admin on luglio 3rd, 2019

Chi non vorrebbe modificare il corso della storia, o più modestamente il corso della propria vita quando tutto sembra portare verso il peggio? Allora nella mente si affacciano immagini nuove, situazioni al limite del realizzabile. L’Utopia. Chi non si è lasciato trasportare da Lei  anche solo per qualche minuto e con Lei si è fatto il viaggio?

Care ragazze e cari ragazzi, donne e uomini di questa nostra terra che amiamo, nella quale viviamo costruendo giorno per giorno il nostro oggi e i nostri domani.
Spero che siate rimasti colpiti anche voi come me dalla violenza usata verso i migranti salvati dalla Sea Watch. Spero che, come le ragazze e i ragazzi di Palermo che qualche sera fa si sono ritrovati davanti alla cattedrale della loro città, anche voi sentiate il bisogno di gridare lo sdegno verso chi ancora si oppone allo sbarco di questi esseri umani, umani come me e come voi che leggete. Verso chi nega loro la possibilità di affrontare il futuro, quello che vanno cercando fuggendo dalla guerra, dalla povertà, dalla violenza, dall’assenza di qualsiasi prospettiva di vita.
Se non ne siete rimasti colpiti fermatevi a riflettere cominciando a chiedervi qualche sano perché.
Non è di oggi questo fenomeno. La migrazione da luoghi in cui è difficile, se non impossibile, vivere ha coinvolto, in  un passato neanche tanto lontano, anche il nostro popolo. Fatevi raccontare di chi dal nostro Paese trovò lavoro nelle miniere del Belgio o in Germania. Nonni e nonne possono parlarvene fino alla noia. Recentemente, in particolare dopo il 1989 (abbattimento del muro di Berlino), dall’Albania, attraversando il mare Adriatico, arrivavano in cerca di lavoro. La migrazione avviene sempre in cerca di una vita migliore, talora dell’unica vita possibile: noi italiani abbiamo popolato l’Argentina, il Venezuela, gli Stati Uniti, il Canada, ma anche l’Australia, la Nuova Zelanda …

Vi sarà capitato di parlarne con qualcuno, in rete o, più raramente faccia a faccia. Ma voi, tu Chiara, tu Tommy, tu Marty, e tu Lory, ma anche tu Samu che hai appena finito le elementari, che ne pensate? Non la dovete a me la risposta. Non è un’interrogazione. È una domanda che spero abbiate posto a voi stessi e abbiate cercato di darvi una risposta. Vivete in un’epoca caratterizzata da un’informazione anche troppo facile, e non uno di voi ignora come si fa ad accedervi. Attraverso i media e la fiction avete dimestichezza con situazioni di vita tragiche, crudeli, violente. Immagini che qualche decennio fa avrebbero fatto abbassare le palpebre per non vederle e non impressionarsi sono oggi di esperienza quotidiana. Fanno ormai parte dei nostri passatempi. Sappiamo che sono finzione o, quando si riferiscono a fatti realmente accaduti rappresentano una realtà lontana. A noi non succederà mai?

Anch’io lo spero, anche per me. E me lo auguro per voi che avete la vita tutta ancora davanti.

Immagino che anche a voi, come succede a me capiterà di tanto in tanto di fare un po’ di bilancio della vita trascorsa e anche voi, voi che non siete, o non diventerete, esemplari di quel 27% di italiani che vengono definiti analfabeti funzionali, possiate concludere che siete stati molto fortunati. Fortunati a nascere dove siete nati e a vivere dove, complici le vostre scelte e la vostra collaborazione e fatica,  la vita vi ha condotto giorno per giorno lungo strade di pace, in luoghi nei quali con lo studio, col lavoro, nella libertà, nell’uguaglianza delle opportunità, nella fiducia e nell’aiuto reciproco tra esseri umani state sviluppando una vita degna. Questo mi auguro.

E allora? Cosa c’entra tutto questo con la Sea Watch?

Domanda retorica, vero?

Voi avete capito benissimo che c’entra, eccome se c’entra!

Chi sono i 42 della Sea Watch? Credo che per capire bene bisogna esercitarsi a indossare i loro panni. Sennò è facile, anche troppo.

Quando ho cominciato a scrivere erano allo stremo sul ponte della nave con la sola speranza che Carola, la Capitana, ottenesse il via libera per entrare nel porto di Lampedusa e tutti potessero finalmente sbarcare in Italia. Oggi, Carola ha deciso di entrare e attraccare. Il suo progetto di portarli in salvo si è realizzato. I sogni di quaranta persone cominciano a tingersi di speranze …

E Carola? Carola è stata arrestata. Ah, sì? hai ripescato e salvato 42 naufraghi e li hai portati in salvo? Brava. In galera! Vogliamo vedere le manette!

No. I 42 della Sea Watch non ci stanno e lo fanno capire con uno striscione che appendono al parapetto della nave.

 

P.S. – Roberto Vecchioni, in una lettera al Direttore del quotidiano Repubblica, è stato capace di ritrovare nella Storia un episodio narrato 2500 anni fa da un poeta Ateniese, Sofocle, e di proporre questa riflessione. Da leggere per capire.

