C’è solo da sperare che questo, della Spinelli, sia ottimismo dell’intelligenza. Certo, anche il suo. Perché se davvero è così,
possiamo realmente riacquistare fiducia. Fiducia nel presente e nel futuro. possiamo pensare che stiamo davvero uscendo dal tunnel, che la notte italiana, questa interminabile notte, sta per finire. Gli argomenti che l’analisi della Spinelli porta sono credibili, perché sono sostanziati dai numeri.
Non ci capacitavamo di fronte alla realtà di un Paese che sembrava incapace di reagire, non ci capacitavamo di fronte ad un Parlamento ostaggio del dio denaro, non ci capacitavamo davanti all’incapacità della classe politica di esprimere figure nuove e credibili, non ci capacitava una rabbia che si sostanziava nella fuga dalla politica e dalle urne, si rimaneva a bocca chiusa di fronte alla reiterata domanda che immancabilmente ci veniva rivolta nei nostri viaggi all’estero: ma come avete fatto? Ci stavamo convincendo, di fronte a pezzi di mondo che, convinti che “yes, we can!”, provavano a realizzare il change obamiano, noi non saremmo mai stati capaci.
Gli altri affrontavano la sfida del cambiamento in piazza Tahrir, gli altri affrontano la sfida cavalcando con speranza le onde spesso crudeli del Mediterraneo. Anche in Europa gli altri riescono a trasformare la connessione virtuale in connessione reale e si ritrovano fratelli e sorelle dalla Puerta del Sol a Piazza Catalunya. Solo gli altri? Sembrava. Continua »
Per molti italiani la notte tra lunedì 16 e martedì 17 maggio 2011 è stata una notte insonne. Confesso che lo è stata anche
per me. L’attesa era profondamente motivata. Tutti desideravano verificare quanto movimento si sarebbe determinato nel panorama politico nazionale a partire da un campione, benché “amministrativo”, ugualmente molto rappresentativo, trattandosi di 13 milioni di elettori. Nessuno può smentire che il movimento ci sia stato. Innanzi tutto nell’esito del primo turno nelle quattro grandi città coinvolte: Torino, Bologna, Milano e Napoli. Qualcuno ha sintetizzato con un secco “Noi abbiamo vinto e loro hanno perso”, qualcun altro con una metafora più aerea: “Il vento del Nord sta cambiando”. Due belle sintesi, ma mentre a Torino tutto si è stabilizzato fin dalle prime proiezioni del pomeriggio, a Milano l’incredibile vantaggio di Pisapia sulla Moratti si è progressivamente consolidato fino a far strabuzzare gli occhi al ministro Larussa che ormai non sapeva ripetere altro che il ritornello “Io l’avevo detto”. Anche da Napoli giungevano notizie sorprendenti: Luigi De Magistris dell’IDV andrà al ballottaggio e non il candidato del PD Mario Morcone. A notte fonda in molti siamo ancora lì soprattutto a Bologna, dove i dati del pomeriggio facevano pensare ad un inevitabile ballottaggio, mentre di ora in ora, di minuto in minuto si apriva la possibilità di una vittoria di Merola che sarà poi ufficializzata verso l’una di notte. Ma molti altri vegliavano ancora a lungo fino oltre le tre: gli aspiranti consiglieri.
Anch’io, lo confesso, ho vegliato. E tutta quell’enfasi usata su Bologna da tutti i candidati per dire, alcuni – fortunatamente perdenti – che “fa schifo” altri, invece, per proclamare che è bella, mi aveva riportato ossessivamente alla mente una vecchia Continua »
Ho ricevuto, qualche giorno fa, un bel documento redatto in comune e condiviso da quattro associazioni cattoliche
che non disdegnano di occuparsi di politica. Lo fanno con molto garbo, ma con altrettanta chiarezza. In un momento in cui il pensiero politico dei cattolici è tirato in ballo a proposito e a sproposito, che quattro associazioni riconosciute e riconoscibili esprimano la loro indignazione, parola divenuta, dopo l’appello di Stéphane Hessel, quasi simbolica di un atteggiamento indispensabile e caratteristico di tutti coloro che non accettano che le scelte vengano fatte sulla loro testa e a loro insaputa, non può e non deve passare inosservato. Si tratta di associazioni con un forte radicamento nell’area della Chiesa cattolica italiana. Questa sorta di manifesto era da tempo atteso da parte di molti credenti e non credenti. Viene da gruppi consapevoli del dovere che il laicato cattolico ha di esprimersi, nel rispetto verso i pastori, ma senza timori privi di giustificazione. Lo pubblico e lo trasmetto volentieri ai lettori ed agli amici che non lo avessero già letto o ricevuto personalmente. Ritengo importante una annotazione a margine: il documento firmato da Agire Politicamente – Argomenti 2000 – Città dell’Uomo – La Rosa Bianca parte dall’indignazione, ma non si ferma lì: propone fin d’ora un impegno diretto nel campo della formazione delle coscienze. Sapendo quanto sia culturalmente degradata in questi anni, in molti settori la società italiana, mi pare doveroso prendere atto di questa iniziativa e di considerarne una eventuale adesione personale. Continua »
La situazione che va evolvendo nella sponda sud del Mediterraneo richiede da parte di tutti grande attenzione. Per questo,
come in tante parti d’Italia e del mondo, anche nella piccola Castel San Pietro abbiamo organizzato una serata per capire meglio e per confrontarci.
