admin on agosto 8th, 2013

Pronti? Mica tanto! In realtà la situazione è ancora confusa. La data della corsa non è ancora fissata, i Ai blocchi di partenzaconcorrenti non sono ancora noti, almeno non tutti. Le regole della gara fissate da tempo, ma per qualcuno ancora in discussione.

Ai posti! Quali posti? Posti, parola magica! Chi li occupa non vuole certo rifare la gara, preferirebbe mantenerli comodamente assiso. E allora? Bisognerà proprio farlo questo congresso? Come si configurano gli schieramenti? E le retroguardie come si posizionano?

Viaaaaa … Via dove? E via chi? E via che cosa? E via da che cosa? Continua »

admin on maggio 24th, 2013

Brutto periodo questo che stiamo vivendo.far nascere il PD Crisi è certamente la parola chiave. E siccome non si può parlare di tutto in una sola volta, è d’uopo parlare di una cosa alla volta. Anche per le questioni della politica, della crisi della politica. Ancora più nello specifico, crisi dei partiti. Meglio: crisi del Partito Democratico.
Nato (ma è proprio nato?) neanche sei anni fa il 14 ottobre 2007, sembra essere in coma irreversibile. Continua »

admin on maggio 23rd, 2013
“La criminalità organizzata è ormai una realtà globalizzata. La mafia ha molto beneficiato di questa globalizzazione “, dice don Tonio Dell’Olio, il sacerdote italiano Libera Terra Avete fondato l’Associazione nel 1995 al fine di aiutare illegalmente sedici terra torna dalla mafia. La crisi finanziaria ha Favorito la mafia, dice. Globalizzazione significa che stereotipata immagine del pubblico della mafia non corrisponde più alla mafia che oggi opera in tutto il mondo.
Don Dell’Olio affrontato il ‘cibo e sostenibilità’ opera flusso della conferenza Caux sulla Fiducia e integrità nell’economia globale, il 20 luglio. ‘Traffico illegale di sostanze o farmaci narco-traffico e illegale ha generato così tanto profitto che la mafia è-stato BLE per riaffermare se stessa come agente economico,’ ha detto. ‘Il ruolo della mafia è mal percepita: la sua attività si basa meno intorno merci contraffatte, droghe o rifiuti tossici, è obiettivo orientato principalmente attorno al riciclaggio di denaro. La mafia opera nelle linee sfocate intermediari considerato ciò che è legale e illegale. La mafia è oggi quasi il benvenuto. La parola mafia è stato creato in Italia per ora ci sono gruppi di mafia stranieri sul nostro suolo,: come la mafia cinese, bulgaro, giapponese e russo e molti altri. Non ci sono conflitti betweens tesi differenti gruppi. Essi condividono così fuori territori I loro principali interessi sono nella zona dove lavorano. La mafia non è solo un’organizzazione criminale piuttosto un sistema obiettivo, un intero set up. Essi producono il loro mentalità; scoprono che c’è un terreno fertile intorno em ‘.
Domande e discussioni
Riferendosi al calciatore argentino Maradona di ‘mano di Dio’, Dell’Olio ha detto: “Maradona ha violato le regole, e questo è stato reso possibile, grazie alla complicità del direttore di gara. La mafia rompe le regole pure. Lo fanno perché non esiste un sistema efficace contro em repressive. La Mano di Dio diventa normale. ‘
Ora Libera Terra sta reagendo. ‘Uno dei principali obiettivi della mafia è quello di controllare terra e territorio, “Dell’Olio spiegato. ‘Così abbiamo proposto di legge è stata approvata dal Parlamento italiano. Abbiamo chiesto che i beni della mafia essere sanzionati e che la tesi di vari tipi di proprietà, aziende, edifici e terreni-shoulds essere usato per bene sociale. La nostra organizzazione è stata creata nel marzo 1995. Siamo andati a scuole e insegnato ai bambini la mafia che potrebbe essere controllato. Noi AbeBooks siti web di altre organizzazioni di riunirsi e lavorare con noi contro la mafia. Abbiamo anche voluto processare i giornalisti. Non volevamo ‘em a si sono limitati a riferire i fatti piuttosto per analizzare gli em.’
Dal momento che la legge è stata approvata 13 anni fa, 4.500 proprietà, appartamenti, ville e terreni-sono-stati confiscati alla mafia e convertito a uso della comunità, in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Lazio. Il terreno è utilizzato per produrre olio, vino, pasta, taralli, legumi, conserve e altri prodotti biologici. Tutti i prodotti sono contrassegnati con la Libera Terra responsabilità civica e di garanzia della qualità. Una parte del terreno è gestito da cooperative di Libera Terra e vuole rendere questo un contributo proficuo per la società. ‘In Italia, 6.000 giovani oggi lavorano in tesi campi “, ha detto Dell’Olio. Libera Terra rende acida che la terra è registrata correttamente e siano utilizzati metodi di agricoltura biologica.
‘In Italia, in particolare nel Sud dove la mafia ha avuto origine, Quando chiediamo a qualcuno come lui è ricco, non chiediamo circa la quantità di denaro che egli ha scopo circa la quantità di terra che possiede. Se le persone perdono la loro terra, perdono la faccia; loro Perdono potere. Abbiamo voluto dare indietro questa terra, tutto che la mafia aveva illegalmente acquisite, alla società civile ‘.
Dell’Ollio la mafia legata con il fuoco del flusso di lavoro su cibo e sostenibilità. Libera Terra non solo ha cambiato la legge, hanno implementato cooperative alimentari sui terreni confiscati. Come un flusso di lavoro partecipante CELEBRE: ‘Non solo Chi ha traccia la mafia obiettivo aussi l’avete fatto a uno scopo sociale e per promuovere un’economia sostenibile.’
Nuove attività Del Ollio aussi specificato di Libera Terra: verso il turismo responsabile. Per esempio, l’organizzazione ha recentemente confiscato terre da Giovanni Brusca (un grande boss mafioso) per ospitare i turisti. La quota sindaco di questo programma era quello di mostrare la sua determinazione nella lotta contro la spesa di maiale-barile.
Libera Terra non è successo solo in Italia scopo aussi vuole investire in altri paesi colpiti dalla criminalità: ad esempio in America Latina. Questo riciclaggio di terra illegale è fatta sostenibile come le prossime generazioni sono invitati a seguire le iniziative tesi. Durante l’interrogatorio di un membro di Cosa Nostra (la mafia in Sicilia), un giudice ha insistito che l’anno educativo per i bambini da attuare em pezzi dal programma di mafia.
Partecipanti Workstream
Alla domanda sul perché stesse facendo tutto questo e di come lui non ha mai ceduto alla mafia, Dell’Olio ha detto che credeva fermamente nell’importanza della non-violenza per rendere la società sostenibile e sempre al lavoro in gruppo, mai da soli. Ha Valutato il successo della sua organizzazione, insistendo sul fatto che la mafia ha cercato di colpire di nuovo contro la tesi di confisca non fosse sibile fermare ‘em. Infatti, Libera Terra è attenta alla sicurezza delle TIC soci e volontari, il movimento obiettivo aussi coscienti che la mafia Non vuole uccidere le persone impegnate in attività sociali, perché temono ed odiano attirando l’attenzione della popolazione contro il ‘em.
Le regole rompe mafia puntano le multinazionali non hanno nemmeno bisogno di rompere le regole, il sacerdote italiano Continua. Fino a quando le grandi aziende creano capitale, possono stabilire regole proprie. Tutto nel sistema favorisce grandi aziende violare le regole. Egli ha suggerito che le multinazionali essere controllati allo stesso modo di terre illegali sono ora controllate dalla legge. Dell’Olio ha dato l’esempio di alcuni proprietari di terreni di ananas in Honduras Avete lanciare pesticidi Direttamente su campi agricoli dove i lavoratori sono esposti a sostanze illecite tesi. Non vi è alcun diritto di controllare tali abusi.
Dell’Olio ha sottolineato che è quello più impegnativo per la loro organizzazione è quello di riconoscere prima la mafia, in quanto è davvero difficile per la gente ad accettare la mafia esiste e che opera nel loro paese. Un partecipante tedesco ha commentato: ‘Questo dovrei essere insegnati al pubblico nel suo complesso. Abbiamo bisogno della vostra conoscenza, abbiamo bisogno di pubblicare la sua risposta sui giornali nazionali in modo che tutti sanno. Ci sono così tante persone non sanno Avete che la mafia nel loro paese è. ‘In Germania, ancora oggi, una catena di pizza il riciclaggio di denaro e pochi sono consapevoli di questo.”La criminalità organizzata è ormai una realtà globalizzata. La mafia ha molto beneficiato di questa globalizzazione “, dice don Tonio Dell’Olio, il sacerdote italiano Libera Terra Avete fondato l’Associazione nel 1995 al fine di aiutare illegalmente sedici terra torna dalla mafia. La crisi finanziaria ha Favorito la mafia, dice. Globalizzazione significa che stereotipata immagine del pubblico della mafia non corrisponde più alla mafia che oggi opera in tutto il mondo.