Caro direttore, è proprio vero che non c’è niente di nuovo sotto il sole, quel (s)elios che brilla e illumina come selenio. Qualsiasi storia, intreccio, episodio, qualsiasi accidente, doloroso percorso, strazio o trionfo che la vita ci presenti nelle sue infinite variazioni c’era già stato, era lì da 2500 anni nella tragedia, nella commedia, nella lirica o nell’epica, nel romanzo e nell’epigramma dell’antica Grecia. Qualsiasi opera letteraria – dice Sepulveda – nasce o dall’Iliade o dall’Odissea, sono frantumate anime in gara con se stesse tutti i re Shakespaeriani pari agli eroi sotto Ilio. Romantici dibattuti fra realtà e sogno, Goethe e compagnia, pari ad Ulisse Robinson di Swift, l’illuminista e Bloom di Joyce, peregrino dell’indefinibile tragedia di un solo giorno. I greci avevano teorizzato già nell’essere o divenire due inconciliabili e antitetiche sembianze della verità. Tutto è doppio, è duplice nell’universo e lo sarebbe stato fino a Hegel, fino a noi. E duplici intendevano pure le forme del vivere sociale, dello stare insieme, di governare una polis, uno stato. La prima, “catabolica”, tendeva a stringere, rinchiudersi, ammucchiare, difendersi, non rischiare l’ignoto; la seconda al contrario apriva, usciva, indagava il diverso, accoglieva, sfidava l’ignoto. La paura del diverso, appunto, ha caratterizzato tutto il neolitico. Ogni evento raro, sconosciuto era all’indice: il mestruo, il ritorno dalla guerra, il neonato malforme, la grandine, l’animale sconosciuto, mandavano in tilt un intero clan. I totem sono simboli di parentela protettiva: se mi imparento con la natura, con gli animali, io può darsi che me la cavo. In fondo ogni “destra” è una società di cacciatori-raccoglitori.

Quando nel regno di Tebe due scriteriati fratelli, figli di Edipo, si prendono a mazzate per salire al trono, succede che quello legittimo la spunta ma crepa e l’altro, l’illegittimo crepa pure e manco la spunta. E qui salta fuori Salvini, che allora si chiamava Creonte, fratello di Giocasta, regnante ad interim nell’attesa speranzosa che i due fratelli (le due anime del Pd) si facessero fuori l’un l’altro, Creonte ordina che il buono “il bianco” Eteocle venga seppellito con tutti gli onori, ma il cattivo, “il nero”, rimanga insepolto.

A questa decisione si oppone fermamente la sorella dei due, una meravigliosa, indomita ragazza: Antigone. Il suo scontro con Creonte è epico. Creonte non si sposta di un centimetro: la legge dice così e basta, caso chiuso. Ma Antigone gli tiene testa con una fierezza che la fa forte dentro di un’altra legge più alta, più universale delle convinzioni umane. No. Lei seppellirà il fratello a qualsiasi costo, a qualsiasi conseguenza potrà andare incontro. È la madre di tutte le battaglie il conflitto eterno tra ragione e cuore. La legge è qualcosa di alto, di sacro. Socrate, che è innocente, non si pone nemmeno il quesito, potrebbe benissimo scansarla, fuggire, tutto è già preparato dai discepoli. Ma è un’altra storia. Socrate aveva votato lui stesso quella legge, la coerenza è per lui imprescindibile. Carola-Antigone non ha dubbi, non ha bilance, su cui pesare il male e il bene, il vero e il falso: lei entrerà in quel porto qualsiasi siano le conseguenze. La dabbenaggine degli uomini è credere che un contratto sociale sia ferro temprato da Dio in persona. Può anche darsi, ma certo l’umanesimo è diamante; di una luce che stravolge e sconvolge quando senti di averla dentro. Io me la vedo Carola, bella, ritta sul ponte a prendere quella decisione che per lei è solamente normale. Nessun tentennamento, nessuna paura, un riso naturale, convinto, gli occhi semichiusi nel sole accecante, nella certezza che tutti gli uomini sono diamanti. Lei non lo sa, ma le ha dentro di sé le ultime parole che Edipo in punto di morte aveva detto ad Antigone disperata: “Non piangere, figlia mia, c’è una sola parola che ci libera dall’oscurita, dal male del mondo. E quella parola è amore”.

admin on giugno 15th, 2019

A differenza delle altre volte, questa volta le righe che seguono non sono tutte mie. Sono il risultato di alcune conversazioni con qualche amico, in particolare con Corrado Fini. Se non fosse stato per un confronto serrato al termine del quale ci siamo sentiti in totale sintonia, non so se questi pensieri avrebbero trovato forma sulla pagina. Grazie Corrado! 

 

Proprio così. Profondamente offesi e totalmente impossibilitati a reagire ad armi pari. Ma fa lo stesso. Non abbiamo a nostra disposizione televisioni compiacenti, capaci di impostare per noi un talk show sul tema …

Abbiamo però la nostra rabbia, i nostri pensieri, la nostra cultura, possiamo scrivere, ci piace comunicare e confrontarci e abbiamo una buona dose di convinzioni ben supportate da argomenti semplici con cui intendiamo rispondere.

