admin on aprile 26th, 2013

Viviamo un momento difficile in Italia. ViolinoNon da ora, ma dall’esito delle ultime elezioni la situazione si è fatta via via più preoccupante. Alla difficoltà posta da un risultato che non assegna a nessuna forza politica il ruolo di vincitore, si sono aggiunti errori e dinamiche confuse che rendono la partenza della legislatura molto problematica.

I cittadini purtroppo si sono rifugiati in grandissima parte nell’astensionismo, ma non tutti. Esiste ancora – fortunatamente – un’area di persone pensose e pensanti, desiderose di un confronto che superi il pregiudizio e favorisca l’analisi. E, chissà, l’assunzione poi di un orientamento maggiormente consapevole.

Del tutto immeritatamente è successo pochi giorni fa, mentre in Parlamento non si trovava un accordo per eleggere il Continua »

admin on aprile 20th, 2013
Prodi affondato da 101 franchi tiratori. Chi, secondo voi, tra le tante anime dei democratici ha fatto mancare il suo appoggio al Professore?
D’Alemiani61.7%
Renziani20.1%
Ex Popolari9.4%
Giovani turchi6.4%
Bersaniani2.5%
Numero votanti: 17070
I sondaggi online di Corriere.it non hanno un valore statistico, si tratta di rilevazioni non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100
Napolitano Presidente! Viva Napolitano!

Dopodiché …
Ho appena letto su Corriere.it*:
Prodi affondato da 101 franchi tiratori.101 2
Chi, secondo voi, tra le tante anime dei democratici ha fatto mancare il suo appoggio al Professore?

D’Alemiani 61.7%
Renziani 20.1%
Ex Popolari 9.4%
Giovani turchi 6.4%
Bersaniani 2.5%

Numero votanti: 17070
admin on marzo 28th, 2013
Ci siamo cacciati in un bel pasticcio
Non aver capito di aver perso le elezioni è stato il primo errore.
Tutti ricordiamo la prima frase di Bersani: “Non abbiamo vinto, anche se siamo arrivati primi”.
La prima parte è il minimo che si potesse dire,”Non abbiamo vinto”. Dietro ci vedo la consapevole disperazione di chi fino al giorno prima era sicuro di vincere.
La seconda “anche se siamo arrivati primi” è una diabolica traccia utile a non perdere il sonno.
Un atteggiamento più lucido avrebbe forse favorito analisi meno consolatorie, adatte ad un elettorato non più bambino.
Le primarie sprecate
Prima consolazione e prima mistificazione dell’establishment:
Bersani ha voluto le primarie e le ha vinte. In realtà Bersani poteva non volerle. Lo statuto glielo consentiva. Ma il suo merito fu di raccogliere il guanto lanciato da Renzi. Forse va ricordato che le primarie erano “di coalizione” e non era prevista la partecipazione di altri candidati del PD senza una sospensione di un articolo dello statuto che prevedeva la partecipazione del solo Segretario. Senza la provocazione di Renzi le primarie sarebbero state solo tra Bersani, Tabacci e Vendola. Con Renzi sono state per la prima volta primarie contendibili.
Subito dopo le primarie, la classe dirigente del PD praticamente tutta bersaniana, ripresasi dallo sconforto del risultato vincente ma troppo poco convincente, deve aver pensato che quel 60% di preferenza per il Segretario fosse una base sufficiente per trasformare la vittoria alle primarie in una vittoria alle elezioni politiche. Forse adesso, almeno adesso, bisognerà capire che con il solo elettorato DOC non si vincerà mai più e anche dove per tradizione si era abituati a prevalere, un po’ alla volta il consenso tende da parecchio tempo ad assottigliarsi.
Non aver capito che l’atteggiamento di chiusura dei gruppi dirigenti ha contribuito sì alla vittoria di Bersani alle primarie, ma ha ristretto il campo degli elettori, depurandolo da ulteriori apporti che avrebbero forse dato a Bersani una vittoria ancor più risicata, ma avrebbero lanciato verso l’esterno un messaggio di reale apertura del PD, di un PD davvero nuovo al quale si poteva dare credito magari per la prima volta. Insomma, l’atteggiamento giusto – ma giusto perché consapevole – doveva essere una reale apertura, a porte spalancate, senza tanti passaporti e visti d’ingresso … Non è stato così.
Questa mattina ho finito di compilare il questionario che il PD propina agli iscritti… Le stesse domande mettono in luce alcuni errori madornali di prospettiva … Ci si rifiuta di approfondire realmente. E soprattutto non mi è chiaro lo scopo. Si vuol far dire agli iscritti che le primarie è meglio non farle più?
Un solo esempio: si chiede se durante le primarie il gruppo dirigente del PD è stato positivamente collaborativo oppure no. Se rispondo no, come ho fatto, nessuna domanda va a sondare realmente le ragioni di un giudizio così perentorio. Altre due domande e le relative risposte, nel mio caso la precedente appartenenza alla Margherita e la scelta per Renzi, messe in relazione con la precedente portano a identificarmi esattamente come non sono. Mi disegnano come un ex margheritino che finalmente ha trovato un ex margheritino come lui da votare e … per forza ha trovato poca collaborazione nel gruppo dirigente … Sfido! Cosa volevi ancora?
Il PD è mio e lo gestisco io … Un partito siffatto nel quale ancora si chiede se uno viene dai DS o dalla Margherita è un PD mai nato.
Con questo atteggiamento caleranno progressivamente i consensi ogni volta di più, fino all’esaurimento totale.
Il risultato elettorale
E’ inoppugnabile. Non dà la maggioranza a nessuno, mentre per governare soprattutto in un momento come questo serve una maggioranza sicura e consistente.
Voglio essere buono, oltre che coerente, spero che Bersani raggiunga l’obiettivo, ma sono e resto pessimista.
Auguro a Bersani di riuscire nel suo tentativo di trovare per strada la fiducia. Il tentativo andava fatto, per quanto disperato. Speriamo che non si risolva in una pura e semplice perdita di tempo.
Oltre certi limiti non è nemmeno dignitoso inseguire l’avversario politico, chiedendogli per favore di acconsentire, magari solo uscendo dall’aula, alla nascita del governo. Non posso stare dalla parte di un governo accattone. Anche perché sappiamo benissimo con chi abbiamo a che fare. Il do ut des non è una novità e le proposte abbondano già. Il Quirinale come moneta di scambio?
Auguro a noi tutti e al nostro Paese di trovare, con Bersani o senza Bersani, nonostante una situazione politicamente drammatica, un governo di persone che sappiano mettere al di sopra del proprio interesse personale l’interesse vero dell’Italia, un governo alla cui formazione concorrano tutti, indistintamente, i partiti in un soprassalto di dignità nazionale, abbandonando gli interessi di partito in favore dell’interesse supremo.
Non vorrei mai usare parole troppo forti, ma in questo caso mi auto assolvo, perché i nemici sono nemici di tutti noi.
Come quando si va in guerra. Dobbiamo combattere la guerra contro la chiusura e la delocalizzazione delle aziende, la guerra contro la disoccupazione, il disorientamento, la disperazione di ragazze e ragazzi, di donne e di uomini, di famiglie intere, di imprenditori piccoli e grandi, di anziani la cui pensione in progressiva svalutazione si trasforma in welfare per il circuito familiare, mentre sfuma quello che era il significato originario: la sicurezza di una vecchiaia almeno dignitosa. A tutti costoro ora per ora sta venendo meno persino la speranza.
Insomma non vorrei, come tanti, che si tornasse dagli elettori a mani vuote dopo qualche mese, con la stessa legge elettorale …
Ho un piccolo sogno
Mi piacerebbe che Napolitano convocasse tutti i partiti insieme, li mettesse davanti alle loro responsabilità e formasse un governo suo, di salvezza nazionale, con pochissimi punti, la legge elettorale, sperando che un Parlamento nuovo non la blocchi come il predecessore. E accanto a questo percorso alcuni provvedimenti urgenti riguardanti il lavoro e le tasse. Ci sarebbe altro, molto altro, ma bisognava vincere.
Invece abbiamo perso
Come mai succede che si perde consenso?
Ci sono donne e uomini che hanno perso il gusto di fare politica non per essere stati minoranza, ma per essere stati tenuti subdolamente lontani, perché non proprio in linea su tutto … non possono avere trasmesso appeal verso il partito.
Giovani che hanno respirato il cattivo odore dell’obbedienza, di un’obbedienza che non è più una virtù nemmeno per i militari almeno da quando ne dibatté, con grande scandalo per le gerarchie, quel grande prete che risponde al nome di don Lorenzo Milani. Questi giovani anche se sono entrati e hanno dato un’occhiata, hanno girato precipitosamente i tacchi. Dobbiamo esserne certi. Lo dicono i risultati elettorali.
Sono solo due elementi che richiamano un problema enorme, quello della democrazia interna.
Potrei dare molti esempi vicini a noi, ma non mi va e sarebbe una lunga narrazione.
Ne prendo uno che hanno visto tutti. In streaming.
Ho assistito in diretta alla seduta della direzione nazionale del PD di lunedì sera.
Pensavo a un momento di alta democrazia. Era l’occasione per far vedere a tutti gli appassionati e ai curiosi l’alta qualità della democrazia interna del PD. Invece … Introduce Enrico Letta dettando come da prassi la linea interpretativa. Ci si aspetta che si apra almeno la discussione e una mano si alza. Quella della onorevole Franco che chiede di esprimersi sul prosieguo del percorso che deve portare al governo. Rosy Bindi la chiama per l’intervento e intanto alza la mano Zanonato. Al termine dell’intervento della Franco il colpo di scena: alza la mano Marini che presenta una mozione d’ordine … Non è il momento … Zanonato? Chissà…
Una mozione d’ordine per non discutere. Continuo ad essere convinto che gli incapaci di garantire la democrazia interna devono essere i primi a cedere il posto.