admin on maggio 10th, 2013
Sarà il caso che ce lo chiediamo. La cosiddetta fusione fredda non ha funzionato. Sarà il caso di fare una riflessione. Come quella che suggerisce nel suo intervento di ieri su “la Repubblica” Barbara Spinelli che ricupera le parole d’ordine del programma elettorale del centro sinistra.
Non ci sarebbe bisogno d’altro:
I diritti delle PERSONE
il bene COMUNE
e l’Italia GIUSTA
In questo nostro PAESE. Nostro PAESE come  quartiere, frazione, comune, nostro PAESE come territorio vasto, come Italia, ma anche nostro PAESE come Europa e come Pianeta, sono questi i valori importanti.
Se non c’è questo a cosa serve stare POLITICAMENTE insieme?
Sai quanti motivi minori possiamo ritrovare per fare delle cose insieme al di fuori della politica? Dalla pratica di uno sport, alla collezione dei francobolli, alla passione per il tango.
Perdonatemi un’analisi un po’ banale, grezza, sicuramente superficiale, ma in pochi minuti non si può dire di più.
Qui, nella politica, ognuno con la sua storia, o anche senza troppa storia, avevamo trovato le ragioni dell’impegno comune per andare oltre, dopo mezzo secolo durante il quale avevamo voluto far prevalere ragioni a sostegno del nostro stare separati, del nostro stare gli uni contro gli altri, in gran parte condizionati da ragioni estranee, legate a mondi e visioni lontani. Credendo, sostenendo ragioni, piegando ideali, mistificando visioni, dicendo bugie, per dimostrare quanto eravamo meglio noi democristiani o quanto eravamo  meglio noi comunisti. Poi si è fatto strada un processo culturale che ci ha fatto scoprire reciprocamente che avevamo alla radice delle nostre scelte politiche innumerevoli motivi per operare insieme a partire da ideali che ci portano ad enunciare gli stessi grandi fini, a riscoprire che i nostri padri nei momenti più difficili erano stati capaci di declinarli nella Costituzione.
Un processo che oggi vediamo spesso incarnato in due grandi uomini politici del recente passato da Aldo Moro e da Enrico Berlinguer.
Bene. Se abbiamo ancora queste idealità presenti, che proprio come idealità si lasciano piegare e ci spingono verso il futuro, a differenza delle tradizioni che ci tengono incatenati ad un passato che non c’è più da un pezzo, se è così allora mi sento di impegnarmi, sennò mi chiedo perché? E non trovo ragioni sufficienti.
Insomma solo se stiamo insieme per lottare, vincere e governare il Paese ai vari livelli. Il PD aveva e ha senso solo se vuole essere partito di governo. Solo per questo vale la pena di spendere insieme tempo, energie, risorse. Personalmente non mi interessa fingere un impegno politico per ottenere qualcosa di meno, per avere qualche po’ di potere all’interno di un partito. E’ un gusto che lascio ad altri, da quelli che cercano qualche arrotondamento economico o qualche posizione di prestigio sociale per sé e a chi, invece, più nobilmente si spende per l’ideale, ma si accontenta di sventolarne la bandierina. L’impegno politico in un partito nazionale comporta, per me, l’ambizione di portare il partito a governare il cambiamento, l’ambizione di arrivarci e di farlo bene. Avevo visto una grande opportunità nel PD. Speravo che non ci fossero davanti ad orizzonti di questa portata, soggetti che tenessero davanti a sé solo le proprie piccole o grandi ambizioni personali, che assumessero le decisioni in caminetti sempre più ristretti e coltivassero il consenso in confessionali che scimmiottavano la partecipazione. Invece li abbiamo visti in più occasioni e in questo ultimo periodo con un’evidenza scandalosa.
E che nessuno mistifichi o finga di scandalizzarsi lanciandosi in anatemi ridicoli  o contro gli avversari politici che ci ostacolano e ci boicottano o contro i soli vertici romani. Buttarla sugli altri e capovolgere strumentalmente il proprio pensiero  sono due sport troppo facili da praticare.
Serve quella che a parole abbiamo spesso invocato, un’operazione verità … Rivedere le bucce agli avversari perché non ci facilitano il compito, ma ce lo complicano, è – a dir poco – infantile.
Il PD – purtroppo siamo costretti ad ammetterlo – non è mai nato. Se resta così con tutti i difetti altre volte descritti non mi interessa più.
Adesso bisogna ricominciare daccapo.
Per un PD che sia un’altra cosa dalla vecchia o da una nuova DC.
Per un PD che sia un’altra cosa dal vecchio PC o da qualcosa di nuovo che si trascini solo vecchi metodi insopportabili.
Un partito democratico … punto.
Come deve essere? E’ ora di finirla che quelli che sbagliano e vengono premiati.
Come fare per farlo così? La ricetta di far tornare sui territori coloro che hanno calpestato da troppo tempo il pavimento dei palazzi portando nei palazzi i rappresentanti dei territori (quali? Quelli che ai primi si sono sempre inchinati? sembra risolutiva, ma salva tutti, salva gli stessi. Per carità. Non è pensabile che mentre il padrone di casa (la base) ha deciso di restaurare o ricostruire la casa sconvolta dal tifone elettorale, gli inquilini che non hanno mai pagato l’affitto (l’oligarchia ereditaria) non vogliano abbandonare l’appartamento e si ostinino a preferirlo anche stringendosi in stanzette sempre più piccole.
NOI
Il PD locale … come sta?
Serve anche qui aria nuova. Non vorrei certamente rivedere qui dirigenti centrali falliti a dirigere il partito nel territorio.
Il territorio deve esprimere il suo rinnovamento con coraggio.
I giovani e chi ha le idee esprimano le idee, dicano come lo vogliono il partito e lo prendano in mano senza protezioni o protettori. Si capirebbe subito. Dalle stesse cose che dicono. Tutte già note. Dobbiamo stare in mezzo alla gente, è ora di lasciare spazio ai giovani e alle donne. Dirlo non basta più, occorre farlo.
LA PARTECIPAZIONE
I Circoli …
Il finanziamento del PD
Le feste. Serve una profonda revisione.
Distinguere l’iniziativa di fund rising (ristorazione, giochi, spettacoli, ballo, ecc.) dalle iniziative politiche e culturali vere e proprie.
Iniziative politiche di vario tipo: protesta, elaborazione, proposta, crescita culturale, diffusione delle idee …
A volte mi viene da pensare che in fondo poi non ci crediamo.
Inutilità delle Consulte? Le Consulte hanno presidenti e consiglieri. Bisogna convocarle e ascoltarle. Il Partito le solleciti, anzichè addormentarle perché non disturbino il manovratore.
Il problema dei soldi?
Intanto i nostri sindaci facciano muro contro la restituzione dell’IMU e contro l’abolizione della stessa.
Bisogna pretendere che l’Amministrazione sia più trasparente.
Più trasparente dove?
ASSETTO ISTITUZIONALE
PSC
IMU
COSTO DEI SERVIZI e in particolare dei SERVIZI SOCIALI
PROGETTI IN ATTO
PROGETTI IN ELABORAZIONE
E adesso? Dobbiamo prima di tutto decidere che quella di questa sera non è una “marchetta” da pagare ai signori del mal di pancia. Responsabilità vuole altro. Vuole che ci si ritrovi qui con un appuntamento fisso, almeno una volta alla settimana a prendersi a cuore la Politica, quella con la P maiuscola, quella dell’I CARE di don Milani. A farci carico dei problemi locali, ma non solo. Ad assumerci il peso che comportano. A confrontarci. A coordinarci per operare. Il circolo deve diventare un luogo d’incontro per tutti noi. Quello fisico, indispensabile anche per chi interagisce sulla rete.
Non ho pensato a una conclusione per queste righe. Perché queste righe o sono un inizio o non hanno alcun senso.
Sarà il caso che ce lo chiediamo. La cosiddetta fusione fredda non ha funzionato.PD
Sarà il caso di fare una riflessione. Come quella che suggerisce nel suo intervento di mercoledì 8 maggio su “la Repubblica” Barbara Spinelli che ricupera le parole d’ordine del programma elettorale del centro sinistra.
Non ci sarebbe bisogno d’altro:
I diritti delle PERSONE
il bene COMUNE
e l’Italia GIUSTA
In questo nostro PAESE. Nostro PAESE come  quartiere, frazione, comune, nostro PAESE come territorio vasto, come Italia, ma anche nostro PAESE come Europa e come Pianeta, sono quelli i valori importanti.
Se non c’è questa triade a cosa serve stare POLITICAMENTE insieme?
Sai quanti motivi minori possiamo ritrovare per fare delle cose insieme al di fuori della politica? Dalla pratica di uno sport, alla collezione dei francobolli, alla passione per il tango. Continua »
admin on aprile 26th, 2013

