admin on giugno 3rd, 2018

Mercoledì sera 30 maggio 2018

Ancora pensieri.

Sì, perché la sensazione di incertezza, di provvisorietà creatasi con la prevalenza delle due forze populiste alleatesi con l’unico scopo di andare al potere per realizzare scopi anche tra loro contrastanti e spesso non chiaramente esposti in campagna elettorale, trasmette insicurezza e anche rabbia per non essere stati capaci di evitare al paese questo passaggio.

E così ci tocca di assistere ad atteggiamenti al limite della correttezza istituzionale.

Al punto che si fa strada passo passo la convinzione di una presa in giro dei cittadini che volevano, col voto, determinare un esito e se ne trovano un altro.

Chi è andato a votare per il M5s per trasformare il sistema fiscale in modo da favorire chi possiede maggiore ricchezza e lasciare chi è povero nelle medesime condizioni? Nessuno, vero?

Mi verrebbe da spifferarlo all’orecchio di chi ha votato 5 stelle per fare un dispetto al PD. Diciamo al PD di Renzi. Con la certezza di ricostruire così “in purezza”, come si dice dei vini ottenuti dal vitigno originario, in seno ai 5 stelle il “vero”, l’unico, PD sopportabile.

Magari PDS … senza tutti quei “margheritini” che, alla fin dei conti, han sempre governato loro.

Ma lasciamo stare!

Chi ha votato Lega per assegnare un reddito sicuro a chi un lavoro nemmeno lo cerca? Ma nessuno, perbacco!

Chi ha votato “grillino” pensando che il MoVimento avrebbe fatto un contratto per governare con la destra delle ruspe e dei respingimenti? Io no di certo!

Chi ha messo la croce su Alberto da Giussano convinto di portare finalmente a governare chi “si fa il mazzo” per lavorare e far lavorare … e tutti gli altri “fuori dalle balle”?… eh…

E invece?

C’è quindi un inganno palese nel contratto stipulato da Salvini e Di Maio per acquisire un potere che da soli non erano in

grado di assaggiare. Un po’ come i Proci a Itaca. Come narra da par suo Massimo Recalcati … https://www.massimorecalcati.it/images/Massimo_Recalcati_La_Repubblica_30_maggio_2018.pdf

Massimo Recalcati

I NUOVI PROCI E L’ITALIA

La Repubblica, 30 maggio 2018

Anagraficamente Salvini e Di Maio appartengono alla generazione che avevo battezzato Telemaco: figli che hanno avuto il coraggio di farsi avanti, di impugnare le sorti del loro destino, di impegnarsi in prima persona per cambiare l’avvenire del loro Paese. Ma politicamente essi — anche alla luce di questo ultimo tristissimo quanto drammatico episodio della loro lunga marcia verso il potere — sembrano assomigliare di più ai Proci. Sono i cosiddetti “pretendenti”, i giovani principi che nell’Odissea di Omero esigono di possedere la regina Penelope e di insignorirsi del trono decretando Ulisse morto, disperso in chissà quale mare. Nel poema essi rivendicano il loro pieno diritto di governare Itaca nonostante non abbiano mostrato alcun rispetto per le sue istituzioni democratiche. Qui il lettore può spaziare ampiamente nella sua memoria tra le infinite ingiurie leghiste e grilline alle nostre istituzioni: ma non è forse questo il cemento armato della loro più profonda convergenza?

L’atteggiamento dei Proci non è però solo antiparlamentare — interrompono con le armi lo svolgimento di un’assemblea convocata da Telemaco, saccheggiano e deturpano la reggia che li ospita — ma è offensivo verso la Legge stessa della città. Il vuoto di Legge che si è determinato con l’assenza di Ulisse li rende padroni assoluti. Evocare la morte di Ulisse significa infatti evocare la morte della politica che deve lasciare il posto all’arroganza di chi rivendica il proprio diritto inscalfibile alla successione.