Ci siamo cacciati in un bel pasticciocaos2

Non aver capito di aver perso le elezioni è stato il primo errore.

Tutti ricordiamo la prima frase di Bersani: “Non abbiamo vinto, anche se siamo arrivati primi”.

La prima parte è il minimo che si potesse dire,”Non abbiamo vinto”. Dietro ci vedo la consapevole disperazione di chi fino al giorno prima era sicuro di vincere.

La seconda “anche se siamo arrivati primi” è una diabolica traccia utile a non perdere il sonno.

Un atteggiamento più lucido avrebbe forse favorito analisi meno consolatorie, adatte ad un elettorato non più bambino. Continua »

admin on marzo 21st, 2013
COSA ABBIAMO VINTO
COSA RESTA DA VINCERE
Sono proprio contento di come è andata a finire la sfida per le presidenze delle due Camere.
Sabato, all’ora di pranzo ero ancora felice a metà, perché il discorso di insediamento di Laura Boldrini aveva sintetizzato in pochi minuti un complesso di propositi per la Politica italiana che meglio di così non ci si poteva aspettare. Ma ancora non si sapeva come sarebbe andata a finire al Senato.
Poco prima di cena la mia felicità ha raggiunto l’apice. Presidenza del Senato a Piero Grasso. Dalle sue parole vedevo apparire un altro pezzo della trasformazione del Paese.
Ci siamo, mi sono detto.
Il bilancio di questa giornata è proprio positivo.
Fino a sabato mattina non si riusciva a prevedere quasi nulla, il PD sembrava proporre due candidati notissimi e sperimentati.
Improponibili.
Non per la loro fisionomia politica e personale. Ma … niente di nuovo sotto il sole. Come si fa a dire “rinnovamento, rinnovamento, rinnovamento …” e riproporre due personaggi esperti, rispettabili, ma indubitabilmente d’antàn.
Insomma, tra il dire e il fare …
Così difficile capire che son sempre di più i cittadini che al “dire” non credono più? E ormai credono solo al “fare”?
Quando il centro sinistra – anziché dire – ha fatto, ha scelto due persone fuori dal giro dell’oligarchia, due esempi del “fare”, il consenso si è mosso, la sua proposta ha avuto successo. E non solo in Parlamento.
Laura Boldrini, una donna impegnata per molti anni in uno dei settori più difficili e più generosi a lavorare per un’umanità perseguitata.
Piero Grasso, un uomo in prima linea per anni nella lotta alla mafia, il cancro sociale, economico, culturale diventato metastasi diffusa nell’Italia intera.
La provocazione ha avuto l’effetto sperato.
Sabato dopo cena ho provato a immaginare la continuazione della storia.
Servono ancora il nuovo presidente della Repubblica e il governo. Con tanto di fiducia. La soluzione mi sembra ancora più ardua, ma qualche ipotesi forse si può fare.
I numeri sono questi
http://www.ilpost.it/2013/02/26/seggi-camera-senato-elezioni-2013/
Alla Camera ci sono 630 parlamentari, al Senato 315, totale 945.
Il Presidente della Repubblica si elegge a camere riunite integrate da 58 delegati regionali. Totale dei grandi elettori 1.003. Per l’elezione servono quindi almeno 670 voti fino al terzo scrutinio, almeno 503 dal quarto in poi.
Ma come saranno distribuiti i delegati regionali?
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Politica_regioni_italiane_attuale.png
Al centro sinistra 11 regioni, quindi 22 + 8 = 30
Al centro destra 8 regioni e perciò 16 + 11 = 27
Per la Valle d’Aosta 1 per il centro destra.
Facciamo un po’ di conti
Centro sinistra  345 +123 + 30 = 498
Centro destra    125 + 117 + 27 + 1 = 270
M5S                  109 + 54 = 163
Centro                47 + 19 = 66
Estero                  2 + 1 = 3
Valle d’Aosta        1 + 1 = 2
USEI                                 1
Sappiamo che Il voto è segreto.
Da solo, il Centro sinistra non arriva a 503
Con i voti del Centro arriva a 564
Con i voti del M5S arriva a 661
In ambedue i casi l’elezione può avvenire dal quarto scrutinio in poi.
Con la lista Monti serve un accordo. Piaciuto o no il suo governo e il suo modo di governare, Monti è persona seria. Credo che se con i suoi decidesse di appoggiare una candidatura gradita anche al PD,  in sede di votazione non ci sarebbero sorprese.
Con il M5S niente accordo preventivo, finora hanno fatto capire che non gradiscono. Confondono incredibilmente e maliziosamente accordo con inciucio … si può solo sperare che succeda come sabato scorso, ma stavolta, a scanso di equivoci, ingenuità o soprassalti di coscienza, i parlamentari del movimento sono stati “commissariati” e … addio sorprese …
Ma c’è ancora il PDL con i suoi 270 voti e Berlusconi non si lascerà certo sfuggire l’occasione. Il Quirinale è il suo sogno da sempre. Anche questa ipotesi richiede un accordo. E da domani questo problema si intreccia con l’altro: da domani cominciano le consultazioni per formare il governo e fare in modo che almeno resista quel tanto che serve a portare a termine alcuni provvedimenti urgenti o indispensabili per tornare alle elezioni con un risultato più chiaro che renda realmente possibile governare l’Italia.
Napolitano non mi ha convocato né mi convocherà, ma sappiamo quanto ci tenesse alla riforma elettorale. Nessun altro ci teneva quanto lui. Tranne quella milionata e oltre di firmatari che avrebbero voluto cancellarla con un referendum. Tra cui il sottoscritto.
Bersani ha gli otto punti che in realtà sono più di trenta
http://www.ilpost.it/2013/03/06/8-proposte-governo-bersani/
Monti è un mistero
Berlusconi è, forse il più chiaro di tutti. Non lo ammetterà mai, ma il suo scopo è la conservazione dell’immunità più a lungo possibile.
Grillo desidera mettere in crisi il sistema. Qualsiasi mossa è possibile.
Ma tutti sono guidati da un retro pensiero … Siccome tanto questa 17ma legislatura sarà brevissima, conviene pensare alle migliori mosse capaci di incidere positivamente sul dopo.
Sono per un partito democratico realmente postideologico, un partito che si stacchi definitivamente dalla tentazione di replicare il PCI e la DC che in Italia hanno interpretato nel bene e nel male i bisogni di un’altra epoca. Ma ora è cambiato il mondo. E’ ora di smettere di dirlo e di contribuire al cambiamento con dei fatti.