Proveremo a farlo con gli strumenti che abbiamo a disposizione. Carta e penna, computer, cellulari, libri e, tra questi, la Bibbia.

Lo facciamo per far conoscere ai nostri amici, alla rete di persone che conosciamo, di persona o sui social, le ragioni del nostro sentirci rattristati e offesi, la necessità di rafforzare, proprio ora, i valori irrinunciabili che sentiamo di condividere.

Messaggi fuorvianti

“La pacchia è finita”, i porti sono chiusi. Questo terribile, beffardo messaggio, non era rivolto ai turisti delle crociere, ma, in primo luogo a uomini, donne, piccoli e grandi, in fuga da guerre e da povertà.

Attraversavano un mare tra i cui flutti molti, troppi, hanno trovato la morte. E, nello stesso tempo, si irridevano altri uomini e donne, organizzazioni e volontari che andavano in loro soccorso.

Fa una certa impressione che oggi quella battuta orribile, pronunciata e diffusa sui social da un ministro della Repubblica, sia contornata su facebook da tanti like e da tante faccine ridenti.

Spunti e riflessioni

Umani

Le migrazioni che caratterizzano questo momento storico ci hanno messo di fronte più che mai all’esistenza e persistenza sui pianeta Terra di esseri umani in condizioni disumane. Condizioni favorite dalla rapina perpetrata nei secoli e tuttora esistente a carico di persone, territori, sostanze da parte dei più forti verso i più deboli. Condizioni che hanno favorito la creazione di uomini schiavi di altri uomini, di territori depredati, di norme di vita distinte per colore della pelle, per genere, per censo.

L’Occidente nel quale abbiamo vissuto negli ultimi settant’anni, godendo condizioni di pace e benessere mai sperimentati prima ci ha fatto credere di essere giunti in un’era felice. Poi i nuovi strumenti dell’informazione e della comunicazione che ci siamo dati ci hanno reso consapevoli di essere una sparuta minoranza mentre a due passi da noi esistevano condizioni di vita molto diverse dalla nostra.

La consapevolezza accresce il livello di responsabilità. 

La diffusione di questi strumenti ha reso contemporaneamente consapevoli intere popolazioni, i poveri, i diseredati, del fatto che la  VITA può essere vissuta molto meglio di quella offerta dall’ambiente quotidianamente sperimentato. A due passi da loro.

L’elaborazione del pensiero umano aveva intanto raggiunto una sintesi sui principi guida irrinunciabili della convivenza sul pianeta: Libertà, Uguaglianza e Fraternità. Un buon inizio.

Più di una volta abbiamo trovato il modo di definire queste conquiste in uno strumento formale, la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo è quello al quale abitualmente ci richiamiamo per dire chi siamo e come siamo tenuti a convivere:

Art. 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Civili

Abbiamo sentito minacciato il nostro livello di civiltà quando abbiamo sentito venir meno da parte di chi ci rappresenta i principi e i comportamenti basilari della convivenza. Quelli maturati nel corso dei millenni della nostra storia tra progressi e regressi.

La chiusura dei porti, lo sbattere la porta in faccia a chi bussa, l’alzare reti di filo spinato per impedire il passaggio anche a chi chiede soltanto di attraversare la terra in cui abiti per raggiungere terre, parenti, amici che attendono il suo arrivo, ha lasciato dapprima allibiti, increduli molti di noi, italiani ed europei.

Nel contempo si faceva strada la strategia della paura per alimentare il consenso intorno al respingimento delle popolazioni migranti e in favore di chi appariva come il tutore della sicurezza nostra e dei nostri beni.

Un tutore della sicurezza che in realtà rinunciava al suo compito di difendere la nostra incolumità concedendoci di farci giustizia da soli con la detenzione e l’uso di un’arma, riconoscendo la sua incapacità di proteggerci e trovando comodo cavarsela con un chiaro “arrangiatevi!”.

Ma l’opera di salvataggio viene persino criminalizzata con i provvedimenti previsti da chi, in una infantile politica del dispetto, fa della sicurezza un decreto volto a punire chi soccorre i naufraghi e li accoglie in Italia.

Sono queste le misure che minacciano la nostra civiltà, non le politiche di accoglienza 

Vale la pena allora richiamarsi ancora alla Costituzione.

Art. 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 10: L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Cristiani

Il continuo richiamo di Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, ai valori cristiani è indisponente.

Chi si sforza, sottolineiamo si sforza, di praticarli nel vivere quotidiano ne ha presenti le difficoltà ed è stomachevole lo scimmiottamento che egli fa di una devozione, il rosario, che in tanti fedeli è invece sincera, fiduciosa, grata, amorevole, mentre il gesto esibito davanti ai fan in campagna elettorale ne manifesta sfacciatamente l’uso strumentale finalizzato all’inganno. Il bacio al crocifisso richiama un bacio più noto narrato dall’Evangelista nel racconto della Passione, quello del traditore.