L’anti- parlamentarismo si ribalta così in una spinta furiosa ad occupare le istituzioni parlamentari. Una differenza sostanziale differenzia però i nuovi Proci dai vecchi. I nuovi hanno ottenuto democraticamente il consenso del popolo per governare la polis. Hanno un mandato, il popolo è con loro, li sostiene. Tuttavia, la Legge della città ha il compito di ricordare loro che il diritto a governare non implica lo sconvolgimento delle regole democratiche della convivenza, non significa introdurre l’anti- parlamentarismo nelle istituzioni nel nome del popolo. Lo squadrismo fascista violava la vita democratica in nome del popolo. Ed è sempre, come è tristemente noto, in nome del popolo che si sono commesse le più grandi atrocità nella storia. I padri costituenti hanno affidato al presidente della Repubblica un ruolo di garanzia. Bisogna che qualcuno ricordi ai nuovi Proci le regole complesse di una democrazia. Il diritto a governare non può mai coincidere con il diritto a fare quello che si vuole, con il puro arbitrio. Leghismo e grillismo empatizzano facilmente tra loro perché sono le espressioni più radicali del populismo: oppongono la volontà del popolo alla vita della politica.

Di fronte al collasso senza precedenti della sinistra e del Pd, di fronte al vuoto della Legge della città che sembra prolungare all’infinito la lunga notte di Itaca, c’è voluto ancora una volta il volto di un padre simbolico a testimoniare chele istituzioni non sono proprietà di nessuno, che il diritto al governare non coincide con il diritto a cancellare i principi elementari di una democrazia rappresentativa. È stato necessario il gesto coraggioso di un padre per salvare le speranze di Telemaco, per ricordare ai nuovi Proci che Ulisse è ancora vivo.

Domenica 4 giugno 2018, mattina.

La notte dell’incertezza sembra trascorsa. Ora il governo si è formato ed è atteso alla prova dei fatti. I Proci hanno festeggiato insieme al loro insediamento, anche la festa della Repubblica, ma già qualcuno rimpiange la monarchia.

“L’État c’est moi” disse Luigi XIV, il Re Sole. “Lo Stato siamo noi!” ha detto ieri il nostro Luigino.

Come inizio non c’è male…

admin on maggio 28th, 2018

Foto LaPresse

Sabato sera tardi 26 maggio 2018. Ottantatreesimo giorno dal voto del 4 marzo. Governo? Quando?

Pensieri.

Come uscire da questa situazione?

Bisogna uscire dalla logica maggioritaria.

La legge elettorale può anche non piacere, ma questa è e ha prodotto il risultato che sappiamo e la situazione che l’Italia sta vivendo in questi giorni.

Una situazione che a me – ma non solo a me – pare paradossale.

Paradossale per come è venuta producendosi a partire dal risultato elettorale del 2013 e, ancora prima, dal percorso che ha condotto alla formazione del Partito Democratico. Ma non voglio, ora, fare un’analisi di un processo lungo almeno dieci anni.

Mi interessa di più mettere nero su bianco un pensiero, poco più di un gioco mentale che parte dal presupposto che, piaccia o no, l’esito delle elezioni del 4 marzo 2018 presenta tutte le caratteristiche che si producono quando si è in presenza di un sistema elettorale proporzionale e l’orientamento degli elettori è largamente frammentato oltrechè spaesato.

Movimento 5 Stelle primo partito, Partito Democratico secondo, Centro destra prima coalizione, ma     immediatamente disorientata al suo interno a seconda delle opportunità e dei veti che vengono via via producendosi. Centro sinistra tormentato, ma non è una novità, dalle lotte correntizie che hanno caratterizzato la storia secolare della sinistra italiana e non solo.

Scrivo al termine dell’ottantaquattresimo giorno di crisi: Il Presidente della Repubblica ha affidato l’incarico al prof. Giuseppe Conte che nella ipotetica lista dei ministri si trova inserito, per chiara volontà di Matteo Salvini, il prof. Paolo Savona, a detta di molti noto per le sue posizioni euroscettiche. Mattarella non ci sta. Salvini che, sentendo il vento del Nord in poppa, vorrebbe replicare le elezioni, pone l’aut aut: o di qui a 24 ore il governo parte o lui non ci sta più. Di Maio, che per allearselo aveva sfidato la tenuta cieca e assoluta dei grillini, comincia a percepire accenni di tremarella e raccomanda calma e gesso.

E se davvero il tentativo di concludere fallisse?

Tutti a casa e apriamo di nuovo le urne con quel che costano?