Cosa accade? Cosa ha portato popolazioni intere a manifestare, protestare e ribellarsi a governi che fino a poco tempo fa apparivano solidi e indiscutibili? Il mondo pare essersi accorto solo ora di uno scenario che da tempo era in fermento, ma da quanto tempo questi cambiamenti si stavano preparando?
Qual è il vero volto politico, economico e sociale di questi paesi per noi tutti confusi in un unico blocco? La politica poteva fare di più ? L’Italia? L’Europa? Le Nazioni Unite? La politica può già ora fare di più ?
La paura di essere invasi e i diritti umani: quale scenario si prospetta?
In questi casi serve un po’ di pazienza prima di tranciare giudizi e di vestire i panni del profeta, però molti sono i segni che queste settimane consegnano alla storia. Alcuni – quelli che fanno pendere la bilancia sul piatto di un futuro davvero diverso e migliore – non vanno persi. Questa testimonianza di Wael Ghonim: “Inside the Egyptian revolution” è una vera pietra miliare. Non certamente l’unica, ma sarebbe una grave ingiustizia non ascoltare la voce di questo giovane rivoluzionario, leggendo, se necessario i sottotitoli in italiano.
watch?v=SWvJxasiSZ8&feature=player_embedded (in inglese)
http://www.ted.com/talks/wael_ghonim_inside_the_egyptian_revolution.html (versione sottotitolata clikkando sul tasto “subtitles languages”)
Wael Ghonim è il dirigente di Google che ha contribuito a innescare la rivoluzione democratica in Egitto… con una pagina di Continua »
Sono sempre stato per la pace e voglio essere ancora per la pace. Ma come si fa a mantenere la
coerenza nel momento in cui il tuo paese si impegna in una azione che sa tanto di guerra?
Gli aerei che partono dalle basi di Trapani, i missili Tomawack che piovono sulle caserme, gli aeroporti, i bunker, gli obiettivi sensibili della Libia non lanciano volantini, ma bombe.
A tutti viene da chiedersi se proprio si doveva giungere fin qui, se non si poteva trattare prima e meglio, ma del senno di poi – dice il proverbio – son pieni i fossi. E così si è cominciato a pensare seriamente che l’interlocutore che ci frenava l’immigrazione dietro lauti compensi era un tiranno pronto a massacrare il suo popolo se avesse alzato la testa e preteso la fine del regime.
Abbiamo in molti sperato che la ribellione popolare in Libia potesse avere un rapido successo come in Tunisia e in Egitto. Troppo impari era la lotta e una informazione e una comunicazione come quella di cui il mondo ormai dispone, lo ha rivelato: il tiranno, con la violenza delle sue armi e delle sue milizie, con la forza del suo danaro capace di comperare la disperazione di popolazioni alla fame e trasformarla in forza mercenaria, con inaudite minacce e con subdole lusinghe nei confronti dei sudditi più deboli e indifesi, stava ormai soverchiando una ribellione che altrove aveva avuto successo e creato speranze di libertà e democrazia. Nessuno è tanto ingenuo da non pensare che dietro all’intervento delle potenze che hanno votato la risoluzione n. 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non si nascondano cospicui interessi economici per il presente e il futuro, ma lo slancio manifesto di popoli che ci stanno sorprendendo, di donne, madri e padri con i figlioli in braccio o per mano con gli occhi più aperti di quanto il pigro occidente potesse pensare, di giovani pronti a tutto pur di aprire uno spiraglio ad una vita degna di essere vissuta, non potevano né dovevano sfumare nell’indifferenza. Un’indifferenza pericolosa e rinunciataria, madre di un pacifismo altrettanto pericoloso. La scelta era tra l’aiuto da portare a chi lottava per il proprio futuro a mani nude e l’atteggiamento pilatesco dello stare alla finestra sperando ingenuamente in un incredibile “ravvedimento operoso” da parte di chi stava già strozzando le sue vittime.
Per questo ho raccolto con soddisfazione le parole pronunciate nell’edizione della sera del TG regionale dell’Emilia Romagna di mercoledì 23 marzo e replicate in una chiara intervista di giovedì 24 sulle pagine bolognesi di Repubblica da un medico libico docente nella nostra università che ho recentemente conosciuto.