Le sante scritture sono molto chiare e non lasciano scampo a chi vorrebbe adattarle alle sue personali vili intenzioni e convenienze della parte politica.

La proclamazione della fede cristiana è incompatibile con le politiche dell’odio e del respingimento.

Bastano pochissimi richiami:

«Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,34).

17 poiché l’Eterno, il vostro Dio, è l’Iddio degli dèi, il Signor dei signori, l’Iddio grande, forte e tremendo, che non ha riguardi personali e non accetta presenti, 18 che fa giustizia all’orfano e alla vedova, che ama lo straniero e gli dà pane e vestito. 19 Amate dunque lo straniero, poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. (Dt: 17-19)

   …Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi….. ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 41 (Mt 25: 34-36;40)

Ebbene … 

Non possiamo starci. Siamo orgogliosi di appartenere a coloro per i quali la parola UMANITÀ ha valore, la parola CIVILTÀ ne segna le conquiste più alte nel campo della convivenza, la parola CRISTIANI sottolinea l’ideale che ha profondamente segnato l’Umanità col comandamento dell’Amore “ama il Prossimo tuo come te stesso”.  Questo ci fa dire a chi ci governa nel nome del POPOLO ITALIANO

“NON IN NOME NOSTRO”,

perché queste decisioni e queste azioni ci fanno solo vergognare. Esse non sono né UMANE, né CIVILI, né, ad onta dei simboli esibiti, CRISTIANE.  E, tantomeno ITALIANE.

admin on maggio 21st, 2019

L’Azione Cattolica è stata un punto di riferimento essenziale durante la mia adolescenza e, ancora di più nell’età giovanile. Molto di quell’esperienza mi piacerebbe ricordare … Un’esperienza che assume sfaccettature sempre nuove, diverse, inattese, preoccupanti o entusiasmanti, più o meno consapevoli … personali e comunitarie, innovative …

Ma non si può raccontare tutto e allora i miei quindici lettori si abbandonino, se la curiosità li attrae, alla lettura di questo fascicolo ricco proprio di esperienze dalle quali traspare un processo di cambiamento che si riverbera sull’intera Diocesi di Bologna, sulla storia anche civile, nella quale affiorano fisionomie di donne, uomini, giovani e ragazzi …

Di mio si trova il capitolo dedicato ai Campi Scuola. A pagina 56 …

http://www.azionecattolicabo.it/wpac/wp-content/uploads/2019/03/Agenda_1-2019.pdf

admin on maggio 6th, 2019

Non posso non annotare qualche pensiero su quanto sta accadendo in Italia. In Italia, proprio in Italia.

Su questo mi tocca persino partire da Matteo Salvini e dal suo noioso ritornello “Prima gli Italiani!”. Ma a modo mio. Non mi ha mai convinto questo carezzevole e insistente slogan utile soltanto a stornare l’attenzione dai problemi veri dell’Italia e degli italiani, gonfiando artatamente a dismisura i dati sugli arrivi dei migranti oltre allo strombazzato danno economico prodotto dalla loro presenza. “Prima gli Italiani” si può e si deve declinare come “Prima l’Italia”, un’Italia che riguadagni posizioni nelle classifiche che contano, quelle che ribaltano istantaneamente i loro effetti benefici sul benessere e sull’essere degli italiani. Parlo di Pil, spread, occupazione, imprese che scelgono di insediarsi nel nostro Paese perché al timone dell’Italia c’è chi dà fiducia. E, last but not least, il livello etico della nostra comunità nazionale.

C’erano. Hanno fatto di tutto perché venissero sconfitti e se ne andassero. Prima al Referendum e poi alle elezioni. Ma non voglio cercare capri espiatori. Meglio non piangere sul latte versato anche perché “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

E ora? Altro che PRIMA!

In Italia le cose stanno andando a catafascio, e siccome non si può piangere sempre, per consolarci ci diciamo che non c’è poi da preoccuparsi troppo, perché è così anche in Francia, così in Inghilterra, è così persino in Germania, per non parlare di quanto succede fuori dall’Europa …

Non ci sto a questo gioco del “mal comune, mezzo gaudio” che conclude sempre volendo convincere che “intanto non possiamo farci niente” e “vedrai che alla fine passerà”.

C’è solo del FATALISMO in questo atteggiamento. Un fatalismo che sfocia nel DISINTERESSE e subito da luogo all’ANTIPOLITICA  più vigliacca.

Perciò, parliamo dell’Italia. Di questa Italia malata.

Ecco in che fase siamo. Una fase che mostra tutte le caratteristiche della PATOLOGIA. E speriamo che non sia cronica.

Se questa condizione stesse ancora dentro ai margini della fisiologia, avremmo la percezione che gli anticorpi non sono esauriti e, invece mi par proprio che “siamo alla frutta”. Fisiologico sarebbe chiedersi “Che cosa posso fare io?”e all’interno di qualsiasi gruppo sociale cercare insieme di intervenire.

All’inizio del 2002 la situazione politica italiana preoccupava non poco.