C’è riuscita la Chiesa a dare un segnale … e sui fatti  sarà una bella scommessa … tremo per Papa Francesco, ma conoscendo la fragilità umana, sono pronto a fargli molti sconti rispetto alle aspettative che ha suscitato.
Sull’Italia e l’avvio della legislatura siamo ancora molto indietro, ma provo a confidare.
Speranze poche, perché conosciamo tutti le facce dei protagonisti. Molti sono cambiati, è vero, ma c’è ancora molto vecchiume – non anagrafico – ma ideologico e metodologico da abbattere.
Anche nel PD.
Purtroppo non c’è solo questo.
C’è un centro destra che venti anni fa ha perso la sua grande occasione. Si è messo nelle mani di Berlusconi ritardando di vent’anni il percorso verso una democrazia normale. Con quel centro destra lì l’Italia purtroppo deve fare i conti. … Un centrodestra “Sfasciaitalia”
Sono proprio contento di come è andata a finire la sfida per la presidenza delle due Camere.bolnapgra
Sabato, all’ora di pranzo ero ancora felice a metà, perché il discorso di insediamento di Laura Boldrini aveva sì sintetizzato in pochi minuti un complesso di propositi per la Politica italiana che meglio di così non ci si poteva aspettare. Ma ancora non si sapeva come sarebbe andata a finire al Senato.
Poco prima di cena la mia felicità ha raggiunto l’apice. Presidenza del Senato a Piero Grasso. Dalle sue parole vedevo apparire un altro pezzo della trasformazione del Paese.
“Ci siamo, mi sono detto, il bilancio di questa giornata è proprio positivo.”
Fino a sabato mattina non si riusciva a prevedere quasi nulla, il PD sembrava proporre due candidati notissimi e sperimentati.
Improponibili.
Non per la loro fisionomia politica e personale. Ma … niente di nuovo sotto il sole. Come si fa a dire “rinnovamento, rinnovamento, rinnovamento …” e riproporre due personaggi esperti, rispettabili, ma indubitabilmente d’antàn?
Insomma, tra il dire e il fare … Continua »
admin on marzo 7th, 2013
Premetto che ho votato PD  sia alla Camera, sia al Senato
Non è andata bene e i piani predisposti per formare il governo dell’alternativa sono tutti saltati.
Non sono d’accordo con quanti si esercitano ora a discutere, elucubrare, suggerire quale sia la strada migliore da seguire per sciogliere il nodo della governabilità dopo questo pasticcio istituzionale che abbiamo creato. Per carità lo facciano pure, anch’io ho il mio parere sulla questione, ma sento che conta come il due di coppe quando è briscola bastoni e somiglia molto alla nostra attività preferita, quella di allenatori della nazionale. Francamente non mi sento di giocare al Presidente della Repubblica nella sua complicata funzione di regista delle operazioni necessarie ad attribuire l’incarico per formare il governo. Non intendo sfuggire alla questione e siccome immagino che il Presidente farà più di un tentativo, dico che la prima mossa dovrebbe mirare a mediare tra le posizioni che mi paiono idealmente più vicine, pur essendosi vicendevolmente demonizzate prima e dopo le elezioni. Ma poiché non mi compete di convocare e sentire a tu per tu i capigruppo dei partiti in lizza, mi fermo qui e preferisco dedicarmi ad altro: al congresso, per ora al congresso di strada.
Nel precedente post ho accennato al fatto che non mancano nel PD le idee e i progetti. I nostri dirigenti sono campioni del mondo, nella formazione e della gestione dei gruppi di studio e di lavoro, nell’elaborazione di studi corposi, talora purtroppo ripetitivi, bolsi come dei rituali, nell’ideazione e nella stesura dei programmi. I cassetti delle federazioni, dei circoli, i comodini delle stanze da letto dei militanti, i computer, i tablet, gli smartphone dei nostri giovani straripano di “contenuti”. Tutta roba, persino troppa, che nessuno legge. E quasi nessuno sa che esiste.
Ciononostante da un po’ di tempo in qua l’elettorato non ci sceglie più.
Ohibò! Mi son perso qualcosa?
Cosa non va in questo PD?
Lungi da me la tentazione di ergermi a giudice di una “ditta” che mercoledì riunisce il suo consiglio di amministrazione, ma solo a segnalare contraddizioni che a me, e a molti come me, non sono mai piaciute, non mi piacciono e mai mi piaceranno.
Non mi piace certa arroganza che spesso sconfina nella demonizzazione dell’avversario politico, anche interno …da questo punto di vista le primarie sono state un esempio indimenticabile. Ricordo soltanto il “populista di destra” affibbiato a Matteo Renzi. Talmente populista di destra che se molti iscritti al PD hanno voluto ascoltarlo alla festa dell’unità di Bologna, gli si è dovuto trovare un posto all’ultimo momento, quando potevano partecipare solo coloro che non lavoravano nel pomeriggio. Figuriamoci all’esterno. Per fortuna che adesso che filiamo dietro ai 163 parlamentari del M5s abbiamo imparato tutti subito i punti sui quali richiamarli alle loro responsabilità. Comunque, a scanso di equivoci, l’etichetta di irresponsabili ormai gliela abbiamo appiccicata. Se non si comportano come piace a noi non gliela toglie nessuno.
Non mi piace la supponenza nei confronti delle opinioni diverse, di chi viene considerato non in linea. A volta diviene persino una sorta di epurazione dalla citazione. Se non fai parte del cerchio magico in auge, puoi aver anche espresso l’idea più brillante ma il tuo stesso nome viene censurato. C’è sempre un saggio in prima fila che mentre parli scuote la testa. Al contrario il boss in auge può dire la più banale delle ovvietà e scatta la piaggeria d’ordinanza. “Come ha già detto il tale, sono dello stesso parere del tal altro, caro … sono proprio d’accordo con te … e via di questo passo. Basta un briciolo di attenzione durante gli interventi per accorgersene. Vorrei sperare che soprattutto ai giovani queste frasi venissero vietate. Vorrei sperare che ai giovani si suggerisse di esprimere il loro parere. Le carezze e i complimenti ai nonni le riservassero tra le pareti domestiche.