“Io, esule libico dal Sant’Orsola
lotto con la Nato contro Gheddafi”
Feisal Bunkheila ha lasciato il suo Paese per studiare Medicina a Bologna: ha creato il coordinamento della sua comunità in Italia. “Siamo dissidenti perché lo conosciamo da 42 anni”
di ILARIA VENTURI
“S’è rotta la barriera del terrore, siamo usciti da un incubo, finalmente. Ora è nostro dovere dare una mano ai ragazzi che stanno morendo in Libia in nome della libertà”. Feisal Bunkheila ha lasciato la sua Continua »
Ho inoltrato ad alcuni amici un video ricevuto via facebook. Mi sembrava, francamente, che valesse la
pena. Ora ne sono certo.
Angelo è un amico che si è sentito commosso e me lo ha detto così: “Mi ha commosso, certo per le cose belle e sagge, di una saggezza rara in una adolescente, ma sentite, perché – non dimentichiamolo – lei parla del suo futuro. Ma ciò che più tocca sono la determinazione e la forza che trapela dai suoi occhi. Facciamone un nostro vessillo da sventolare ogniqualvolta i soloni di turno ci parlano di cose vecchie, ma attualissime, perchè ancora non attuate. Mi piacerebbe, poter chiedere a questa magnifica e ricca adolescente cosa pensa ne sia stato del suo discorso ascoltato con religioso silenzio con una tensione fortemete segnata sui volti e tanto applaudito alla fine!
Mi ero commosso anch’io e allora ho risposto così. Continua »
Sono passati venti giorni dalla pubblicazione di questa analisi su quanto succede nel Mediterraneo
e,contrariamente al solito, non perde in freschezza e centra l’obiettivo. Ma per Barbara Spinelli non è una novità.
Non mi sento di aggiungere alcunché. Personalmente, dopo la lettura ho verificato qualche interrogativo in meno e qualche speranza in più.
L’ANALISI
L’agorà araba
di BARBARA SPINELLI
Strane e nuove cose stanno accadendo nei paesi arabi. Strane e nuove anche per quel che dicono di noi, democrazie assestate ma incapaci di ricordare come nacquero, di chiedersi se ancora sono all’altezza delle promesse d’origine. Tutti i paesi europei sono sconvolti dai turbini nordafricani, ma è in Italia che Continua »
Mi è sembrata una logica conseguenza. Dopo la laica indignazione di Stéphane Hessel, non posso fare a meno di pubblicarequest’altro bell’esempio di indignazione, decisamente mirata, senza ambiguità né ipocrisi
È la risposta di monsignor Bettazzi, attraverso una lettera aperta, al suo collega vescovo di San Marino che – schierato impavidamente con il governo di Berlusconi (senza – ovviamente – nominarlo mai) – giustifica anche i comportamenti privati di quest’ultimo in nome delle scelte annunciate a proposito dei temi
cosiddetti non negoziabili, ma in realtà in nome di scelte ben più prosaiche, come l’esenzione da certe imposte, i finanziamenti alle scuole private e via di questo passo. Di fronte a questo minimizzare ad arte (il fine giustifica i mezzi) e a questo incomprensibile suggerire la sofferenza come giusto atteggiamento cristiano, non essendo atteggiamento cristiano l’indignarsi, monsignor Bettazzi prende posizione: diamine! Anche Gesù – che quanto a sofferenza è un bell’esempio – si indignava, eccome!. Grazie a Dio la Chiesa sa esprimersi anche con testimoni così. Continua »
Gli amici si riconoscono anche per i buoni consigli che sanno darti. Quando da Berlino mi telefonò Jürgen invitandomi
a comprarlo, pensavo che non vi fosse ancora la traduzione italiana e lo cercai da Feltrinelli International. Non c’era e così ne ordinai una copia in francese, al modico prezzo di 3,50 euro. Ma Jürgen che ci teneva molto, e sa quanto sia incerto il mio tedesco, me ne inviò una copia, ovviamente in francese. E così adesso ne ho due, una l’ho letta, sottolineata e commentata a matita, l’altra la regalerò anch’io a qualche amico, perché questo libretto è un atto d’amore verso i giovani.
Hessel ha 93 anni e – da indomito resistente – non si arrende di fronte alle sfide del mondo, molteplici e complesse.
Le individua con invidiabile lucidità e ne parla con una chiarezza fotografica.
Si può prendere questo libro, leggerlo e farne una specie di linea guida per penetrare nel viluppo delle principali questioni che affliggono il pianeta. Ciascuno può riscriverlo per sé a partire dalle proprie indignazioni. Leggendo mi si paravano davanti i grandi Continua »

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