Di nuovo con lo stesso sistema proporzionale?

Tutto può succedere, ma sono portato a credere che il Presidente Mattarella preferisca riesumare quel piano B ventilato prima del “Presidente aspetti un attimo, che forse ce la facciamo” gridato dai sedicenti vincitori con l’applauso più che benevolo dei quasi mille vecchi e nuovi inquilini di piazza Monte Citorio.

E come la mettiamo con quelli che hanno vinto?

Quelli, come già disse Bersani di se stesso e del PD, hanno “non vinto”. Anzi, il PD, allora, aveva la maggioranza da solo alla Camera mentre doveva cercare di coalizzarsi con qualcuno al Senato. E, dopo ceffoni e sberleffi dai pentastellati in streaming, toccò prima a Enrico Letta, poi a Renzi e infine a Gentiloni guidare il governo nella diciassettesima legislatura insieme ai transfughi del centrodestra.

Quindi?

Quindi prima di sciogliere le camere e riconvocare i comizi elettorali, secondo me sarebbe opportuno esplorare il possibile destino di quel fantomatico piano B.

Come?

(Riflessione interrotta il 27 maggio 2018, alle 17,45 circa …  il Premier incaricato Conte sta recandosi al Quirinale)

(continua)

admin on febbraio 12th, 2018

Il risultato parve carino.

E fu così che andrà come con le ciliegie. Una tira l’altra.

Rappresentare la vegetazione, quella vegetazione così ordinata, così varia, da giardino botanico era stato un esercizio minuzioso, ma al tempo stesso piacevole, rilassante e mi aveva fatto acquisire il nomignolo di Nonnet, per via di quelle piante acquatiche a galla sul laghetto, immortalate, lì sì, dal genio di Monet.

Già, le ninfee.

Ma non c’era solo quello a motivare. C’era il ricordo struggente e affettuoso di Sara, quella ragazzina capace di mobilitare dall’eternità mamma e papà e la folla dei coinvolti nella magia dell’angelico spazio alle porte dell’abitato. Si può dire, senza tema di esagerare, la città. Tutta la città.

Così misi mano alla seconda “opera” della “maturità” artistica personale: l’accesso al “Giardino segreto”.

Il luogo ove chiunque, solo o in compagnia, può sostare.

Già, la sosta. Sempre più rara nelle nostre vite affaccendate. Rara. E perciò preziosa. Li ho visti qualche volta, altre volte li immagino, come ora, aggirarsi pensosi, o seduti a guardare il cielo, o abbracciati incuranti della mia presenza o fissi sulle pagine di un libro.

L’esperienza della sosta è molto personale. Io ne posso rammentare tre che sono caratteristiche di questa fase della mia vita: il dormiveglia prima del risveglio, alla messa della domenica e nei tratti più agevoli delle camminate solitarie e non solo.

Prima del risveglio mattutino quando la mente è riposata e sgombra compaiono spesso le soluzioni dei problemi. Raramente mi succede di approfittarne passando immediatamente all’azione che si rivela sempre decisiva. E scritta. Più spesso le immagini sfocano al passo con il fluire delle prime attività e vanno a depositarsi chissà dove per riaffiorare solo qualche volta, inconsciamente, sollecitate dall’urgenza della decisione.

Alla messa capita spesso di vagare spensierati, talora, ma non sempre, sollecitati dalle parole alte delle Scritture, altre volte all’inseguimento di immagini che trovano spazio e si diffondono favorite dall’atmosfera raccolta del rito. D’altra parte è la stessa Parola che descrive lo Spirito come un soffio di Vento che si fa sentire quando, come e dove vuole. E, a volte forse si riposa e lascia il posto alla folla dei nostri pensieri in libertà.

Paradossale? No. Anche il cammino diventa facilmente sosta. Quando non è sospinto dalla fretta e la mente si lascia invadere, libera, dagli stimoli che l’ambiente propone passo dopo passo che, inavvertitamente, complici gli automatismi dell’andatura, si fanno sfondo, avviando sull’onda di qualche ricordo, prima timidi, poi sempre più sicuri, sorprendenti catene di ragionamenti che non avrebbero mai avuto, altrove, l’ardire di affacciarsi.

Cogito. Ergo sum.