Nacquero allora i “Girotondi”. Dal basso, come si suol dire.

E allora com’è questo “prima gli italiani a modo mio?” In quello di Salvini gli italiani non devono fare niente, fa tutto lui, l’importante è che lo votino. Secondo me, serve il contrario. Sì,  “prima gli Italiani!”, prima (ci pensino) gli italiani! Il primo atto da compiere è nelle mani degli Italiani che mi rifiuto di crederli fanciullini eternamente inebetiti dagli illusionisti a cinque stelle e/o dai celoduristi con mitraglietta forti coi deboli e deboli coi forti. Prima, quindi, andare a VOTARE il 26 maggio! L’unica arma seria da imbracciare è il VOTO. Mirando bene. Non è il momento di sprecare. A disposizione tutti gli italiani e le italiane hanno un voto, qualcuno due, perché oltre alle Europee in molti Comuni si vota anche per scegliere il sindaco e i consiglieri comunali.

“Prima gli Italiani” lo ribadisco senza togliermi dalla testa l’idea che i primi passi di un’Italia determinata a non perdere il treno del futuro e a togliersi dai piedi chi voleva incatenarla in un passato di guerre fratricide, li compirono donne e uomini protagonisti della Resistenza. Di quell’Italia,  con lo sguardo rivolto al futuro di pace e prosperità, fu l’Italia di Ventotene, di quanti ne aveva avuto abbastanza di morti, di macerie, di orfani, di vedove, di mutilati, di odio, di miseria, di paura e, convinti che gli stessi sentimenti erano presenti in altre donne e altri uomini sopravvissuti alle stesse follie, avviarono il processo di costruzione dell’Europa. Economica, dapprima, poi, un tentativo dopo l’altro, politica.

Ora tocca a noi. Alle spalle tante occasioni perse tra cui il fallimento della Costituzione Europea. È ora che la sveglia suoni e che i liberi e forti si facciano sentire.

 

admin on febbraio 26th, 2019

Tra una settimana si vota alle primarie del Partito Democratico. Io ho fatto la mia scelta. Possono votare tutti coloro che, pur senza essere iscritti al PD, si sentono elettori di questo partito. A tanti miei amici e amiche orientati in questo senso raccomando di non perdere l’occasione e di andare a votare per scegliere chi e verso quali obiettivi condurre questo partito. La mia preferenza andrà all’accoppiata GIACHETTI e ASCANI. Non andateci alla cieca. Per questo ho condiviso questo video. Stamattina a BOLOGNA c’erano tutti e due. Se non avete potuto esserci, spendete un po’ di tempo per dare risposta a qualche perché. E… buona settimana! https://www.facebook.com/AnnaAscaniPD/videos/410224099724208/

Quello che avete visto, se l’avete visto, qualche spunto dovrebbe avervelo dato.

Questa mattina ho cercato di fare quello che considero un mio dovere: diffondere la notizia di questa opportunità che vien data a tutti coloro che potrebbero essere interessati a partecipare a questo importante appuntamento elettorale. Ho distribuito i volantini che spiegano dove si può votare domenica 3 Marzo prossimo a Castel San Pietro e dintorni. Ammetto che non è semplice attaccare bottone con tutti, ma non è impossibile … il sorriso vince su tutto. Dopo un po’ scatta anche la curiosità. Qualcuno ha proprio bisogno di un confronto in tema di politica e … non ti molla più. La consegna è di tenere un atteggiamento unitario sono convinto che sia giusto, senza rinunciare a mostrare la propria preferenza. Non è difficile se chi sta al banchetto chiarisce subito che i candidati sono democraticamente tre: Zingaretti, Martina e Giachetti con Anna Ascani e che alle primarie potranno votare tutti coloro che pensano già ora che alle elezioni voteranno PD.

Stamattina è andata bene. Speriamo che continui così.

 

Da “la Repubblica”
22 FEBBRAIO 2019
Nel brutto caso di Foligno sono loro ad uscirne davvero bene, denunciando un comportamento degli adulti assurdo e incomprensibile
DI FRANCO LORENZONI