Non mi piace la dettatura della linea dal vertice alla base. Ho scritto volutamente dettatura anche se si dice centralismo democratico … perché non ho nulla da eccepire sulla legittimità di una linea comune per un partito, quando questa è il frutto di un confronto anche serrato, ma vero, lontano dalla tradizionale liturgia. Fatta di caminetti, di consultazioni riservate, di interminabili omelie puntualmente seguite da devote preghiere dei fedelissimi.
Non mi piace la finzione del confronto. E che parliamo sempre tra di noi. Voglio riferirmi proprio alla campagna elettorale più recente e a certi “dibattiti” frequenti alle feste dell’Unità. Sarà il caso di chiedersi come mai per ottenere un minimo di partecipazione alle iniziative che non faccia sfigurare l’organizzazione sia sempre necessario convocare le truppe cammellate da Imola. Mi piacerebbe di capire cosa succederà quando si stuferanno di fare questo noioso volontariato … L’alternativa la sappiamo benissimo: dobbiamo stare in mezzo alla gente. Il ritornello lo abbiamo imparato meravigliosamente. Siamo stati solo in mezzo a quella gente che sappiamo già convinta di votare per noi. Qualcuno potrà chiedermi come si può fare di meglio. Abbiamo provato a chiederlo ai nostri iscritti? Ai nostri elettori? Come mai le persone sono restie ad intervenire? Come mai dobbiamo sempre chiedere a qualcuno di preparare un intervento? Sono così significative queste assemblee preordinate, precotte,ingessate?
Non mi piace il favoritismo nelle scelte dei ruoli. Diciamo che non è vero … il cambiamento veramente ostacolato
Non mi piace l’opacità delle decisioni e l’eternità dei procedimenti. Per dribblare la partecipazione e conseguentemente il confronto vero vige una tattica ben nota. Quella che  prima è troppo presto, al momento giusto non siamo pronti e subito dopo è troppo tardi …
Non mi piacciono la perenne ricerca del capro espiatorio e la fuga dalla responsabilità … non è mai colpa nostra. Basta scorrere le pagine di facebook del nostro partito.
I soggetti di cui si parla sono quasi solo gli altri o altro. L’attenzione sugli sbagli altrui è assolutamente legittima, ma i voti li abbiamo persi noi … Quando ero piccolo e la mia mamma mi rimproverava di qualche marachella, ero pronto anch’io a dire che anche il mio amico ne aveva fatta una peggiore o aveva cominciato per primo …
Molte altre cose non mi piacciono ma per ora basta così.
Ci sono modalità totalmente nuove che mi piacciono, vanno introdotte con serietà nel partito e perseguite giorno per giorno.
Le ho già anticipate nel post precedente.
Sono l’apertura, l’ascolto, il confronto delle idee, la valorizzazione della competenza, l’autonomia di giudizio, la trasparenza, la responsabilità.
Modi di essere e di gestire il partito alla portata di tutti, con Renzi o senza Renzi. Roba che può praticare anche Bersani e che Bersani deve pretendere dai suoi collaboratori e da tutta la classe dirigente del partito. A tutti i livelli. Da quello nazionale ai circoli.
Qualcuno si sarà chiesto come mai molti che sarebbero venuti volentieri a votare a delle primarie per la prima volta contendibili sono rimasti a casa. Luogo e condizioni restrittive come non mai alle primarie hanno fatto ostacolo. Ma non c’è stato verso. Fino all’ultimo minuto abbiamo cercato di tenere fuori chi avrebbe fatto il passo per la prima volta. Difficile poi pensare che quelle stesse persone avrebbero votato alle elezioni politiche per quel partito che nei fatti aveva intimato loro un chiarissimo vade retro. No tu no, il tuo voto non ci serve. L’apertura con tutto quel che segue è tutt’altra cosa e tutta da imparare.
L’ascolto? Comporta che si facciano assemblee, forum, proposte culturali, iniziative a tema, gruppi di discussione aperti a chi vuol parlare. Poche parole di introduzione, ma poche davvero. E poi spazio ai cittadini. Impareranno a partecipare. Recupereranno la simpatia per la comunità e poi per la politica, quella bella davvero, quella che ti fa sentire che ti occupi del bene comune. Con alcuni si farà strada il desiderio di ritrovarsi anche sulla rete, per sollevare con rapidità questioni, per segnalare problemi, per lanciare idee. Non so se questo è liquido, solido o aeriforme, ma qui si tratta di ricostruire. E c’è posto per tutti, donne e uomini, per giovani e vecchi, per chi lavora e per chi non trova occupazione, per autoctoni e migranti … Solo creando con fatica, con pazienza, un clima accogliente sarà possibile il confronto che se all’inizio è superficiale non importa. Diventerà profondo solo se tutti avranno diritto di parola e diritto di sbagliare senza sentirsi esclusi il giorno dopo, senza perdere il saluto dei capi, senza dover dire che la prossima volta se lo sognano il mio voto. Come fare per ripartire?
Per far percepire il cambiamento bisogna far sapere e far vedere che è avvenuto.
Il suggerimento più chiaro lo da il mio segretario di Circolo sulla pagina Facebook di Osteria Grande.
“E comunque non vi e dubbio che il processo di cambiamento già iniziato da Bersani debba essere rafforzato anche nelle nostre aree senza timori.
Servono persone nuove ma soprattutto nuove idee e nuove proposte.
L’azione quotidiana dovrà essere incisiva chiara e ben visibile
Il cambiamento si deve vedere”
“Ora anche nel pd
A casa chi che sull’idea di cambiamento ha barato ed ha lavorato per la conservazione ……..della sua scranna
Non sono ammessi sconti”.
Non sono mai stato tanto d’accordo.
Il congresso è previsto per l’autunno, ma è cominciato il congresso di strada.
La gente, soprattutto quella che ci ha ancora votato, aspetta davvero il cambiamento.
Sono del parere che chi ha operato e guidato il partito con la modalità e lo stile che ci hanno portato fin qui non possa credibilmente interpretare il cambiamento.
Non è ora di mistificazioni. È l’ora della verità.
Cominciamo.
Credo che molti suggerimenti siano presenti in questa mia riflessione. Ma per chiarezza aggiungo che mi aspetto una convocazione di un’assemblea aperta di ascolto e confronto guidata dai segretari dell’Unione Comunale e dei circoli. Aperta agli iscritti e agli elettori, a coloro che ancora al partito tengono, al partito che considerano strumento prezioso per ricostruire questo paese finito in macerie.