 

admin on dicembre 28th, 2017

Particolare della decorazione policroma del mosaico con l'acanto e le volute fiorite

Ho preferito rinunciare all’autobus e rientrare a piedi.

Da Ozzano dove ho lasciato la Panda per un intervento meccanico dall’amico Sergio.

Alla base della scelta c’è, come spesso mi accade, la voglia di camminare, ma non solo. Da qualche tempo la mia curiosità è sollecitata dai nuovi scavi dell’antica Claterna a lato della via Emilia, poco prima di Maggio. Non verso sud dove si possono ammirare i pavimenti a mosaico di una villa romana. È verso nord dove già nell’area della “domus del fabbro” ferve l’attività di alcune ragazze intente a ri-costruire uno dei muri della casa. Archeologia sperimentale, mi dicono. Ma non è lì che voglio curiosare. Vedo che ormai una vera cavedagna si inoltra verso est, al centro del campo di erba medica. Mi assicuro che non ci siano divieti e allungo il passo. Una lunga montagnola di terra nasconde alla vista la truppa di giovani intenti a scavare in questa nuova area.

La cavedagna  è ormai una traccia di sentiero che seguo con la curiosità dell’esploratore sulla soglia dell’obiettivo. Mi affaccio e mi soffermo un po’ ad osservare. Ragazze e ragazzi intenti a scavare, spazzolare, osservare sotto gli occhi attenti di due “ispettori” della Sovrintendenza. Come Umarell sono alle prime armi e non mi sento di attaccare bottone. È uno degli ispettori che mi vede e si avvicina. Sta a vedere che mi manda via. Invece no. Apre lui il dibattito che svolta subito sulla questione economica. La città romana, il teatro, i ragazzi … Ci sarebbe bisogno di altre risorse. Faccio capire che Claterna non è una novità per me e a quel punto devo qualificarmi: – Ci ho fatto il sindaco qui.

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– Ma allora conosce Maurizio! Non faccio in tempo ad annuire che già lo chiama.

Maurizio è Maurizio Molinari, ispettore volontario della Sovrintendenza. Superfluo soffermarsi sui convenevoli tra due persone che non si vedono da anni, ma che si stimano. Ciò che conta sono quei dieci minuti a sentirlo raccontare di Claterna e vederla a poco a poco riapparire e come rianimarsi. Gli occhi vedono pietre in fila, mentre le parole creano mura, porte, corridoi, gradoni, spalti che lentamente si popolano di pomposi cives claternati e del cicaleccio di eleganti matrone curiose in attesa di assistere all’esibizione …

Foto aerea da cui risultano evidenti le tracce di edifici pubblici

 

Una commedia di Plauto? Un match fra due lottatori del posto? Circenses offerti alla plebe dai dives della città?

E va bene. Indubbiamente affascinante questo tuffo in un buio secolare appena rischiarato da questi primi affioramenti. Ma la scena è viva. Ragazze e ragazzi veri, a piccoli gruppi, si prendono cura di questi oggetti che, nel loro sonno millenario, mai avrebbero immaginato di uscire dall’ombra fredda e rassicurante del sottosuolo, sentirsi accarezzati dal tocco morbido di dita umane, solleticati dalle setole di una spazzola che restituisce loro forma, colore, significato. Da venti secoli e più non udivano suoni di parole scambiate in una lingua quasi indecifrabile. Ma a prestare attenzione si rendono conto a poco a poco che quelle voci parlano di loro, curiose di saperne di più, felici di scoprire, di tanto in tanto, una risposta. Eh, sì, parlano queste pietre!  Raccontano storie e intrecciano un magico dialogo fra vite prima lontane, ora vicine e curiose …

Altro che libro di storia!

Non c’è paragone. La differenza fra esserci e sentirla raccontare. Poi, se il narratore è bravo, se è un affabulatore, potrà farvela gustare come se foste stati lì, o forse, persino meglio, ma non potrete mai dire “io c’ero”.

Fortunati questi ragazzi degli ultimi anni del Galvani cui tocca studiare cercando, toccando, scoprendo su questo campo di erba medica al limitare della via Emilia e vivere così l’avventura della scuola-lavoro.

Mi allontano pensoso. Penso che tornerò.