Nel brutto pasticcio di Foligno gli unici che ne escono davvero bene sono le bambine e i bambini della scuola primaria, che hanno portato alla luce e denunciato con forza un comportamento adulto a loro apparso assurdo e violento, ancor prima che infame e razzista.
Non so cosa abbia spinto davvero il docente precario di Foligno, che insegna nelle ore di “alternative alla religione cattolica”, a prendere di mira e insultare un bambino perché nero, girare il suo banco e costringerlo a non rivolgere gli occhi dove guardavano i suoi compagni. Certo è che ha ferito un bambino che aveva l’unico torto di essere figlio di genitori nigeriani, violando la più elementare delle leggi umane non scritte, che chiede a tutti di il massimo rispetto per l’infanzia.
Ciò che ha messo in scena Mauro Bocci, con l’esplicita lingua dei gesti, rappresenta una delle più odiose discriminazioni, che è quella razziale. Il fatto che abbia giustificato la sua azione come “esperimento didattico” è, per certi versi, ancora più grave. Si possono certamente proporre giochi teatrali di scambio di ruoli e sono decenni che “il teatro dell’oppresso” ci insegna che si possono creare artificialmente situazioni drammatiche, che mirano a tirar fuori ciò che coviamo dentro. Ma quelle sperimentazioni, che l’insegnante folignate sembra abbia copiato malamente da Youtube, hanno come regola aurea il fatto che le “vittime designate” sono consapevoli e informate del gioco che si sta facendo e mai oggetto passivo di violenza gratuita. Con i bambini, inoltre, tutto è più delicato perché, come sappiamo, ferite inferte a quell’età lasciano tracce profonde.
Risulta disarmante, allora, la superficialità del maestro che voleva, a suo dire, “suscitare una provocazione”. Fa pensare, tuttavia, il fatto che abbia parlato di “esperimento sociale”, perché ha evocato inconsapevolmente qualcosa che sta avvenendo davvero in Italia. Sono mesi che il nostro Paese è sottoposto a un pressante “esperimento” che consiste nell’iniettare nel corpo sociale dosi massicce di veleno razzista contro gli immigrati colpevoli di ogni male. Ma se c’è un luogo pubblico che quotidianamente cerca di mantenere la rotta contraria, questa è la scuola primaria, dove decine di migliaia di maestri (in stragrande maggioranza donne) da oltre vent’anni trasformano le loro classi, fortemente disomogenee, in laboratori del futuro attraverso percorsi didattici messi a punto con intelligenza, cura, dedizione e fatica ben poco riconosciuta.
Non è un caso se proprio dalla scuola partì lo scorso anno una campagna a favore dello Ius soli, perché per la stragrande maggioranza degli insegnanti i bambini, tutti i bambini, sono cittadini con pieni diritti fin da ora, almeno nella scuola. Lo scorso anno una mia alunna di quinta elementare, al termine di un’appassionata discussione, disse che “dobbiamo avere paura dell’ignoranza”. Mi piacerebbe abitare un paese capace di ascoltare la saggezza dei bambini.

– L’autore è un maestro elementare

admin on febbraio 10th, 2019

Nonostante tutto, la consapevolezza che viviamo un tempo in cui il cambiamento si percepisce più che mai, si fa strada nei discorsi della gente comune, per quanto si cerchi di continuare a vivere la vita di tutti i giorni come se non fosse vero.

Non è una novità. Basta fare mente locale.  Chi ha una vita alle spalle come la mia, oltre settantasette anni, se si lascia cullare dall’onda dei ricordi, dall’infanzia in avanti, vede, passo dopo passo, scorrere cambiamenti in tutti i campi. Ciò che, però, colpisce, è la rapidità con cui, novità dopo novità, sono avvenuti. E continuano ad avvenire.

Lo diceva una canzone conosciutissima nella versione di Mercedes Sosa (argentina) scritta da un cantante cileno (Julio Numhauser) nel 1982, ovvero in piena dittatura cilena ad opera di Pinochet (che aveva preso il potere nell’altro famoso 11 settembre, quello del 1973).

Il bisogno di cambiamento, spesso di superamento di una situazione locale e temporale insoddisfacente, è insito nell’essere umano e, nello stesso tempo, la tendenza a sperare che nulla cambi, in genere da parte di chi “sta tanto bene così”.

La storia è piena di esempi di ambedue le tendenze, la prima delle quali si fa strada spesso lentamente, introducendo il cambiamento quasi senza farsene accorgere, altre volte attraverso rivolgimenti repentini, sorprendenti, talora cruenti, mentre la seconda si manifesta con la critica al nuovo in tutte le sue forme e, anch’essa, talora, con la repressione violenta.

Il finto cambiamento, sì, c’è anche quello … cambiare perché nulla cambi e tutto resti come prima. Il Gattopardismo ė sempre dietro l’angolo.

Credo che sia la tecnologia l’elemento più appariscente tra i cambiamenti succedutisi nella seconda parte del ventesimo e in questi primi due decenni del ventunesimo secolo. Si cerca di far mente locale su come l’incessante affiorare di nuove opportunità abbia inciso nella nostra vita personale e ci si perde subito nell’affacciarsi e nell’accumularsi delle immagini di questo interminabile film. Non c’era la radio in casa mia quando ero bambino e non c’era il telefono.

Oggi un click sul telecomando e possiamo scegliere su centinaia di prodotti di intrattenimento e d’informazione, un click o un touch direttamente sul cellulare e ci colleghiamo seduta stante con il resto del mondo. Modestissimi esempi, questi ultimi, di ciò che, tante volte senza che noi ce ne accorgessimo, si è svolto comunque sotto i nostri occhi. Nei campi più diversi. E non mi sogno lontanamente di esaurirne in queste poche righe il panorama.