Premetto che ho votato PD  sia alla Camera, sia al Senato, perché di questo partito ho contribuito alla fondazione e perchépensieri 3 ne riconosco ancora tutte le potenzialità, affinché guidi il mio, il nostro Paese, in questo difficile momento di continuo e rapido cambiamento.

Non è andata bene e i piani predisposti per formare il governo dell’alternativa sono tutti saltati.

Non sono d’accordo con quanti si esercitano ora a discutere, elucubrare, suggerire quale sia la strada migliore da seguire per sciogliere il nodo della governabilità dopo questo pasticcio istituzionale che abbiamo creato. Per carità lo facciano pure, anch’io ho il mio parere sulla questione, ma sento che conta come il due di coppe quando è briscola bastoni e somiglia molto alla nostra attività preferita, quella di allenatori della nazionale. Dopo aver fatto con coscienza il mio mestiere di ELETTORE, non mi sento francamente di giocare al Presidente della Repubblica nella sua complicata funzione di regista delle operazioni necessarie ad attribuire l’incarico per formare il governo. Non intendo sfuggire alla questione e siccome immagino che il Presidente farà più di un tentativo, dico che la prima mossa dovrebbe mirare a esplorare e – possibilmente – mediare tra le posizioni che mi paiono idealmente più vicine, pur essendosi vicendevolmente demonizzate prima e dopo le elezioni. Ma poiché non mi compete di convocare e sentire a tu per tu i capigruppo dei partiti in lizza, mi fermo qui e preferisco dedicarmi ad altro: al congresso, per ora al congresso di strada. Continua »

admin on febbraio 28th, 2013

Qui bisognerebbe trovare il tempo di mettere nero su bianco tutti i giorni… o forse …tacere.

Tacere non mi piace e non è neppure giusto, se si ritiene di partecipare.strizzacervelli

Stamattina, a caldo ho scritto quello che mi veniva di getto.
“Ho poco tempo, oggi, ma alcune cose devo dirle. Non sono d’accordo su alcuni esponenti “politici” che svelano il loro amore per l’Italia affermando che vogliono emigrare, o per sempre, o in vacanza … Non sono d’accordo con chi dopo aver demonizzato Renzi e chi veniva nei seggi delle primarie a votarlo senza essere riconosciuto dai capibastone, proclama che bisogna andare presto alle elezioni presentandolo come candidato … Non sono d’accordo con chi – perpetuando un atteggiamento esclusivo del nuovo – demonizza pregiudizialmente Grillo e i Grillini che comunque sono espressione di un elettorato che non è stato certamente alla finestra e ora dovrà assumersi la sua responsabilità … Non sono d’accordo sul silenzio tombale sugli astenuti ancora in aumento … Non sono d’accordo con chi dà sempre e solo la colpa agli altri delle disgrazie proprie… Beh, c’è di che riflettere !!!”
A qualche ora di distanza sono ancora d’accordo.
Qualcuno, provocatoriamente mi ha poi chiesto se c’era qualcosa su cui fossi d’accordo.
Appunto.
1-  sono d’accordo che non si abbandona la nave. Questo vuol dire che chi si è candidato – a qualsiasi livello – adesso non molla. Non molla dal ruolo per il quale si era candidato alle primarie e le ha vinte. E anche se le ha perse non molla ugualmente. Mi riferisco in primis al candidato alla presidenza del consiglio, a Bersani, cioè. E ai parlamentari del PD eletti alle apposite primarie. Mi verrebbe da fare eccezione per i catapultati o nominati in posizione eleggibile in nome di una legge elettorale che ad ogni piè sospinto diciamo che è una porcata. Quelli potrebbero dimettersi per coerenza. Questo doveva però succedere prima. Ora il lavacro elettorale ha sistemato tutto. Ma anche Bersani in nome della coerenza dovrebbe dimettersi da segretario del partito. Non ho detto da candidato premier. Quel ruolo se lo è guadagnato due volte, anzi, tre. Aprendo alle primarie, vincendo le primarie e “arrivando primo” col PD alle “seconsarie”. Il Bersani segretario del PD, però,  non ha reso un buon servizio al Bersani candidato premier. E allora – sarà anche paradossale – ma il Bersani candidato potrebbe anche chiedere al Bersani segretario di farsi da parte. Anche chi si è candidato alle primarie e non è stato eletto deve rimanere sulla nave e remare. Altrimenti viene spontaneo chiedergli “cosa ti sei candidato a fare?” Per rendere un servizio, vero? Ecco, bravo! E  adesso vai? Ti defili? Che figura! No, no, ora è il momento di dare il massimo … Da parte di tutti.
Anche facendosi da parte. Certo. Se finora hai sbagliato tutto o quasi … puoi andare… a riposarti un po’.
2 – Se ci fosse stato Renzi …
Bisogna convincersi che la storia non si fa coi se … E sono d’accordo con chi non si lascia trasportare da fantasie irrealizzate e irrealizzabili. Il renzismo è una patologia come tutti gli ismi. Una sindrome che coglie quelli che si entusiasmano per la persona del leader e adesso che, dopo aver movimentato il partito e i dintorni del partito, avendo gli elettori scelto l’altro, continua a fare il suo mestiere, si sentono orfani. Renzi ha “incarnato” una modalità nuova. Ora è la modalità che va portata avanti. La modalità è declinabile da parte di tutti praticando l’apertura, l’ascolto, il confronto delle idee, la valorizzazione della competenza, l’autonomia di giudizio, la trasparenza, la responsabilità. Roba che possiamo fare tutti, con Renzi o senza Renzi. Roba che può praticare anche Bersani e che Bersani deve pretendere dai suoi collaboratori e da tutta la classe dirigente del partito. A tutti i livelli. Quindi prima di tutto, via i leccaculi.
3 – Ecco, appunto, quelli che “adesso o appena si può, ci vuole Renzi”. Ragazzi, del senno di poi … son pieni i fossi … Per favore non siate patetici.
Certo che ci toccherà di fare un bel congresso… impegnativo. Adesso, però, aspetto tutti quelli che sono venuti a votare alle primarie provenendo dai dintorni del PD. Lo strumento del cambiamento è il congresso, ragazzi. Se c’è un momento per entrare, iscriversi al partito e incidere è proprio questo. Cosa state a fare sulla soglia. Avanti c’è posto. Per cambiare il partito bisogna entrare. Non ci sono altre strade. Qualcuno dice “prima vadano fuori chi finora ha sbagliato tutto e sta facendo pian piano morire il partito”. Rspondo: Se qualcuno non li spinge fuori, mica se ne vanno!
4

