita di Shirin e delle figlie che fortunatamente vivono all’estero. Il fratello di Hoss a Tehran ha il telefono sotto controllo…..Noi siamo in contatto telefonico con Shirin a Londra. Non sappiamo che fare. Ti terrò informato. Nel frattempo anche a te un augurio di un miglior 2010. Con affetto, Cecilia”.
“E noi? Vittime del contrasto. Continua »
Dopo Milano – per meglio dire dopo l’aggressione al Presidente del Consiglio in piazza Duomo – sono
state dette molte cose. Talora con l’intenzione chiara di riflettere per capire se a questo episodio poteva essere dato un senso, talaltra per cavalcare l’occasione di ammantare la figura dell’aggredito dell’aura di vittima, caricando invece le figure più scomode dell’opposizione di tratti odiosi e malvagi. Tutto questo mentre si proclama che si faranno le riforme e che si intende farle insieme all’opposizione.
Ecco la versione sintetica della prima esecuzione pubblica assoluta
della canzone GÌNGOL BÈL A LA BULGNÀISA di James Pierpont e
Vincenzo Zacchiroli.
L’esecuzione ha avuto luogo il giorno di Santo Stefano del 2009 alle
ore 21 in via di Casaglia, 34 a Bologna davanti all’albero di Natale di
Giancarlo De Maria e Marilena Pasquali e alla presenza di un folto ed
entusiasta pubblico.
La canzone natalizia è stata eseguita “a cappella” (quast le poc, mo
l’è sicur!) dai seguenti interpreti, in ordine di apparizione nel
video:
Alessandra Lattuga contralto
Giancarlo De Maria basso (anc tropp!)
Paola Pozzi soprano
Roberto Ramenghi tenore
Jingle Bells in versione originale
Ma tu … prova a cantarla in dialetto!
el pôc bèl
stèr tótt quant insàmm?
par Nadèl
col panspzièl
pàsen tótt i mèl!
In tèvla a i è i turtlén,
t an sént che prufumén?
dâm l’èglia dal capån
ch’a sèlt al panetån
E prémma dal sermån
a vlän tótt la benziån
col ciòc d un vèc’ spumànt
che ognón è pió cuntänt
Stanòt a sån stè a massa cme tótt i àn
La cîsa pénna, äl cantarénni in riga,
In prémma fila una fangénna zîga…
E tänta zänt … ch’à purtè qué i sû afàn.
A i n’è dimóndi ed qui ch’a n ò mai vésst,
Mo stanòt l’è par tótt un quèl d spezièl
L’è la nòt chi én tótt bón, la nòt d Nadèl
Quand véns al månd un cìnno détt al Crésst.
Adeste fideles … che prufómm d’inzäns,
Tu scendi dalle stelle … sé mo dmän
Brîsa turnèr vî sóbbit – a prêg piän…
An vrêv brîsa pinsèri e invézi a i päns…
I él un rimédi a tótt sti guâi dal månd ?
Il contatto era avvenuto a Castel San Pietro. A seguito del convegno, organizzato in ottobre 2008, dal titolo “Tra abbondanza e mancanza. Il cibo: bivio per la pace”, organizzato da Pace Adesso Peace Now ONLUS, in partnership con il CEFA, è finita che ho partecipato durante l’estate ad una conferenza internazionale sul Lago di Ginevra, a Caux, un luogo dedicato da parecchi decenni ad incontri e dialoghi semplicemente “interumani”. Mi viene da definirli così. Non trovo un termine che dia un’idea più appropriata delle caratteristiche necessarie a far parte di un gruppo tanto vasto, aperto e “inclusivo” quanto quello fortuitamente incontrato in queste giornate di fine luglio. Ma che cosa è “Caux”? Spiegarlo in tre parole è impossibile.

Eppure qualcosa occorre dire, perché Caux è – insieme ad altri, fortunatamente – un concreto elemento di speranza per il presente e per il futuro. Quella casa sulla montagna, a picco sul lago di Ginevra, ha ospitato tra i più noti protagonisti delventesimo secolo, portatori di ideali e capaci di grandi azioni sul versante della pace. Initiative of change, questo il nome più recente di questo movimento, si fonda sull’idea che il cambiamento delle motivazioni, delle attitudini e dei comportamenti è non soltanto possibile, ma costituisce la sola base solida di un cambiamento più vasto e duraturo della società.

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