La scuola, sia pure a passo di lumaca, ha modificato la sua organizzazione, i programmi, la metodologia, la didattica. Vorrei ricordare alcuni promotori del cambiamento in favore dell’incontro con le esigenze sociali e culturali del momento storico attraversato. Don Lorenzo Milani è la prima figura che mi appare, con la sua Lettera a una professoressa nella quale presenta la sua scuola a tempo pieno di Barbiana, nota nel mondo, ma ci sono altri riformatori conosciuti più che altro tra gli addetti ai lavori. Gli sperimentatori in ambito didattico, da Célestin Freinet con la tipografia a scuola a Mario Lodi  e al movimento di Cooperazione Educativa, a Jean Piaget, a Zoltan Dienes e all’intero movimento promotore della cosiddetta matematica moderna, tendente anche nella scuola primaria, a superare l’impostazione del solo far di conto e ancora l’impostazione della didattica nel progetto La scuola come Centro di Ricerca avviato da Alfredo Giunti e dall’intera équipe della rivista Scuola Italiana ModernaNel frattempo l’evoluzione normativa giungeva all’introduzione della scuola media unica obbligatoria per tutti, all’abolizione delle classi speciali per anormali psichici, all’istituzione delle classi a tempo pieno nella scuola dell’obbligo e degli Organi Collegiali della Scuola. E anche qui ci sarebbe molto altro da aggiungere.

Le tecniche nei vari campi di lavoro si sono evolute rendendo necessaria la formazione continua costantemente aggiornata dei lavoratori ai vari livelli di competenza.

La società ha dovuto ristrutturarsi in relazione agli stessi cambiamenti, l’ultimo dei quali, l’allungamento della speranza di vita. Ciò ha portato, nel nostro Paese, all’ampliamento dei servizi assistenziali e sanitari con l’afflusso di persone disponibili allo svolgimento di compiti scarsamente appetiti da parte degli italiani.

Quale lingua materna? eh, sì. Tutte le lingue sono in perenne evoluzione. Non è una novità. Già nell’immediato dopoguerra, terminata la fase “autarchica”, si ritorna ad apprezzare la lingua straniera in senso non solo utilitaristico, ma anche culturale, talché, una famiglia umile e modesta come la mia, non appena la scuola elementare offre a chi scrive, in terza elementare, la frequenza di un corso facoltativo di francese, non hanno incertezze nel farglielo frequentare. Per molto tempo l’organizzazione scolastica continua a propinare nell’ordine francese, tedesco, inglese e spagnolo. Oggi le opportunità sono ormai altre, fino alla frequenza di anni scolastici all’estero e all’utilizzo del grande progetto Erasmus siglato in piazza Maggiore a Bologna.

Questi ambiti non sono certo i soli degni essere citati a proposito di cambiamento, ma sono i primi che mi sono venuti in mente. Ne ho in mente altri, ma sarà per un’altra volta.

Sto pensando che Obama ne aveva fatto il suo motto già nella campagna per il suo primo mandato. Chi non ricorda il suo “WE CHANGE”?  E così la politica in tutti i paesi si propone continuamente come cambiamento. Ovviamente in meglio, ma è sempre più arduo crederci.

E mentre chiudo sento che non posso dimenticare l’ambiente, la letteratura, le canzoni, l’arte, l’Europa, la politica …

Metto il punto, perché non si finirebbe più …

 

admin on febbraio 3rd, 2019

2 febbraio 2019: ieri. Non a tutti sarà venuto in mente che esattamente 17 anni fa, in quello stesso giorno prendeva forma il “Gruppo 2 Febbraio”. Un semplice anniversario? Non proprio.

Non è immediato da parte di chi legge ricordare la fase dei Girotondi. Stava avviandosi in tutta Italia la protesta spontanea nei confronti delle decisioni più eclatanti del governo Berlusconi.

Questa era la presentazione nel sito che ancora si può direttamente leggere on line:

:: Un gruppo di amici

Siamo un gruppo di amici bolognesi operanti nell’ambito del centro sinistra. Anzi dell’Ulivo, per essere più precisi. A partire dalla situazione politica italiana e internazionale è emersa l’esigenza e la necessità di incontrarsi e discutere in maniera sistematica su quelle tematiche di volta in volta più urgenti.

Gli obiettivi delle nostre riunioni sono legati alla necessità di poter continuare ad esercitare il nostro potere critico, quel potere che, primo fra i diritti, è condizione essenziale per partecipare responsabilmente alla vita e alle scelte della comunità e cooperare al suo sviluppo.

La particolare attenzione nei confronti della libertà di pensiero, di ciò che la fonda e di quanto discende dal suo pieno esercizio, nasce dalla percezione che la situazione strutturale e contingente in materia di fonti di informazione, segnatamente dell’informazione televisiva, sia tale da non assicurare la necessaria pluralità degli orientamenti, sola e unica garanzia di libertà.

L’informazione che vogliamo deve essere tale da renderci e mantenerci osservatori critici della realtà politica e sociale quotidiana e da favorire il confronto reale all’interno dei nostri ambienti di vita e nelle formazioni sociali in cui si svolge la nostra esperienza di cittadini, superando il tendenziale atteggiamento unicamente fruitivo sollecitato particolarmente dal mezzo televisivo.