Martedì mattina, conosciuti i risultati delle elezioni, a caldo, ho scritto quello che mi veniva di getto.

pollice verso“Ho poco tempo, oggi, ma alcune cose devo dirle. Non sono d’accordo su alcuni esponenti “politici” che svelano il loro amore per l’Italia affermando che vogliono emigrare, o per sempre, o andarsene in vacanza … Non sono d’accordo con chi dopo aver demonizzato Renzi e chi veniva nei seggi delle primarie a votarlo senza essere riconosciuto dai capibastone, proclama ora che bisogna andare presto alle elezioni, presentandolo come candidato … Non sono d’accordo con chi – perpetuando un atteggiamento esclusivo verso qualsiasi novità – demonizza pregiudizialmente Grillo e i Grillini che comunque sono espressione di un elettorato che non è stato certamente alla finestra e ora dovrà assumersi la sua responsabilità … Non sono d’accordo col silenzio tombale sugli astenuti ancora in aumento … Non sono d’accordo con chi dà sempre e solo la colpa agli altri delle disgrazie proprie… Beh, c’è di che riflettere !!!Continua »

admin on febbraio 22nd, 2013
Tra domenica e lunedì mi propongo di dare un voto consapevole. Lo farò pensando in proiezione ai miei figli e alle loro famiglie nelle quali balzano sempre in primo piano i cinque nipoti che non votano, ma reclamano da chi può farlo il massimo della responsabilità. E penso anche a qualche amico e a qualche parente che – non per caso – è ancora disorientato. A questi ultimi dico prima di tutto di andare a votare, di non stare alla finestra, di informarsi direttamente e di sforzarsi di operare la scelta migliore.
La questione più grave e più urgente è senza dubbio il lavoro.
Sarà anche poco originale. Tutti se ne riempiono la bocca, pochi indicano una strada per affrontarla.
Evito di considerare le proposte (http://www.pdl.it/notizie/22521/il-manifesto-del-pdl-sul-lavoro) del PDL. Confesso che la mia “ricerca” non può far finta di  non sapere che il Grande Imbonitore avrebbe potuto, se avesse voluto, affrontare la questione durante i quasi quattro anni di governo che ha avuto a disposizione. Ma – evidentemente – non ha voluto. O non è stato capace.
Proposte mirabolanti, quelle abbozzate, oltre che nebulose, per niente credibili.
Ho cercato le proposte di Grillo. Molto diverso leggerle rispetto a sentirle declamate nella piazza. Fanno proprio un altro effetto.
“Il lavoro – ha detto – è diventato ormai una parola orrenda, dietro ci si nasconde qualsiasi cosa”. Per questo l’ascesa del M5s in Parlamento, servirà per portare proposte di rinnovamento, a cominciare dall’introduzione del “reddito di cittadinanza” che “serve per tenere in vita chi perde il lavoro.
I soldi li troveremo chiedendo sacrifici a tutti (ancora?) e togliendo i tre miliardi di rimborsi elettorali che prendono i partiti, abolendo le province e accorpando i comuni piccoli, risparmiando i soldi per le missioni all’estero e combattendo l’evasione fiscale”. Per lui “serve un sistema di collocamento e chi non accetta le offerte perde il sussidio. Così fanno in tutta Europa”.
Non credo che sia questo il desiderio principale degli italiani. Sono sicuro che aspirano ad avere un lavoro, non solo un sussidio quando il lavoro non c’è.
Spunti da non sottovalutare, se non fossero sepolti da contestuali affermazioni che, se realizzate, renderebbero impossibile tutto questo. L’uscita dall’euro è una, ma ne vale cento.
E Monti? A Monti riserverei un ringraziamento per averci dato una mano ad uscire dalla vergogna, ma sul lavoro preferirei altro. Non riesco a dimenticare gli esodati.
Il partito che sul tema ha un approccio più realistico è senza dubbio il PD. Le sue proposte (http://www.partitodemocratico.it/doc/100227/sviluppo-lavoro-welfare-le-proposte-del-pd-per-il-diritto-unico-del-lavoro.htm) sono sintetizzabili nei dieci punti approvati dallAssemblea nazionale a Roma ancora nel 2010:
1. incentivazione del contratto a tempo indeterminato;
2. graduale introduzione di una base di “diritti di cittadinanza” per tutte le forme di lavoro;
3. integrazione delle pensioni delle future generazioni di lavoratori e lavoratrici attraverso una quota a carico della fiscalità generale;
4. introduzione di un reddito minimo di inserimento sul modello del “Reddito di Solidarietà Attiva”;
5. trasformazione dell’indennità di maternità in diritto di cittadinanza e relativo finanziamento a carico della fiscalità generale;
6. rafforzamento delle misure legislative ed amministrative per favorire l’emersione del lavoro e per il miglioramento della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro;
7. introduzione dello Statuto dei Lavoratori Autonomi e dei Professionisti;
8. riforma del contratto di apprendistato per incentivare formazione effettiva ed adeguata ai fabbisogni delle imprese;
9. potenziamento delle politiche attive per il lavoro, quindi integrazione delle politiche sociali e del lavoro con le politiche della formazione per favorire l’inserimento lavorativo dei soggetti in difficoltà;
10. approvazione di una legge quadro per la democrazia sindacale.
Strettamente connesso col lavoro vedo lo studio ai vari livelli: scuola, formazione continua, università e ricerca.
Di qui si spalancano finestre che si affacciano sull’ambiente di vita di ognuno di noi, dall’aria che respiriamo, all’organizzazione sociale entro la quale si muovono i nostri passi. Un sistema che garantisca a tutti, senza mai illudere, la qualità di una vita degna di essere vissuta dall’inizio alla fine.
Chi mi conosce sa che so essere severo con il mio partito e sono del parere che tutti dobbiamo esserlo. Anche per questo, pur essendo attento, sono ugualmente severo nei confronti di chi ha proposte diverse o da chi promette miracoli.
