L’emozione di questi giorni è enorme.Paesi e popoli che lottano per la libertà, per la giustizia e per la democrazia. Tunisia, Egitto
e ora Libia e molti ancora. Come tutti i cambiamenti, anche questi portano con sé rischi e problemi. Ma l’orizzonte si apre alla speranza. E anche qui risalta la potenza della rete, potenza tecnologica che si sposa con la forza di sentirsi uniti nell’unico pianeta. Le tre parole che ho trascritto in blu sono il motto con cui apre la Dichiarazione del Consiglio Nazionale Transizionale della nuova Libia. Mi sembra degno di essere riportato, mi sembra che possa assumere un significato molto alto. Mi sembra che sia una premessa ad un cambiamento veramente epocale. Mi sembra che possa essere un elemento capace di produrre una prima svolta culturale anche per noi che guardiamo questi eventi da fuori. Da molto vicino, ma ancora da fuori.
Riporto il testo della Dichiarazione in inglese con una rapida traduzione in italiano per chi ne avesse bisogno.
Buona lettura! Continua »
Ritorno molto volentieri sulla scuola. Mi induce a questo una bella notizia proprio sulla scuola STATALE. Una di quelle migliaia di
notizie che potrebbero passare quotidianamente sulla stampa, nei telegiornali, alla radio, ma sono troppe e troppo belle per essere credute. Appunto, troppe da non sapere quale scegliere, perché nel mio lungo pellegrinaggio professionale di scuole degne di essere menzionate piccole e grandi ne ho conosciute tante, ma proprio tante. L’Italia, a scorno delle scervellate esternazioni del signor B, è ricchissima di queste realtà. Ne ho conosciute sull’Appennino nei primi anni di servizio, nella pianura bolognese, negli anni in cui si trasformavano esperienze pur avanzate di scolarizzazione degli alunni disabili in una piena integrazione nelle scuole comuni, e poi nelle prime esperienze di scuola a tempo pieno nate intorno agli slanci innovativi della ricerca pedagogica e didattica in un quadro partecipativo tanto stupefacente quanto coraggioso. Poi ne ho incontrate molte altre come direttore didattico nel Veneto e poi di nuovo in Emilia Romagna e – infine – in un pellegrinaggio di molti anni in ogni parte d’Italia come formatore in innumerevoli corsi e seminari. Ebbene non so resistere dal fare un’eccezione, avendo scoperto su una pagina dell’Umità di qualche giorno fa un bellissimo “medaglione” della scuola nella quale ho avuto anch’io l’onore di insegnare, la fortuna di far frequentare ai miei figli e ora la gioia di percepirne ancora il valore formativo in due dei miei cinque nipoti. Continua »
Da tempo volevo scrivere sul tema ricorrente della mutazione culturale introdotta da Berlusconi e dal cosiddetto berlusconismo, ma
erano già tante le voci certamente autorevoli ad intervenire che mi pareva quasi di “portare vasi a Samo”, ma le ultime dichiarazioni del nostro presidente del consiglio sono talmente “oscene” che credo di dover aggiungere almeno la prima reazione che ho sentito formarsi dentro di me e di farne parte a chi mi legge. Non è pensabile che proprio lui, il massimo DISEDUCATORE SCIENTIFICO degli italiani, prenda la parola per arringare le folle a proposito di scuola, famiglia ed educazione.
Ma cosa ha detto?
“La scuola pubblica non educa, ha detto, e c’è il rischio che ai genitori possa essere impedito di scegliere per i figli una scuola privata, lasciandoli così in balia di insegnanti che non sono in grado di educare.” Continua »
Aspettavo con ansia l’ormai settimanale appuntamento del martedì con Barbara Spinelli e anche questa
volta la sua analisi sfora nel tempo e va ad immaginare che cosa rimarrà di questi momenti e di queste esperienze che stiamo tutti vivendo. Noi, chi ci governa, chi è destinato a fare opposizione, ma soprattutto un soggetto che con la storia italiana ha da sempre un legame molto stretto: la Chiesa. Barbara non si sottrae alla valutazione e lo fa da par suo con tutti riferimenti necessari. E a proposito di lettere, documenti, testimonianze provenienti dall’universo dei cattolici impegnati in politica, mi riprometto di riprendere presto il discorso con un documento nato qui, a Osteria Grande, nel locale circolo del PD.