 

admin on luglio 20th, 2017

Osteria Grande Solidale.2

Manfesto.pdf

Seconda puntata di una iniziativa per far ripartire società ed economia nelle comunità colpite dal terremoto.

Archiviato il primo capitolo, svolto l’11 dicembre scorso, la parrocchia di Osteria Grande aggiunge ora il secondo, realizzato domenica scorsa, 19 marzo. La prima iniziativa aveva come obiettivo la fornitura dell’arredamento per una delle cinque sale di comunità progettate dalla Caritas per ridare alle persone di quei territori la possibilità di trovarsi insieme e di ricostruire un tessuto sociale in gran parte disgregato dall’esodo provocato dal sisma, la sala di comunità di Norcia.

La concomitanza con la festività di San Giuseppe ha suggerito di puntare sulle raviole, il dolce tradizionale nel bolognese. Nella cucina dell’oratorio hanno lavorato in tanti.e domenica mattina intorno al gazebo sul piazzale della parrocchia si sono affollati tutti per comprare le raviole e per fare colazione col cappuccino preparato dagli allievi dell’istituto alberghiero.

Cosi monsignor Boccardo, vescovo di Norcia, ha fatto conoscenza con i fedeli, con i bambini del catechismo, con la Chiesa di Osteria Grande riunita intorno all’Eucarestia che ha poi presieduto, portando la riconoscenza della comunità nursina.
Nel frattempo, a cento metri di distanza, al bocciodromo, apparecchiavano per trecentoquaranta persone. Un pranzo donato da cinghialai, bocciofila e polisportiva a favore di quattro allevamenti delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. Una festa davvero comunitaria aperta a tutti in nome della solidarietà, conclusa in serata di nuovo in oratorio intorno alle crescentine preparate dal MASCI e dai giovani.
Le cifre:
11 dicembre 2016 in parrocchia 13.500 €
19 marzo 2017 in parrocchia 3.800 €
19 marzo 2017 al bocciodromo 11.400 €

Presenze di autorità
Mons. Renato Boccardo
Sindaco di Castel San Pietro Fausto Tinti
Ass. Reg. Petitti
Parroco di Osteria Grande don Arnaldo Righi
Parroco di Castel San Pietro don Gabriele Riccioni
Cons. Reg. Francesca Marchetti

admin on gennaio 22nd, 2017

È trascorso più di un mese da quella domenica. Tutto era cominciato un paio di settimane prima in coda a una riunione dell’Associazione Sentieri di Pace. Altre volte per fare found raising in favore di qualche buona causa bastava organizzare un pranzo o una cena nel salone dell’oratorio. Questa volta l’idea ha preso da subito una piega diversa. Erano in tanti a sentire verso i luoghi colpiti dal terremoto qualche legame affettivo speciale. Lo racconta bene Sara a pag. 20 e 21 del periodico Agenda dell’Azione Cattolica bolognese. Insieme a questo mondo di ragazzi e giovani pellegrini degli anni a cavallo dei due millenni, ora genitori a loro volta, ha subito detto “presente!” la generazione precedente che per richiami religiosi, turistici, culturali, professionali, almeno una volta, aveva messo piede  in quelle terre. E allora è venuto spontaneo il coinvolgimento. Chi va a Norcia a comprare salumi e formaggi, i Lions che donano le penne rigate  per l’amatriciana, quella da gustare in compagnia e quella take away (inchèrta e pórta a cà) con i catechisti in prima linea, chi si rende disponibile a divulgare l’iniziativa e trovare premi per la lotteria tra i commercianti del territorio, chi ci sta a fare l’uomo sandwich lungo la via Emilia, chi si mette a disposizione in cucina e per servire a tavola, le signore della Caritas al loro “stand” delle statuine del presepe, i giovani insieme al MASCI di Castel San Pietro a cuocere e distribuire crescentine,  gli Alpini pronti col vino brulé, la Polizia Municipale per tenere ordinato il traffico, una straordinaria band intergenerazionale sul palco fino a sera e l’intervento consistente e straordinario dell’Associazione Pace Adesso.

Consuntivo: non meno di centocinquanta persone all’opera, 13.000 € netti in cassa. A chi darli? Per quale obiettivo?