Viviamo un momento difficile in Italia. ViolinoNon da ora, ma dall’esito delle ultime elezioni la situazione si è fatta via via più preoccupante. Alla difficoltà posta da un risultato che non assegna a nessuna forza politica il ruolo di vincitore, si sono aggiunti errori e dinamiche confuse che rendono la partenza della legislatura molto problematica.

I cittadini purtroppo si sono rifugiati in grandissima parte nell’astensionismo, ma non tutti. Esiste ancora – fortunatamente – un’area di persone pensose e pensanti, desiderose di un confronto che superi il pregiudizio e favorisca l’analisi. E, chissà, l’assunzione poi di un orientamento maggiormente consapevole.

Del tutto immeritatamente è successo pochi giorni fa, mentre in Parlamento non si trovava un accordo per eleggere il Continua »

admin on aprile 20th, 2013
Prodi affondato da 101 franchi tiratori. Chi, secondo voi, tra le tante anime dei democratici ha fatto mancare il suo appoggio al Professore?
D’Alemiani61.7%
Renziani20.1%
Ex Popolari9.4%
Giovani turchi6.4%
Bersaniani2.5%
Numero votanti: 17070
I sondaggi online di Corriere.it non hanno un valore statistico, si tratta di rilevazioni non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100
Napolitano Presidente! Viva Napolitano!

Dopodiché …
Ho appena letto su Corriere.it*:
Prodi affondato da 101 franchi tiratori.101 2
Chi, secondo voi, tra le tante anime dei democratici ha fatto mancare il suo appoggio al Professore?