Quando finirà la notte
C’È QUALCOSA, nel successo strappato a Sanremo dalla canzone di Vecchioni, che intrecciandosi con altri episodi recenti ci consente di vedere con una certa chiarezza lo stato d’animo di tanti italiani: qualcosa che rivela una stanchezza diffusa nei confronti del regime che Berlusconi ha instaurato 17 anni fa, quando pretese di rappresentare la parte ottimista, fiduciosa del Paese.
Una stanchezza che somiglia a un disgusto, una saturazione. Se immaginiamo i documentari futuri che riprodurranno l’oggi che viviamo, vedremo tutti questi episodi come inanellati in una collana: le manifestazioni che hanno difeso la dignità delle donne; la potenza che emana dalle recite di Benigni; il televoto che s’è riversato su una canzone non anodina, come non anodine erano le canzoni di Biermann nella Germania Est o di Lounes Matoub ucciso nel ’98 in Algeria. Può darsi che nei Palazzi politici tutto sia fermo, che il tema dell’etica pubblica non smuova né loro né la Chiesa. Ma fra i cittadini lo scuotimento sfocia in quest’ansia, esasperata, di mutamento. Continua »
Fa balenare scenari nuovi, inattesi, sorprendenti. E, come tutto ciò che irrompe inaspettato fa paura, ma – insieme sollecita speranze. In fondo questo è l’insegnamento della storia. Avrei voluto approfondire e commentare con qualche mia parola i fatti ultimi sui quali ho cercato di tenermi informato. Poi, fortunatamente, mi sono imbattuto in una straordinaria analisi di Fulvia Maria De Feo che propongo così com’è. In essa mi rispecchio molto. Per l’equilibrio e – insieme – per la vision decisamente contemporanea e realistica.Après nous le déluge! Dopo di noi il diluvio!
Ma sono sani questi potenti a pensare che dopo di loro non vi sia speranza?
Me lo ha fatto venire in mente un parallelismo che da qualche giorno si insinua tra i miei pensieri. Un parallelismo forse un tantino improprio, ma non del tutto. Quello fra il nostro presidente del Consiglio e il Rais del Cairo. Nessuno dei due se ne vuole andare. Il nostro per i problemi che sappiamo. Se si dimette si sciolgono come neve al sole le salvaguardie giudiziarie che si è pazientemente e testardamente costruito Continua »
Punto primo: Berlusconi non si dimetterà mai. Riparliamone. 
Anche se siamo tutti arcistufi che si parli di lui, di essere trascinati a parlare di lui, ma glissare è quello che lui vuole e spera. Adesso più che mai occorre puntare il dito, non demordere.
Da molte parti, partiti, associazioni, gruppi spontanei, movimenti si chiede ai cittadini una firma per convincere Berlusconi a dimettersi da Presidente del Consiglio. Ma Berlusconi non si dimetterà mai. Considererà carta straccia i fogli con le firme raccolte dal PD nelle piazze, nei mercati nei seggi delle primarie. Considererà opera di quei “comunisti” vittime di una magistratura deviata che si sollazzano su internet quelle raccolte on line. Anch’io ho firmato, perché la situazione è così grave che viene spontaneo tentarle tutte. Non so se potrò andare a Milano il 5 febbraio al Palasharp o se potrò tornarvici il 13 per il presidio davanti al tribunale. Ma non va lasciato nulla di intentato. Continua »
Sì, confermo che chi l’ha ascoltata è rimasto molto favorevolmente colpito.