Qualche contatto ci ha fatto incontrare, attraverso il Vescovo di Spoleto e Norcia, con le urgenze della Valnerina e dei suoi borghi. Qualche colloquio ci ha fatto capire che tenere unite quelle comunità frantumate non solo per la distruzione delle case, ma anche per la diaspora delle collocazioni provvisorie, sarà un’esigenza prioritaria. Per questo servirà un luogo, una grande sala capace di accogliere in sicurezza e comodità qualsiasi riunione. Ci siamo così orientati e impegnati a provvedere all’arredamento. Sappiamo già che la cifra raccolta non sarà sufficiente, ma qui nessuno si perde d’animo: già si sta progettando la seconda puntata per il 19 marzo, domenica e festa di San Giuseppe, quando dalle nostre parti i dolci della tradizione sono le raviole. Il passaparola ha preso il via.

admin on gennaio 8th, 2017

Ti vaccini, perché sei previdente, diligente e poi l’influenza è fastidiosa, insopportabile. Nonostante ciò puntualmente, sfacciatamente si presenta. Bontà sua lascia passare il giorno di Natale, ma la mattina di Santo Stefano irrompe  villanamente con tre o quattro conati uditi anche al piano di sopra.

E così è fatta.

Davanti a me una settimana da malato e quasi subito riaffiora la voglia di scrivere. Queste pagine sono in attesa da mesi, ma non ci credo quasi più. Le idee, i pensieri, invece, sarà la febbre, si accavallano impazziti. Qualcosa da tenere per me, qualcosa, molto meno, potrebbe essere anche scritto. È passata una settimana e ancora non ho scritto nulla.

Basta preambolo, scrivo!

Comincio … dall’inizio, ovviamente. Come Giovanni. Giovanni chi? Il più famoso, quello del Vangelo. Se lo cita un “non credente” della posta di Eugenio Scalfari, potrò citarlo anch’io … o no? Guarda caso la citazione con cui il fondatore di Repubblica augura buon Natale ai lettori, affronta un tema sul quale mi arrovello da un po’ di tempo e, per certi versi, si insinua come un bisturi nel campo delle grandi domande dell’umanità, affondando persino in questioni apparentemente lontanissime e disperatamente attuali come la vicenda tutta nostra delle “post verità”.

“In principio erat verbum”.

Tutto cominciò con la parola.

Giovanni, l’apostolo prediletto, scrive anche lui un Vangelo, ma non si ferma ai fatti, li filtra aprendo squarci interpretativi sulla figura di Gesù, ma, prima ancora, laicamente, filosoficamente, sulla vicenda umana nell’Universo e nella Storia.

Già, da dove comincia la Storia? Tutta la storia. Se non da quando è sbocciata la parola. Esisteva realmente qualcosa prima che dalle labbra di un essere uscisse un suono con un significato? Proviamo a immaginarcelo, l’Universo. C’era tutto, ma … muto, silente nel silenzio cosmico.

Tutto prese vita soltanto e finalmente nel momento in cui un essere ad ogni cosa diede un nome, anche a se stesso.

La parola ha avuto e ha il potere di creare. E sarebbe affascinante esplorare cosa ancora oggi crei. Vado a memoria in cerca di parole che hanno creato. Nel senso di trasformare in esistente l’inesistente. Mi limito ovviamente alla mia esperienza di vita e di cultura. Ed è così che si materializzano parole come “I have a dream …” di Martin Luther King, “… sortirne insieme è politica, sortirne da soli è avarizia” di don Lorenzo Milani, “Il sentiero della nonviolenza richiede molto più coraggio di quello della violenza” del Mahatma Gandhi …

Oltre a parole che hanno inciso fino a creare situazioni nuove e impensabili nell’evoluzione della società, credo che ognuno possa ritrovare nella propria memoria le parole che hanno contribuito alla sua crescita personale. Proprio in questi giorni di festa mi è capitato di rimettere mano a centinaia di lettere ricevute in gioventù, a cominciare da quelle dei miei genitori, e poi a tante di parenti, amici, maestri di vita. Terrò tutto per me, ma ho potuto così riflettere sulla incommensurabile ricchezza di quelle parole di affetto, di insegnamento, di incitamento, di preoccupazione, di soddisfazione, d’amore … Parole che, alcune di più, altre forse meno, hanno comunque contribuito a guidare pensieri e azioni, a costruire, forgiare, correggere, rinforzare, comportamenti, atteggiamenti, stili, propositi, volontà.