D’Alemiani 61.7%
Renziani 20.1%
Ex Popolari 9.4%
Giovani turchi 6.4%
Bersaniani 2.5%

Numero votanti: 17070
admin on marzo 28th, 2013
Ci siamo cacciati in un bel pasticcio
Non aver capito di aver perso le elezioni è stato il primo errore.
Tutti ricordiamo la prima frase di Bersani: “Non abbiamo vinto, anche se siamo arrivati primi”.
La prima parte è il minimo che si potesse dire,”Non abbiamo vinto”. Dietro ci vedo la consapevole disperazione di chi fino al giorno prima era sicuro di vincere.
La seconda “anche se siamo arrivati primi” è una diabolica traccia utile a non perdere il sonno.
Un atteggiamento più lucido avrebbe forse favorito analisi meno consolatorie, adatte ad un elettorato non più bambino.
Le primarie sprecate
Prima consolazione e prima mistificazione dell’establishment:
Bersani ha voluto le primarie e le ha vinte. In realtà Bersani poteva non volerle. Lo statuto glielo consentiva. Ma il suo merito fu di raccogliere il guanto lanciato da Renzi. Forse va ricordato che le primarie erano “di coalizione” e non era prevista la partecipazione di altri candidati del PD senza una sospensione di un articolo dello statuto che prevedeva la partecipazione del solo Segretario. Senza la provocazione di Renzi le primarie sarebbero state solo tra Bersani, Tabacci e Vendola. Con Renzi sono state per la prima volta primarie contendibili.
Subito dopo le primarie, la classe dirigente del PD praticamente tutta bersaniana, ripresasi dallo sconforto del risultato vincente ma troppo poco convincente, deve aver pensato che quel 60% di preferenza per il Segretario fosse una base sufficiente per trasformare la vittoria alle primarie in una vittoria alle elezioni politiche. Forse adesso, almeno adesso, bisognerà capire che con il solo elettorato DOC non si vincerà mai più e anche dove per tradizione si era abituati a prevalere, un po’ alla volta il consenso tende da parecchio tempo ad assottigliarsi.
Non aver capito che l’atteggiamento di chiusura dei gruppi dirigenti ha contribuito sì alla vittoria di Bersani alle primarie, ma ha ristretto il campo degli elettori, depurandolo da ulteriori apporti che avrebbero forse dato a Bersani una vittoria ancor più risicata, ma avrebbero lanciato verso l’esterno un messaggio di reale apertura del PD, di un PD davvero nuovo al quale si poteva dare credito magari per la prima volta. Insomma, l’atteggiamento giusto – ma giusto perché consapevole – doveva essere una reale apertura, a porte spalancate, senza tanti passaporti e visti d’ingresso … Non è stato così.
Questa mattina ho finito di compilare il questionario che il PD propina agli iscritti… Le stesse domande mettono in luce alcuni errori madornali di prospettiva … Ci si rifiuta di approfondire realmente. E soprattutto non mi è chiaro lo scopo. Si vuol far dire agli iscritti che le primarie è meglio non farle più?
Un solo esempio: si chiede se durante le primarie il gruppo dirigente del PD è stato positivamente collaborativo oppure no. Se rispondo no, come ho fatto, nessuna domanda va a sondare realmente le ragioni di un giudizio così perentorio. Altre due domande e le relative risposte, nel mio caso la precedente appartenenza alla Margherita e la scelta per Renzi, messe in relazione con la precedente portano a identificarmi esattamente come non sono. Mi disegnano come un ex margheritino che finalmente ha trovato un ex margheritino come lui da votare e … per forza ha trovato poca collaborazione nel gruppo dirigente … Sfido! Cosa volevi ancora?
Il PD è mio e lo gestisco io … Un partito siffatto nel quale ancora si chiede se uno viene dai DS o dalla Margherita è un PD mai nato.
Con questo atteggiamento caleranno progressivamente i consensi ogni volta di più, fino all’esaurimento totale.
Il risultato elettorale
E’ inoppugnabile. Non dà la maggioranza a nessuno, mentre per governare soprattutto in un momento come questo serve una maggioranza sicura e consistente.
Voglio essere buono, oltre che coerente, spero che Bersani raggiunga l’obiettivo, ma sono e resto pessimista.
Auguro a Bersani di riuscire nel suo tentativo di trovare per strada la fiducia. Il tentativo andava fatto, per quanto disperato. Speriamo che non si risolva in una pura e semplice perdita di tempo.
Oltre certi limiti non è nemmeno dignitoso inseguire l’avversario politico, chiedendogli per favore di acconsentire, magari solo uscendo dall’aula, alla nascita del governo. Non posso stare dalla parte di un governo accattone. Anche perché sappiamo benissimo con chi abbiamo a che fare. Il do ut des non è una novità e le proposte abbondano già. Il Quirinale come moneta di scambio?
Auguro a noi tutti e al nostro Paese di trovare, con Bersani o senza Bersani, nonostante una situazione politicamente drammatica, un governo di persone che sappiano mettere al di sopra del proprio interesse personale l’interesse vero dell’Italia, un governo alla cui formazione concorrano tutti, indistintamente, i partiti in un soprassalto di dignità nazionale, abbandonando gli interessi di partito in favore dell’interesse supremo.
Non vorrei mai usare parole troppo forti, ma in questo caso mi auto assolvo, perché i nemici sono nemici di tutti noi.
Come quando si va in guerra. Dobbiamo combattere la guerra contro la chiusura e la delocalizzazione delle aziende, la guerra contro la disoccupazione, il disorientamento, la disperazione di ragazze e ragazzi, di donne e di uomini, di famiglie intere, di imprenditori piccoli e grandi, di anziani la cui pensione in progressiva svalutazione si trasforma in welfare per il circuito familiare, mentre sfuma quello che era il significato originario: la sicurezza di una vecchiaia almeno dignitosa. A tutti costoro ora per ora sta venendo meno persino la speranza.
Insomma non vorrei, come tanti, che si tornasse dagli elettori a mani vuote dopo qualche mese, con la stessa legge elettorale …
Ho un piccolo sogno
Mi piacerebbe che Napolitano convocasse tutti i partiti insieme, li mettesse davanti alle loro responsabilità e formasse un governo suo, di salvezza nazionale, con pochissimi punti, la legge elettorale, sperando che un Parlamento nuovo non la blocchi come il predecessore. E accanto a questo percorso alcuni provvedimenti urgenti riguardanti il lavoro e le tasse. Ci sarebbe altro, molto altro, ma bisognava vincere.
Invece abbiamo perso
Come mai succede che si perde consenso?
Ci sono donne e uomini che hanno perso il gusto di fare politica non per essere stati minoranza, ma per essere stati tenuti subdolamente lontani, perché non proprio in linea su tutto … non possono avere trasmesso appeal verso il partito.
Giovani che hanno respirato il cattivo odore dell’obbedienza, di un’obbedienza che non è più una virtù nemmeno per i militari almeno da quando ne dibatté, con grande scandalo per le gerarchie, quel grande prete che risponde al nome di don Lorenzo Milani. Questi giovani anche se sono entrati e hanno dato un’occhiata, hanno girato precipitosamente i tacchi. Dobbiamo esserne certi. Lo dicono i risultati elettorali.
Sono solo due elementi che richiamano un problema enorme, quello della democrazia interna.
Potrei dare molti esempi vicini a noi, ma non mi va e sarebbe una lunga narrazione.
Ne prendo uno che hanno visto tutti. In streaming.
Ho assistito in diretta alla seduta della direzione nazionale del PD di lunedì sera.
Pensavo a un momento di alta democrazia. Era l’occasione per far vedere a tutti gli appassionati e ai curiosi l’alta qualità della democrazia interna del PD. Invece … Introduce Enrico Letta dettando come da prassi la linea interpretativa. Ci si aspetta che si apra almeno la discussione e una mano si alza. Quella della onorevole Franco che chiede di esprimersi sul prosieguo del percorso che deve portare al governo. Rosy Bindi la chiama per l’intervento e intanto alza la mano Zanonato. Al termine dell’intervento della Franco il colpo di scena: alza la mano Marini che presenta una mozione d’ordine … Non è il momento … Zanonato? Chissà…
Una mozione d’ordine per non discutere. Continuo ad essere convinto che gli incapaci di garantire la democrazia interna devono essere i primi a cedere il posto.