Per questo, per la serietà che ha dimostrato nell’approccio con i problemi più seri, attraverso la dedizione, la pazienza, l’approfondimento e il confronto democratico nei forum nazionali attivati su tutti i temi, fino alla scelta dei suoi rappresentanti attraverso le primarie, darò la mia fiducia al Partito Democratico e voterò i suoi candidati sia alla Camera sia al Senato. Così sono certo che faranno tante persone che, come me, non tacciono nel momento della critica, ma sanno quanto vale il proprio voto.
Vincenzo Zacchiroli
Tra domenica e lunedì mi propongo di dare un voto consapevole. Lo farò nonno e nipotepensando in proiezione ai miei figli e alle loro famiglie nelle quali balzano sempre in primo piano i cinque nipoti che non votano, ma reclamano da chi può farlo il massimo della responsabilità. E penso anche a qualche amico e a qualche parente che – non per caso – è ancora disorientato. A questi ultimi suggerisco prima di tutto di andare a votare, di non stare alla finestra, di informarsi direttamente e di sforzarsi di operare la scelta migliore.
Ma su quali basi?
La questione più grave e più urgente è senza dubbio il lavoro.
Sarà anche poco originale. Tutti se ne riempiono la Continua »
admin on febbraio 10th, 2013
Sono uscito di casa stamattina sfidando l’influenza non proprio smaltita e il freddo siberiano giunto sin qui. Ma non potevo farne a meno. Senza pane non riesco a pranzare.
Al centro del parcheggio incrocio lo sguardo di una signora con cui ebbi occasione di parlare pochi giorni prima delle primarie. Voleva votare per Renzi e io distribuivo i volantini con i suoi slogan. Una delusa del centro destra. Per metà era già convinta.
– Ma adesso?
– Adesso?
– Me lo dica lei … per chi voto?
Hanno fatto colpo le notizie del letamaio nazionale e – a rievocarle – una tira l’altra. Monte dei Paschi, il Cerchio magico di Bossi, la Regione Lombardia certo quel Formigoni tutto casa e chiesa, … no … perché? il Lazio? Già la Polverini con le feste in costume da maiali…  ah, sì, ma Penati dov’era? Ah, beh, allora … il tesoriere della Margherita? E quell’altro che non sapeva neanche che gli pagavano l’affitto? Vogliamo ricordare qualcosa di più vicino? Chi? un sindaco di Bologna cui regalavano i bancomat?
Non serve continuare. Meglio lasciar perdere …
– E allora per chi?
Mi viene in mente Indro Montanelli che non nascondeva il suo disagio nella ricerca del meno peggio:  “Mi turo il naso e voto DC”.
Cito e preciso che non le darò consigli, ma le dirò per chi voterò io.
– Per Bersani, come Matteo Renzi.
– Eh, sì … Se Renzi …
La signora si lascerebbe volentieri andare a considerazioni fuori del tempo, ma il freddo polare mi induce a stopparla:
– La storia non si fa coi se … e proprio Renzi lo ha capito per primo.
– Guardi che se non mi convince va a finire che voto come l’altra volta! Non sono mica come le mie amiche che lo hanno votato e adesso fanno le gnorri e negano.
– Prego??? … Ancora per lui?
– Intanto lui ci leva l’IMU.
Sarà anche per il freddo, ma rabbrividisco. Non posso crederci:
– Anche lei? ci crede davvero? Lei sa che – come già l’ICI – anche l’IMU è la risorsa di base per finanziare i servizi sociali?
E mi viene da fare l’esempio dell’asilo nido. E’ stupita la mia interlocutrice nell’apprendere quanto costa un bambino e che se ogni mese una famiglia spende 300, la comunità interviene con altre 600.
– Apperò!
– Eh … sì signora, non sono aggiornatissimo, ma la realtà è molto vicina a questi numeri. E poi … lei ha capito dove, sempre secondo lui, si possono recuperare le risorse per l’abolizione e la restituzione dell’IMU?
Sapeva tutto:
– Si fa un accordo con la Svizzera per tassare i capitali italiani contenuti nelle banche svizzere.
Ma anche lei aveva sentito dell’imbarazzo di Berna, però sul recupero delle somme restituite attraverso i giochi d’azzardo e affini la vedeva bene:
– In fondo che male c’è a spillare soldi da chi li butta via?
– C’è che le tasse sui giochi, le lotterie, le scommesse … ci sono già e allora è necessario “aggiungere” otto miliardi di Euro …
Cara signora, il disegno non fa una piega, ma è piuttosto “perverso”. Le farò solo un esempio: il signor Rossi ha un appartamento come il mio dove vive con la famiglia. Nell’ultimo anno ha pagato per l’IMU 700 €. Li riavrà indietro come tutti gli altri proprietari di case. Ma il suo comune (per meglio capire bisognerebbe dire la sua comunità) non avrà più i trasferimenti dallo stato che con l’IMU gli pervenivano e che contribuivano ad abbassare la retta mensile per il nido frequentato da suo figlio Pippo da mille a circa trecento €.
Se il comune del signor Rossi non trova altre risorse i 700 € avuti in restituzione per l’intero anno serviranno a pagare la nuova retta del nido per un mese soltanto. E per gli altri mesi? Il signor Rossi farà bene a fare scommesse, attaccarsi alle slot machines del quartiere, partecipare a qualche torneo di videopoker. E così i suoi vicini di casa, i suoi parenti, i suoi amici …
E se proprio non gli piacesse? E le casse statali non ritornassero in pari?
Si potrebbe sempre, con un decreto “ad ludum”, renderli obbligatori e trasformare il paese in un grande casinò.
– Ci rivediamo il martedì mattina, dopo le elezioni …
Non so se l’ho convinta. Se n’è andata pensosa, sorridendo …
Sono uscito di casa stamattina sfidando l’influenza non proprio smaltita e il freddo siberiano giunto sin qui.DubbioMa non potevo farne a meno. Senza pane non riesco a pranzare.
Al centro del parcheggio incrocio lo sguardo di una signora con cui ebbi occasione di parlare pochi giorni prima delle primarie. Voleva votare per Renzi e io distribuivo i volantini con gli slogan del sindaco di Firenze. Una delusa del centro destra. Ma per metà era già convinta.
– E adesso?
– Adesso?
– Me lo dica lei … adesso per chi voto?
admin on gennaio 28th, 2013