E così, mentre scrivo, di parola in parola, mi convinco sempre di più del valore miracoloso della parola. Anche di quelle che sto timidamente digitando.  Nel bene e nel male. E della delicatezza con cui le parole vanno usate. Sì, perché le parole possono anche procurare danni. A volte enormi. Non credo serva indagare nella storia  per trovare chissà quali esempi, basta pensare al Novecento e a parole come quelle che ancora, fortunatamente sbiadite dal tempo, si trovano ancora sulle pareti di edifici pubblici di un’epoca non tanto lontana. “Credere, obbedire, combattere”. Qualcuno sorride? Eppure in tanti hanno creduto, obbedito e combattuto. E non è stato uno scherzo. Oppure quelle per tanti incomprensibili parole scritte sui cancelli dei Lager: “Arbeit macht frei”, “Il lavoro rende liberi”. Fa rabbrividire, vero?

Ebbene, da qualche millennio possediamo la parola, questa facoltà caratteristica dell’umano, prima solo suono, poi segno grafico, poi sempre più facilmente riprodotto, stampato, trasmesso, tradotto, istantaneamente scambiato … Sempre di più, sempre più facile, sempre più immediata.

E adesso? mi è bastato dare un’occhiata a Facebook … e mi si sono rizzati i capelli. Com’è facile, però, raccontare menzogne! Senza neppure il tentativo di mascherarle … tanto di creduloni è pieno il web …

 

 

 

admin on giugno 25th, 2016
bandiera europa
Approfitto della tecnologia che ci consente di tenerci in contatto come non mai … e ringrazio tutti gli amici e le amiche che hanno speso un po’ di tempo della giornata per augurarmi buon compleanno … Vi assicuro che fa un piacere enorme … quindi il grazie è proprio sincero. Solo una cosa mi amareggia profondamente: che il 23 giugno sia coinciso con quella follia collettiva di mezza Gran Bretagna che ha comportato l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Ma forse non è un male che, se doveva succedere, sia successo proprio il 23 giugno. Non dimenticherò mai, finché campo che la democrazia … se mal condotta, può produrre disastri immani. E, nel caso Brexit è proprio stata condotta politicamente molto male. Insomma c’è materia e materia … Da noi qualche cautela in più per non scivolare nella faciloneria istituzionale ci sarebbe. Non tutte le leggi possono essere oggetto di abrogazione tramite referendum: alcune materie sono sottratte dal secondo comma dello stesso art. 75 della Costituzione dall’azione dell’istituto. La disposizione costituzionale cita espressamente “le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”. Insomma, mi sento un po’ più garantito.
Ieri poi, ultimo giorno da Presidente di commissione all’esame di stato dei ragazzi di terza media, mi frullava continuamente un pensiero guardando la bandiera Europea accanto all’ingresso della scuola dedicata ad Aldo Moro. Per fortuna che quelle stelle non rappresentano – come nella bandiera degli Stati Uniti – i singoli Stati … altrimenti avremmo dovuto procedere alla triste cerimonia di tagliarne via una … Qualcuno riesce a immaginare l’imbarazzo? O vergogna?
Non vi viene da piangere, amici?
E allora sarà il caso di reagire …
Culturalmente, intendo, prima di tutto e poi … anche politicamente, ma prima culturalmente.
E per ora mi fermo qui. Se avete idee … è il momento di esprimerle e di esprimersi.
admin on ottobre 12th, 2015

scarabocchio

Succede di rado, ma succede. E allora – come per tutte le cose rare – anche per esperienze come questa, credo valga la pena di ricordarle. Per l’emozione che ti hanno procurato.

È successo durante le due settimane di ferie insieme a quella che spesso in casa chiamiamo “la cuginaglia” sulle Dolomiti, in val Gardena.