Ci siamo cacciati in un bel pasticciocaos2

Non aver capito di aver perso le elezioni è stato il primo errore.

Tutti ricordiamo la prima frase di Bersani: “Non abbiamo vinto, anche se siamo arrivati primi”.

La prima parte è il minimo che si potesse dire,”Non abbiamo vinto”. Dietro ci vedo la consapevole disperazione di chi fino al giorno prima era sicuro di vincere.

La seconda “anche se siamo arrivati primi” è una diabolica traccia utile a non perdere il sonno.

Un atteggiamento più lucido avrebbe forse favorito analisi meno consolatorie, adatte ad un elettorato non più bambino. Continua »

admin on marzo 21st, 2013
COSA ABBIAMO VINTO
COSA RESTA DA VINCERE
Sono proprio contento di come è andata a finire la sfida per le presidenze delle due Camere.
Sabato, all’ora di pranzo ero ancora felice a metà, perché il discorso di insediamento di Laura Boldrini aveva sintetizzato in pochi minuti un complesso di propositi per la Politica italiana che meglio di così non ci si poteva aspettare. Ma ancora non si sapeva come sarebbe andata a finire al Senato.
Poco prima di cena la mia felicità ha raggiunto l’apice. Presidenza del Senato a Piero Grasso. Dalle sue parole vedevo apparire un altro pezzo della trasformazione del Paese.
Ci siamo, mi sono detto.
Il bilancio di questa giornata è proprio positivo.
Fino a sabato mattina non si riusciva a prevedere quasi nulla, il PD sembrava proporre due candidati notissimi e sperimentati.
Improponibili.
Non per la loro fisionomia politica e personale. Ma … niente di nuovo sotto il sole. Come si fa a dire “rinnovamento, rinnovamento, rinnovamento …” e riproporre due personaggi esperti, rispettabili, ma indubitabilmente d’antàn.
Insomma, tra il dire e il fare …
Così difficile capire che son sempre di più i cittadini che al “dire” non credono più? E ormai credono solo al “fare”?
Quando il centro sinistra – anziché dire – ha fatto, ha scelto due persone fuori dal giro dell’oligarchia, due esempi del “fare”, il consenso si è mosso, la sua proposta ha avuto successo. E non solo in Parlamento.
Laura Boldrini, una donna impegnata per molti anni in uno dei settori più difficili e più generosi a lavorare per un’umanità perseguitata.
Piero Grasso, un uomo in prima linea per anni nella lotta alla mafia, il cancro sociale, economico, culturale diventato metastasi diffusa nell’Italia intera.
La provocazione ha avuto l’effetto sperato.
Sabato dopo cena ho provato a immaginare la continuazione della storia.
Servono ancora il nuovo presidente della Repubblica e il governo. Con tanto di fiducia. La soluzione mi sembra ancora più ardua, ma qualche ipotesi forse si può fare.
I numeri sono questi
http://www.ilpost.it/2013/02/26/seggi-camera-senato-elezioni-2013/
Alla Camera ci sono 630 parlamentari, al Senato 315, totale 945.
Il Presidente della Repubblica si elegge a camere riunite integrate da 58 delegati regionali. Totale dei grandi elettori 1.003. Per l’elezione servono quindi almeno 670 voti fino al terzo scrutinio, almeno 503 dal quarto in poi.
Ma come saranno distribuiti i delegati regionali?
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Politica_regioni_italiane_attuale.png
Al centro sinistra 11 regioni, quindi 22 + 8 = 30
Al centro destra 8 regioni e perciò 16 + 11 = 27
Per la Valle d’Aosta 1 per il centro destra.
Facciamo un po’ di conti
Centro sinistra  345 +123 + 30 = 498
Centro destra    125 + 117 + 27 + 1 = 270
M5S                  109 + 54 = 163
Centro                47 + 19 = 66
Estero                  2 + 1 = 3
Valle d’Aosta        1 + 1 = 2
USEI                                 1
Sappiamo che Il voto è segreto.
Da solo, il Centro sinistra non arriva a 503
Con i voti del Centro arriva a 564
Con i voti del M5S arriva a 661
In ambedue i casi l’elezione può avvenire dal quarto scrutinio in poi.
Con la lista Monti serve un accordo. Piaciuto o no il suo governo e il suo modo di governare, Monti è persona seria. Credo che se con i suoi decidesse di appoggiare una candidatura gradita anche al PD,  in sede di votazione non ci sarebbero sorprese.
Con il M5S niente accordo preventivo, finora hanno fatto capire che non gradiscono. Confondono incredibilmente e maliziosamente accordo con inciucio … si può solo sperare che succeda come sabato scorso, ma stavolta, a scanso di equivoci, ingenuità o soprassalti di coscienza, i parlamentari del movimento sono stati “commissariati” e … addio sorprese …
Ma c’è ancora il PDL con i suoi 270 voti e Berlusconi non si lascerà certo sfuggire l’occasione. Il Quirinale è il suo sogno da sempre. Anche questa ipotesi richiede un accordo. E da domani questo problema si intreccia con l’altro: da domani cominciano le consultazioni per formare il governo e fare in modo che almeno resista quel tanto che serve a portare a termine alcuni provvedimenti urgenti o indispensabili per tornare alle elezioni con un risultato più chiaro che renda realmente possibile governare l’Italia.
Napolitano non mi ha convocato né mi convocherà, ma sappiamo quanto ci tenesse alla riforma elettorale. Nessun altro ci teneva quanto lui. Tranne quella milionata e oltre di firmatari che avrebbero voluto cancellarla con un referendum. Tra cui il sottoscritto.
Bersani ha gli otto punti che in realtà sono più di trenta
http://www.ilpost.it/2013/03/06/8-proposte-governo-bersani/
Monti è un mistero
Berlusconi è, forse il più chiaro di tutti. Non lo ammetterà mai, ma il suo scopo è la conservazione dell’immunità più a lungo possibile.
Grillo desidera mettere in crisi il sistema. Qualsiasi mossa è possibile.
Ma tutti sono guidati da un retro pensiero … Siccome tanto questa 17ma legislatura sarà brevissima, conviene pensare alle migliori mosse capaci di incidere positivamente sul dopo.
Sono per un partito democratico realmente postideologico, un partito che si stacchi definitivamente dalla tentazione di replicare il PCI e la DC che in Italia hanno interpretato nel bene e nel male i bisogni di un’altra epoca. Ma ora è cambiato il mondo. E’ ora di smettere di dirlo e di contribuire al cambiamento con dei fatti.