Queste primarie hanno avuto orde di detrattori interessati. A sinistra quelli che non le volevano e non le vogliono per principio, quelli che le vogliono solo se sono sicuri che vince il candidato dell’apparato o del loro entourage, quelli che ripetono fino alla noia che le primarie sono uno strumento, ma non deve essere usato, perché sono solo uno strumento, quelli che non va bene se non si mettono in gioco i soliti noti mentre i soliti noti non ci stanno a mettersi in gioco, quelli che dicono che i candidati devono presentare il programma e non si sono accorti che l’hanno preparato insieme a tanti cittadini e l’hanno già spiegato cento volte, quelli che ora dicono che bisogna riformarle e non dicono mai come, quelli che dicono che è il momento dei giovani e quando i giovani si presentano e ci mettono la faccia non sono mai quelli giusti, quelli che arrivano fino a profetizzare il loro annullamento in caso di scarsa partecipazione, ma non azzardano un quorum… Continua »
Anch’io ho firmato, ho firmato l’appello bilingue lanciato da Libertà e Giustizia
e sono disponibile a firmare tutto. prima se ne va e meglio sarà per tutti. Ma temo che Berlusconi non si dimetterà mai! Che vergogna! Io non l’ho mai votato, né accettato e me ne sono spesso vergognato. Ma quelli che l’hanno votato in buona fede … cosa pensavano? Cosa speravano? E ora? Cominceranno a capire di essere stati ingannati per anni e contrariamente alle ammiccanti suggestioni emanate da sorridenti promesse di risolvere tutto senza politica si saranno accorti che il suo disegno era di impadronirsi della politica? E avranno capito che dalla politica non bisogna allontanarsi mai? Certo, c’è politica e politica, ma alla politica bisogna stare vicino, Continua »
A chi non l’avesse annotato sull’agenda, ricordo che il 14 dicembre è previsto il voto di fiducia o – è sperabile – di sfiducia al governo con la fine di una maggioranza vergognosa. Nel frattempo, non riuscendo ad appassionarmi alle rivelazioni di Wikileax, in particolare ai richiami sui comportamenti boccacceschi del Presidente del Consiglio, preferisco dedicarmi a formulare qualche riflessione, stimolato soprattutto da una preoccupazione, quella di non essere colti impreparati nel momento in cui – forse – qualcosa può davvero cambiare. La manifestazione di sabato a Roma ha per me un significato solo: l’Italia si aspetta molto da noi, non deludiamo questo popolo!
Non possiamo permetterci di sbagliare
Sto in pensiero perché, pur avendo capito che al Presidente Napolitano una nuova “maggioranza” consiglierà di aprire la strada a un governo di “responsabilità nazionale” che si occupi di alcuni provvedimenti urgenti per il rilancio dell’economia e – mi auguro – dell’occupazione oltre a modificare la legge elettorale, due interrogativi da brividi mi si affacciano con prepotenza.
Dove e con quali accorgimenti si troveranno le risorse necessarie per affrontare la prima questione e come sarà possibile trovarsi d’accordo in tema di legge elettorale?
Su quest’ultima questione voglio sperare che nel cassetto dei partiti che prenderanno in mano la situazione ci sarà un progetto condiviso. Qualcosa sembra muoversi, ma voglio sperare che i nostri leader non comincino a confrontarsi nel merito della legge elettorale quando sarà troppo facile dire “ormai è troppo tardi”. Sarebbe allora legittimo pensare che ancora una volta le sirene della nomina dei parlamentari da parte dei vertici dei partiti hanno incantato ancora una volta parlamentari in servizio e aspiranti tali. Credo che in quel caso il PD dovrebbe essere irremovibile, affidando la scelta agli elettori attraverso le primarie. Io ho firmato con convinzione l‘appello_di_Concita De Gregorio.
Consiglierei sentitamente di farlo a tutti coloro che con sincerità sostengono che la presente legge elettorale è una vera e propria “porcata” e non consente agli elettori di incidere minimamente sulla scelta dei parlamentari.
Sui provvedimenti per rilanciare l’economia in molti si sono espressi e bisogna riconoscere che Pierluigi Bersani non si stanca di ripetere alcuni concetti fondamentali, la riforma fiscale, mi sembra essere il primo e su questo sarebbero d’accordo in molti, anche Gianfranco Fini. Peccato che avanzi la proposta per finanziare la riforma Gelmini. Non riesco a capacitarmi dello scopo, ma se è d’accordo sul fatto di introdurre questo prelievo, va bene, tanto la riforma Gelmini con tutti i tagli che si trascina dietro, si finanzia da sé.
Insomma temo per il dopo, perché le prospettive sono molto diverse e anche distanti. Tutti paiono convinti della fine di un’era, ma non mi pare ci sia un’idea dominante e condivisa su come si strutturerà il dopo. Oppure le idee sono molto fumose. Non vorrei che venendoci a mancare l’avversario politico da attaccare – giustamente – ogni giorno, finissimo per scioglierci come neve al sole.
Mi auguro, ovviamente il contrario!
Ma come andrà a finire lo sapremo solo fra un paio di giorni.


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