IMG_9858 Volgendo lo sguardo all’indietro nel tempo, di messe al campo me ne vengono in mente molte, con ragazzi di ogni età, auspice l’Azione Cattolica Falzarego, un nome per tutti. Ma quest’anno è stato diverso. Non una messa del Campo, una messa al campo, davanti ad una minuscola chiesa a margine di un grande prato verde circondato da tanti boschi verdi, ma di altri verdi, rinchiuso da una cerchia di rocce cangianti, sovrastato da un cielo azzurro …

Una cartolina. E dove la trovo una cartolina che mi richiami domani, quest’inverno, l’anno venturo, questa indimenticabile esperienza? Di questa festa paesana che raduna intorno a questa piccolissima chiesa l’umanità dei telefoni cellulari. Così lontana da quella umanità che lì eresse un piccolo tempio con le pareti interne rivelatrici

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all’umanità del digitale l’affascinante storia di quelle piccole comunità insediate tra i picchi delle Alpi, rapite dalle sacre storie narrate dai pochi abili nella lettura e da quei maestri nel dipingere che ne facilitavano la comprensione con una tecnica che fa pensare ai grandi cicli giotteschi o più umilmente a deliziosi fumetti ante litteram.

Ma ormai è l’ora. Qualcuno è riuscito a sedersi trafugando qualche panca dalla chiesetta. L’altare davanti alla porticina d’ingresso è pronto. Arrivano percorrendo il sentiero che lì comincia per nascondersi poi dietro i primi abeti del bosco. Per l’ora convenuta si raduna la folla dei fedeli, in piedi sul prato, seduta sulle prime pendici di fronte alla chiesetta. Io mi metto lì con loro: Chiara, Tommy, Martina, Lorenzo e Samu.

IMG_9870Dallo zaino estraggo l’agenda degli appunti. Non so nemmeno io perché, ma quella scena mi prende la mano e poco alla volta sulla pagina si fissa la mia visione di quella piccola folla domenicale sul prato ai margini di Selva.

Si vede che anche i disegni sono come le ciliegie: uno tira l’altro e, nel pomeriggio, la biro torna a correre sulla pagina. La scena è cambiata: una via di mezzo fra il ristorante e la fiera di paese. e allora, visto il successo del primo, tento il secondo, provando il gusto raro di portare a casa non la solita foto, ma una pagina scarabocchiata al momento, non una fredda foto, ma un caldo scarabocchio.IMG_9872 Un unicum, però, un ritratto di un’emozione solo mia e che solo chi era con me condividerà in pieno.

Come tutti gli anni anche quest’anno le ferie finiscono e si torna a casa. Si riprendono le relazioni, si rivedono gli amici e proprio durante un viaggio con uno di loro, spunta il mio narciso e gli mostro uno dei miei scarabocchi.

Non l’avessi mai fatto! L’amico apprezza, poi ammira, poi dice che è bellissimo, che dovrei farne altri, anzi, che lui ha un’idea. Devo farne uno da regalare in una prossima occasione a una personalità che lui ed io conosciamo bene.
Non poteva stimolarmi meglio. Mi ha fatto venire in mente che molti anni fa avevo comperato una scatola di pastelli a cera. Il soggetto concordato doveva essere uno scorcio del Giardino degli Angeli di Castel San Pietro.

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La passione è passione e Giancarlo aveva toccato la corda giusta. Avevo sulla scrivania dei grandi fogli bianchi che parevano solo in attesa di ricevere le carezze colorate dei miei pastelli.

Coi colori era difficile, ma alla fine il risultato mi è parso carino.

 

 

 

 

 

admin on agosto 27th, 2013

Ormai non è un mistero per nessuno.

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Il 2 settembre Matteo Renzi sarà al Parco Nord di Bologna.

Siamo in parecchi  che per interesse politico o anche per curiosità non mancheranno  accorrere al Parco Noed.
Personalmente lo seguo da qualche tempo, fin dalla Leopolda e dalle primarie di fine 2012, senza soverchie illusioni e devo riconoscere che, se non proprio l’unico, è almeno tra i pochissimi che mostra qualche elemento di novità e credibilità insieme, in questo squallido panorama di parole trite e fruste, spesso vuote e ancora più spesso mistificatrici, pronunciate quasi sempre e soltanto per salvare o promuovere se stessi e il proprio destino. Parole che trasformano chi le pronuncia, prima in personaggi antipatici e poi in soggetti odiosi dando luogo poi al generale sentimento della cosiddetta antipolitica.  Continua »