C’è riuscita la Chiesa a dare un segnale … e sui fatti  sarà una bella scommessa … tremo per Papa Francesco, ma conoscendo la fragilità umana, sono pronto a fargli molti sconti rispetto alle aspettative che ha suscitato.
Sull’Italia e l’avvio della legislatura siamo ancora molto indietro, ma provo a confidare.
Speranze poche, perché conosciamo tutti le facce dei protagonisti. Molti sono cambiati, è vero, ma c’è ancora molto vecchiume – non anagrafico – ma ideologico e metodologico da abbattere.
Anche nel PD.
Purtroppo non c’è solo questo.
C’è un centro destra che venti anni fa ha perso la sua grande occasione. Si è messo nelle mani di Berlusconi ritardando di vent’anni il percorso verso una democrazia normale. Con quel centro destra lì l’Italia purtroppo deve fare i conti. … Un centrodestra “Sfasciaitalia”
Sono proprio contento di come è andata a finire la sfida per la presidenza delle due Camere.bolnapgra
Sabato, all’ora di pranzo ero ancora felice a metà, perché il discorso di insediamento di Laura Boldrini aveva sì sintetizzato in pochi minuti un complesso di propositi per la Politica italiana che meglio di così non ci si poteva aspettare. Ma ancora non si sapeva come sarebbe andata a finire al Senato.
Poco prima di cena la mia felicità ha raggiunto l’apice. Presidenza del Senato a Piero Grasso. Dalle sue parole vedevo apparire un altro pezzo della trasformazione del Paese.
“Ci siamo, mi sono detto, il bilancio di questa giornata è proprio positivo.”
Fino a sabato mattina non si riusciva a prevedere quasi nulla, il PD sembrava proporre due candidati notissimi e sperimentati.
Improponibili.
Non per la loro fisionomia politica e personale. Ma … niente di nuovo sotto il sole. Come si fa a dire “rinnovamento, rinnovamento, rinnovamento …” e riproporre due personaggi esperti, rispettabili, ma indubitabilmente d’antàn?
Insomma, tra il dire e il fare … Continua »
admin on marzo 7th, 2013
Premetto che ho votato PD  sia alla Camera, sia al Senato
Non è andata bene e i piani predisposti per formare il governo dell’alternativa sono tutti saltati.
Non sono d’accordo con quanti si esercitano ora a discutere, elucubrare, suggerire quale sia la strada migliore da seguire per sciogliere il nodo della governabilità dopo questo pasticcio istituzionale che abbiamo creato. Per carità lo facciano pure, anch’io ho il mio parere sulla questione, ma sento che conta come il due di coppe quando è briscola bastoni e somiglia molto alla nostra attività preferita, quella di allenatori della nazionale. Francamente non mi sento di giocare al Presidente della Repubblica nella sua complicata funzione di regista delle operazioni necessarie ad attribuire l’incarico per formare il governo. Non intendo sfuggire alla questione e siccome immagino che il Presidente farà più di un tentativo, dico che la prima mossa dovrebbe mirare a mediare tra le posizioni che mi paiono idealmente più vicine, pur essendosi vicendevolmente demonizzate prima e dopo le elezioni. Ma poiché non mi compete di convocare e sentire a tu per tu i capigruppo dei partiti in lizza, mi fermo qui e preferisco dedicarmi ad altro: al congresso, per ora al congresso di strada.
Nel precedente post ho accennato al fatto che non mancano nel PD le idee e i progetti. I nostri dirigenti sono campioni del mondo, nella formazione e della gestione dei gruppi di studio e di lavoro, nell’elaborazione di studi corposi, talora purtroppo ripetitivi, bolsi come dei rituali, nell’ideazione e nella stesura dei programmi. I cassetti delle federazioni, dei circoli, i comodini delle stanze da letto dei militanti, i computer, i tablet, gli smartphone dei nostri giovani straripano di “contenuti”. Tutta roba, persino troppa, che nessuno legge. E quasi nessuno sa che esiste.
Ciononostante da un po’ di tempo in qua l’elettorato non ci sceglie più.
Ohibò! Mi son perso qualcosa?
Cosa non va in questo PD?
Lungi da me la tentazione di ergermi a giudice di una “ditta” che mercoledì riunisce il suo consiglio di amministrazione, ma solo a segnalare contraddizioni che a me, e a molti come me, non sono mai piaciute, non mi piacciono e mai mi piaceranno.
Non mi piace certa arroganza che spesso sconfina nella demonizzazione dell’avversario politico, anche interno …da questo punto di vista le primarie sono state un esempio indimenticabile. Ricordo soltanto il “populista di destra” affibbiato a Matteo Renzi. Talmente populista di destra che se molti iscritti al PD hanno voluto ascoltarlo alla festa dell’unità di Bologna, gli si è dovuto trovare un posto all’ultimo momento, quando potevano partecipare solo coloro che non lavoravano nel pomeriggio. Figuriamoci all’esterno. Per fortuna che adesso che filiamo dietro ai 163 parlamentari del M5s abbiamo imparato tutti subito i punti sui quali richiamarli alle loro responsabilità. Comunque, a scanso di equivoci, l’etichetta di irresponsabili ormai gliela abbiamo appiccicata. Se non si comportano come piace a noi non gliela toglie nessuno.
Non mi piace la supponenza nei confronti delle opinioni diverse, di chi viene considerato non in linea. A volta diviene persino una sorta di epurazione dalla citazione. Se non fai parte del cerchio magico in auge, puoi aver anche espresso l’idea più brillante ma il tuo stesso nome viene censurato. C’è sempre un saggio in prima fila che mentre parli scuote la testa. Al contrario il boss in auge può dire la più banale delle ovvietà e scatta la piaggeria d’ordinanza. “Come ha già detto il tale, sono dello stesso parere del tal altro, caro … sono proprio d’accordo con te … e via di questo passo. Basta un briciolo di attenzione durante gli interventi per accorgersene. Vorrei sperare che soprattutto ai giovani queste frasi venissero vietate. Vorrei sperare che ai giovani si suggerisse di esprimere il loro parere. Le carezze e i complimenti ai nonni le riservassero tra le pareti domestiche.