Mi sono sentito offeso come italiano. Fatico realmente ad esprimere ciò che ho provato nelparole insensate vedere e sentire Silvio Berlusconi pronunciare parole tanto insensate in questa giornata della Memoria. Ho sentito brividi e non riesco a pensare, se non con orrore, ai pensieri che scorrono all’interno di quella scatola cranica che la maggioranza degli italiani ha voluto per anni alla guida del Paese. Oggi ha voluto svelare con un esibizionismo pornografico la sua opinione su Mussolini e il fascismo. Se chi legge è forte di stomaco e vuole rendersi personalmente conto cerchi pure qui:http://video.unita.it/media/Politica/Berlusconi_leggi_razziali_sua_peggior_colpa_per_altri_versi_Mussolini_fece_bene__6313.html … Io l’ho fatto e le parole che mi sono uscite subito di bocca le ho riportate su facebook. Sono quelle che avete già letto qui sopra.

Aggiungo qualche altra considerazione e poi non vorrei parlarne più.

Sì, perché a parlarne si fa proprio il suo gioco. Ma sull’episodio di oggi non si può tacere. Sarebbe come ricevere una sberla, un’offesa pesante e non reagire. Oggi non era stato Continua »

admin on gennaio 20th, 2013
Dalle primarie alle elezioni
Tra certezze, illusioni, mistificazioni e speranze
Non è più presto, ma sto cercando di riordinare le idee dopo la bufera delle primarie del 25 novembre, del 2 e del 30 dicembre e prima delle elezioni di fine febbraio.
Tutti, prima favorevoli o prima contrari, si sono sperticati ad affermare che ormai le primarie sono irrinunciabili e fanno parte del DNA del PD. Soprattutto i contrari, ribadendo stucchevolmente che – però – sono solo uno strumento. Bella scoperta! Ma come fanno a ripetere questa litania senza accorgersi della sua banalità? Ora, piaccia o non, dopo queste primarie il PD non è più quello di prima. Ha scoperto di avere un elettorato non più “ciecamente obbediente”, un elettorato che non si scandalizza se i suoi leader hanno idee diverse e si mettono in discussione apertamente, un elettorato a cui piace di poter scegliere, un elettorato per niente stanco di essere coinvolto quando c’è da decidere. Un elettorato a cui piace proprio decidere.
Insomma, un elettorato da “considerare”.
Dico questo perché sarebbe ora di chiudere la questione se sono più importanti gli elettori o gli iscritti, se il partito deve essere solido o liquido, se la “rete” è importante o contrasta il “radicamento”.
Spero che si sia capita l’importanza degli elettori anche quando le scelte si svolgono all’interno del partito. Fortunatamente non esiste un confine netto fra queste due categorie. Intanto perché gli iscritti sono anche – contemporaneamente – elettori. Sappiamo pure che da un anno all’altro gli iscritti cambiano. C’è chi va e c’è chi viene. Tra gli elettori, anche tra loro, c’è un sano dinamismo a conferma di una attenzione al dibattito politico e un passaggio dal cosiddetto voto di appartenenza al voto di opinione. La rete, dal canto suo, è una grande piazza virtuale che favorisce l’incontro e il confronto e richiede presenza e serietà.
Ma chi ha vinto le primarie?
Bersani ha vinto due volte. Una prima volta perché ha resistito alla tentazione di avvalersi di quanto previsto dallo Statuto del PD che lo candidava automaticamente a Presidente del Consiglio, anche sfidando il cerchio magico dei consiglieri più vicini. La seconda volta perché ha avuto una affermazione consistente e convincente.
Anche Renzi le ha vinte due volte. Perché le ha sfrontatamente provocate e perché la campagna elettorale, i confronti e il risultato hanno portato finalmente allo scoperto le molte contraddizioni del PD e la necessità di un reale cambiamento interno. E finora le ha vinte anche perché ha dimostrato di possedere una qualità rara, quella di saper perdere con dignità. E di essere leale. E speriamo che duri, perché le tentazioni sono dietro l’angolo e gli esempi dei soliti noti impegnati in improbabili operazioni di maquillage di se stessi strabordano dai talk show e dalle prime pagine.
Le primarie, sia pure tra persistenti timidezze e chiusure regolamentari, hanno stravinto, imponendosi come metodo che comunque dà voce ai cittadini, al punto da sconcertare le altre forze politiche che le hanno proclamate, poi negate oppure farsescamente scimmiottate o imitate. Ma – quel che più conta – si sono imposte nel PD e tra molti elettori anche esterni, attratti e piacevolmente sorpresi dalla possibilità di poter contare nella scelta delle persone cui democraticamente delegare il potere di governare. Con ciò ridando ossigeno al comatoso rapporto dei cittadini con la politica.
Non mi par poco …
Tutto bello? Tutto positivo?
Secondo tempo un po’ meno bello del primo.
Anche in questa bella esperienza, non sono mancati  quelli – tra noi – che hanno il dono di stimolare una discreta dose di nausea. Sono quasi sempre gli stessi, sempre pronti a spiccare il salto cercando di non perdere il treno del vincitore, o del prevedibile vincitore.
Non partono mai per primi con un’idea, un’iniziativa, un progetto. Esistono da sempre ed è un fenomeno quasi fisiologico se capita una, due volte, ma alcuni ne fanno una ragione di vita. Vivacchiano nel semianonimato, contenti e felici, si avventurano raramente nella critica, stanno di vedetta fino a quando non si ode il rumore di un nuovo treno sul quale salire e tentare una nuova avventura, con la prudenza necessaria per non finire stritolati tra un vagone e l’altro. D’un balzo ci sono sopra, spintonano subito, cercano di farsi vedere – loro l’hanno sempre detto – il nuovo verbo è il loro da sempre, si animano come non mai. Succede come quando alle casse del supermercato le file diventano troppo lunghe e viene aperta una cassa in più.
Sul treno di Bersani c’è ressa, alcuni seduti, molti in piedi sempre più numerosi, ma … una noia mortale se non fosse per quelli  – pochi peraltro – che brontolano per la carenza di posti a sedere che lungo il percorso tendono progressivamente a ridursi, mentre ad ogni fermata quelli in piedi tengono d’occhio i fortunati seduti, sperando che si decidano ad alzarsi e lasciare il posto ai pazienti successori. L’alternativa è cambiare carrozza, ma non è da tutti. Ci vuole prudenza. Chi è seduto nei posti comodi non ci pensa neanche. Al massimo qualche timido movimento nelle retrovie.
Il treno di Renzi parte e arriva alle stazioni. Dalla Leopolda in giro per l’Italia. Le stazioni sono luoghi aperti per definizione. Si può entrare, fermarsi, ammirare i treni che passano, salire liberamente o stare a guardare. Alla Leopolda confluiscono fin dall’inaugurazione i sensibili, i curiosi e gli imprudenti, le anime belle e anche un bel gruzzolo di opportunisti. Dalla Leopolda parte un treno nuovo, quasi un prototipo. Si sa che le novità non sono per tutti. Questo treno, una volta partito  ha sostato il 25 novembre ed è arrivato alla meta il 2 dicembre. Come viaggio inaugurale è andato bene … si è guadagnato il 40% dei passeggeri.
Un bel colpo, ma la maggioranza ha preferito ancora il più rassicurante treno di Bersani e ora che i treni delle primarie hanno concluso la loro corsa, guadagnando complessivamente l’attenzione di molti elettori, è necessario non perpetuare il clima di competizione. I delusi nelle competizioni ci sono sempre. Ora, come esemplarmente indica lo stesso Renzi, tutti sul treno della cosiddetta “ditta”. Sarà bene che nessuno resti a terra.
Su quel treno che ormai fila veloce verso il 24 e 25 febbraio c’è molto da fare per tutti.
Tra certezze, illusioni, mistificazioni e speranze
elezioni 2013
Non è più presto, ma sto cercando di riordinare le idee dopo la bufera delle primarie del 25 novembre, del 2 e del 30 dicembre e prima delle elezioni di fine febbraio.
Tutti, prima favorevoli o prima contrari, si sono sperticati ad affermare che ormai le primarie sono irrinunciabili e fanno parte del DNA del PD. Soprattutto i contrari, ribadendo stucchevolmente che – però – sono solo uno strumento. Bella scoperta! Ma come fanno a ripetere questa litania senza accorgersi della sua banalità? Ora, piaccia o non, dopo queste primarie il PD non è più quello di prima. Ha scoperto di avere un elettorato non più “ciecamente obbediente”, un elettorato che non si scandalizza se i suoi leader hanno idee diverse e si mettono in discussione apertamente, un elettorato a cui piace di poter scegliere, un elettorato per niente stanco di essere coinvolto quando c’è da decidere. Un elettorato a cui piace proprio decidere.
Insomma, un elettorato da “considerare”. Continua »