Non mi piace la dettatura della linea dal vertice alla base. Ho scritto volutamente dettatura anche se si dice centralismo democratico … perché non ho nulla da eccepire sulla legittimità di una linea comune per un partito, quando questa è il frutto di un confronto anche serrato, ma vero, lontano dalla tradizionale liturgia. Fatta di caminetti, di consultazioni riservate, di interminabili omelie puntualmente seguite da devote preghiere dei fedelissimi.
Non mi piace la finzione del confronto. E che parliamo sempre tra di noi. Voglio riferirmi proprio alla campagna elettorale più recente e a certi “dibattiti” frequenti alle feste dell’Unità. Sarà il caso di chiedersi come mai per ottenere un minimo di partecipazione alle iniziative che non faccia sfigurare l’organizzazione sia sempre necessario convocare le truppe cammellate da Imola. Mi piacerebbe di capire cosa succederà quando si stuferanno di fare questo noioso volontariato … L’alternativa la sappiamo benissimo: dobbiamo stare in mezzo alla gente. Il ritornello lo abbiamo imparato meravigliosamente. Siamo stati solo in mezzo a quella gente che sappiamo già convinta di votare per noi. Qualcuno potrà chiedermi come si può fare di meglio. Abbiamo provato a chiederlo ai nostri iscritti? Ai nostri elettori? Come mai le persone sono restie ad intervenire? Come mai dobbiamo sempre chiedere a qualcuno di preparare un intervento? Sono così significative queste assemblee preordinate, precotte,ingessate?
Non mi piace il favoritismo nelle scelte dei ruoli. Diciamo che non è vero … il cambiamento veramente ostacolato
Non mi piace l’opacità delle decisioni e l’eternità dei procedimenti. Per dribblare la partecipazione e conseguentemente il confronto vero vige una tattica ben nota. Quella che  prima è troppo presto, al momento giusto non siamo pronti e subito dopo è troppo tardi …
Non mi piacciono la perenne ricerca del capro espiatorio e la fuga dalla responsabilità … non è mai colpa nostra. Basta scorrere le pagine di facebook del nostro partito.
I soggetti di cui si parla sono quasi solo gli altri o altro. L’attenzione sugli sbagli altrui è assolutamente legittima, ma i voti li abbiamo persi noi … Quando ero piccolo e la mia mamma mi rimproverava di qualche marachella, ero pronto anch’io a dire che anche il mio amico ne aveva fatta una peggiore o aveva cominciato per primo …
Molte altre cose non mi piacciono ma per ora basta così.
Ci sono modalità totalmente nuove che mi piacciono, vanno introdotte con serietà nel partito e perseguite giorno per giorno.
Le ho già anticipate nel post precedente.
Sono l’apertura, l’ascolto, il confronto delle idee, la valorizzazione della competenza, l’autonomia di giudizio, la trasparenza, la responsabilità.
Modi di essere e di gestire il partito alla portata di tutti, con Renzi o senza Renzi. Roba che può praticare anche Bersani e che Bersani deve pretendere dai suoi collaboratori e da tutta la classe dirigente del partito. A tutti i livelli. Da quello nazionale ai circoli.
Qualcuno si sarà chiesto come mai molti che sarebbero venuti volentieri a votare a delle primarie per la prima volta contendibili sono rimasti a casa. Luogo e condizioni restrittive come non mai alle primarie hanno fatto ostacolo. Ma non c’è stato verso. Fino all’ultimo minuto abbiamo cercato di tenere fuori chi avrebbe fatto il passo per la prima volta. Difficile poi pensare che quelle stesse persone avrebbero votato alle elezioni politiche per quel partito che nei fatti aveva intimato loro un chiarissimo vade retro. No tu no, il tuo voto non ci serve. L’apertura con tutto quel che segue è tutt’altra cosa e tutta da imparare.
L’ascolto? Comporta che si facciano assemblee, forum, proposte culturali, iniziative a tema, gruppi di discussione aperti a chi vuol parlare. Poche parole di introduzione, ma poche davvero. E poi spazio ai cittadini. Impareranno a partecipare. Recupereranno la simpatia per la comunità e poi per la politica, quella bella davvero, quella che ti fa sentire che ti occupi del bene comune. Con alcuni si farà strada il desiderio di ritrovarsi anche sulla rete, per sollevare con rapidità questioni, per segnalare problemi, per lanciare idee. Non so se questo è liquido, solido o aeriforme, ma qui si tratta di ricostruire. E c’è posto per tutti, donne e uomini, per giovani e vecchi, per chi lavora e per chi non trova occupazione, per autoctoni e migranti … Solo creando con fatica, con pazienza, un clima accogliente sarà possibile il confronto che se all’inizio è superficiale non importa. Diventerà profondo solo se tutti avranno diritto di parola e diritto di sbagliare senza sentirsi esclusi il giorno dopo, senza perdere il saluto dei capi, senza dover dire che la prossima volta se lo sognano il mio voto. Come fare per ripartire?
Per far percepire il cambiamento bisogna far sapere e far vedere che è avvenuto.
Il suggerimento più chiaro lo da il mio segretario di Circolo sulla pagina Facebook di Osteria Grande.
“E comunque non vi e dubbio che il processo di cambiamento già iniziato da Bersani debba essere rafforzato anche nelle nostre aree senza timori.
Servono persone nuove ma soprattutto nuove idee e nuove proposte.
L’azione quotidiana dovrà essere incisiva chiara e ben visibile
Il cambiamento si deve vedere”
“Ora anche nel pd
A casa chi che sull’idea di cambiamento ha barato ed ha lavorato per la conservazione ……..della sua scranna
Non sono ammessi sconti”.
Non sono mai stato tanto d’accordo.
Il congresso è previsto per l’autunno, ma è cominciato il congresso di strada.
La gente, soprattutto quella che ci ha ancora votato, aspetta davvero il cambiamento.
Sono del parere che chi ha operato e guidato il partito con la modalità e lo stile che ci hanno portato fin qui non possa credibilmente interpretare il cambiamento.
Non è ora di mistificazioni. È l’ora della verità.
Cominciamo.
Credo che molti suggerimenti siano presenti in questa mia riflessione. Ma per chiarezza aggiungo che mi aspetto una convocazione di un’assemblea aperta di ascolto e confronto guidata dai segretari dell’Unione Comunale e dei circoli. Aperta agli iscritti e agli elettori, a coloro che ancora al partito tengono, al partito che considerano strumento prezioso per ricostruire questo paese finito in macerie.

Premetto che ho votato PD  sia alla Camera, sia al Senato, perché di questo partito ho contribuito alla fondazione e perchépensieri 3 ne riconosco ancora tutte le potenzialità, affinché guidi il mio, il nostro Paese, in questo difficile momento di continuo e rapido cambiamento.

Non è andata bene e i piani predisposti per formare il governo dell’alternativa sono tutti saltati.

Non sono d’accordo con quanti si esercitano ora a discutere, elucubrare, suggerire quale sia la strada migliore da seguire per sciogliere il nodo della governabilità dopo questo pasticcio istituzionale che abbiamo creato. Per carità lo facciano pure, anch’io ho il mio parere sulla questione, ma sento che conta come il due di coppe quando è briscola bastoni e somiglia molto alla nostra attività preferita, quella di allenatori della nazionale. Dopo aver fatto con coscienza il mio mestiere di ELETTORE, non mi sento francamente di giocare al Presidente della Repubblica nella sua complicata funzione di regista delle operazioni necessarie ad attribuire l’incarico per formare il governo. Non intendo sfuggire alla questione e siccome immagino che il Presidente farà più di un tentativo, dico che la prima mossa dovrebbe mirare a esplorare e – possibilmente – mediare tra le posizioni che mi paiono idealmente più vicine, pur essendosi vicendevolmente demonizzate prima e dopo le elezioni. Ma poiché non mi compete di convocare e sentire a tu per tu i capigruppo dei partiti in lizza, mi fermo qui e preferisco dedicarmi ad altro: al congresso, per ora al congresso di strada. Continua »

admin on febbraio 28th, 2013

Qui bisognerebbe trovare il tempo di mettere nero su bianco tutti i giorni… o forse …tacere.

Tacere non mi piace e non è neppure giusto, se si ritiene di partecipare.strizzacervelli

Stamattina, a caldo ho scritto quello che mi veniva di getto.
“Ho poco tempo, oggi, ma alcune cose devo dirle. Non sono d’accordo su alcuni esponenti “politici” che svelano il loro amore per l’Italia affermando che vogliono emigrare, o per sempre, o in vacanza … Non sono d’accordo con chi dopo aver demonizzato Renzi e chi veniva nei seggi delle primarie a votarlo senza essere riconosciuto dai capibastone, proclama che bisogna andare presto alle elezioni presentandolo come candidato … Non sono d’accordo con chi – perpetuando un atteggiamento esclusivo del nuovo – demonizza pregiudizialmente Grillo e i Grillini che comunque sono espressione di un elettorato che non è stato certamente alla finestra e ora dovrà assumersi la sua responsabilità … Non sono d’accordo sul silenzio tombale sugli astenuti ancora in aumento … Non sono d’accordo con chi dà sempre e solo la colpa agli altri delle disgrazie proprie… Beh, c’è di che riflettere !!!”
A qualche ora di distanza sono ancora d’accordo.
Qualcuno, provocatoriamente mi ha poi chiesto se c’era qualcosa su cui fossi d’accordo.
Appunto.
1-  sono d’accordo che non si abbandona la nave. Questo vuol dire che chi si è candidato – a qualsiasi livello – adesso non molla. Non molla dal ruolo per il quale si era candidato alle primarie e le ha vinte. E anche se le ha perse non molla ugualmente. Mi riferisco in primis al candidato alla presidenza del consiglio, a Bersani, cioè. E ai parlamentari del PD eletti alle apposite primarie. Mi verrebbe da fare eccezione per i catapultati o nominati in posizione eleggibile in nome di una legge elettorale che ad ogni piè sospinto diciamo che è una porcata. Quelli potrebbero dimettersi per coerenza. Questo doveva però succedere prima. Ora il lavacro elettorale ha sistemato tutto. Ma anche Bersani in nome della coerenza dovrebbe dimettersi da segretario del partito. Non ho detto da candidato premier. Quel ruolo se lo è guadagnato due volte, anzi, tre. Aprendo alle primarie, vincendo le primarie e “arrivando primo” col PD alle “seconsarie”. Il Bersani segretario del PD, però,  non ha reso un buon servizio al Bersani candidato premier. E allora – sarà anche paradossale – ma il Bersani candidato potrebbe anche chiedere al Bersani segretario di farsi da parte. Anche chi si è candidato alle primarie e non è stato eletto deve rimanere sulla nave e remare. Altrimenti viene spontaneo chiedergli “cosa ti sei candidato a fare?” Per rendere un servizio, vero? Ecco, bravo! E  adesso vai? Ti defili? Che figura! No, no, ora è il momento di dare il massimo … Da parte di tutti.
Anche facendosi da parte. Certo. Se finora hai sbagliato tutto o quasi … puoi andare… a riposarti un po’.
2 – Se ci fosse stato Renzi …
Bisogna convincersi che la storia non si fa coi se … E sono d’accordo con chi non si lascia trasportare da fantasie irrealizzate e irrealizzabili. Il renzismo è una patologia come tutti gli ismi. Una sindrome che coglie quelli che si entusiasmano per la persona del leader e adesso che, dopo aver movimentato il partito e i dintorni del partito, avendo gli elettori scelto l’altro, continua a fare il suo mestiere, si sentono orfani. Renzi ha “incarnato” una modalità nuova. Ora è la modalità che va portata avanti. La modalità è declinabile da parte di tutti praticando l’apertura, l’ascolto, il confronto delle idee, la valorizzazione della competenza, l’autonomia di giudizio, la trasparenza, la responsabilità. Roba che possiamo fare tutti, con Renzi o senza Renzi. Roba che può praticare anche Bersani e che Bersani deve pretendere dai suoi collaboratori e da tutta la classe dirigente del partito. A tutti i livelli. Quindi prima di tutto, via i leccaculi.
3 – Ecco, appunto, quelli che “adesso o appena si può, ci vuole Renzi”. Ragazzi, del senno di poi … son pieni i fossi … Per favore non siate patetici.
Certo che ci toccherà di fare un bel congresso… impegnativo. Adesso, però, aspetto tutti quelli che sono venuti a votare alle primarie provenendo dai dintorni del PD. Lo strumento del cambiamento è il congresso, ragazzi. Se c’è un momento per entrare, iscriversi al partito e incidere è proprio questo. Cosa state a fare sulla soglia. Avanti c’è posto. Per cambiare il partito bisogna entrare. Non ci sono altre strade. Qualcuno dice “prima vadano fuori chi finora ha sbagliato tutto e sta facendo pian piano morire il partito”. Rspondo: Se qualcuno non li spinge fuori, mica se ne vanno!
4

Martedì mattina, conosciuti i risultati delle elezioni, a caldo, ho scritto quello che mi veniva di getto.

pollice verso“Ho poco tempo, oggi, ma alcune cose devo dirle. Non sono d’accordo su alcuni esponenti “politici” che svelano il loro amore per l’Italia affermando che vogliono emigrare, o per sempre, o andarsene in vacanza … Non sono d’accordo con chi dopo aver demonizzato Renzi e chi veniva nei seggi delle primarie a votarlo senza essere riconosciuto dai capibastone, proclama ora che bisogna andare presto alle elezioni, presentandolo come candidato … Non sono d’accordo con chi – perpetuando un atteggiamento esclusivo verso qualsiasi novità – demonizza pregiudizialmente Grillo e i Grillini che comunque sono espressione di un elettorato che non è stato certamente alla finestra e ora dovrà assumersi la sua responsabilità … Non sono d’accordo col silenzio tombale sugli astenuti ancora in aumento … Non sono d’accordo con chi dà sempre e solo la colpa agli altri delle disgrazie proprie… Beh, c’è di che riflettere !!!Continua »