Il gruppo che denominiamo 2 Febbraio si intende aperto a tutti coloro che condividono questi presupposti di vigilanza circa la libertà dell’informazione, di “re-azione” all’attuale tentativo di assopimento delle autonome capacità di giudizio delle persone e si propone di allargare le occasioni di confronto e discussione a tutti coloro che si ritengono interessati agli argomenti e condividono affini presupposti socio-politici quali:

>> La difesa dello stato di diritto
>> La difesa del patto costituzionale che sta alla base della Repubblica Italiana
>> La difesa della persona e dei suoi diritti
>> La difesa di una corretta informazione e comunicazione politica, che contrasti la demagogia e accetti e tuteli per tutti i cittadini il razionale confronto delle idee.

Per il raggiungimento degli obiettivi si ritiene fondamentale una dinamica aperta al confronto che si sviluppi in approfondimenti con specialisti della materia presa in considerazione, che consenta eventualmente interventi specifici.

Il gruppo si trova generalmente con cadenza quindicinale in base alle urgenze e alle disponibilità dei partecipanti.

Che sia il caso di prendere esempio? Che il 2 febbraio sia un presagio favorevole?

admin on gennaio 24th, 2019

Zilistén al calzulèr

La sô butàiga l’era in un såttschèla

fòra ‘d Mazini prôpi dal Bitàn

t al sént da la maténna ch’al smartèla

l éra un cusén ‘d mî mèder ón ‘d Bisàn

Celeste si chiamava, mo in dialàtt,

si avéven bisàggn dal zavatén

ló, ch’ stéva sänper drî dal sô bancàtt,

par tótt al månd era sänper Zilistén.

“Cus’ in gîv, Zilistén, gîv ch’am cunvéggna?

d arsulèr sta zavàta ch’ l è un arcórd,

al dégg såul a vó, ‘d cla tareghéggna

che quänd l éra al månd, andéven mâi d acórd?”

“Chi? To mujér? am per ‘d vaddla dnanz a mé!

Gran bèla dòna! E pó che senpatî

Mo quant al suladûr, s’ t i cuntänt té

a t li fâg sóbbit e t pû purterli vî

mo a oc’ e cråus col tô quarantasèt

t a n in vè dänter gnanc con al curnàtt

dam mänt a mé, con tè a vói èser stièt

‘vàrra cal catuén e in vàtta al mi bancàtt

métti zãnt scûd e senza discussione

dåu zavàt lóstri ed mèrca Celestino

nóvi nuvänti in pelle di caprone

da gran signore, dal gusto sopraffino

potrai trovare già da domattina

e far la tua figura anche in salotto

quando ricevi la nuova signorina 

di cui m’han detto sei già bello cotto.

Il tranvai passava lì davanti

scanpanléva par mód ch’i s féss’n in là

tott quî che del pericolo sprezzanti

da la gran fûria e par pòra ‘d vanzèr zå

nel mezzo della calca l à rasàn

chi pió cóccia chi spénz chi pió ’s lamänta

chi dice con permesso e zà un spintån

intant che ‘l biglietèri ormai la cänta:

“avanti c’è posto …” “mo sé, va a fèr …”

Intãnt zå da la schèla pian pianén

scendeva la Zelinda par purtèr…

al bidån con al róssc zå dai scalén

“Ch’al scusa bän, chèro al mî ruscaról

dài bän piò fiè a cla tråmmba ca i sént póc

ca m tåcca ed fèr la schèla a råtta ‘d col

e s a m spatàc in tèra! Al sèt che ciòc!

Mo Gino, al ruscaról n à brìsa fràzza

s a i è däl dòn … l à sänper quèl da dîr

e s an fóss par la pózza e la schifàzza

dal róssc e pral cavàl prónti a partìr

quel convegno potrebbe continuare

anc fén a sîra, parché sänza tivù

la comunicaziån l è quàssta se vi pare

c’è chi ne sa!!… e chi ne  sa di più!

V.Z.

20 gennaio 2019

admin on gennaio 23rd, 2019

Per Natale ero abbastanza lontano da casa… ma ho pensato più volte a tanti amici, al comune interesse per la fede religiosa e per la politica, per una politica che orienti verso il benessere l’umanità tutta intera. E, più d’una volta mi balenava di invitare qualcuno a seguirmi, magari la prossima volta. Perché qui, ogni tanto, è bene fare un salto. Non mi sfuggiva, intanto, che i miei piedi calcavano la terra origine e simbolo delle religioni monoteiste e, contestualmente della più scandalosa delle divisioni. Dove ancora per andare alla messa di mezzanotte attraversi un check point tra muri, ringhiere e fili spinati, sorvegliato da ragazzi e ragazze col mitra che controllano il tuo passaporto e in chiesa ci entri perquisito come in un aeroporto. Possiamo cominciare di qui, anche se le tappe di questo viaggio non saranno in ordine cronologico, ma seguiranno più che altro la mappa delle emozioni.

Vale la pena collegarsi al link e rendersi conto di che cos’è e come funziona un check point per chi vive lì e per andare a lavorare, per andare a trovare qualcuno all’ospedale o per qualsiasi necessità dall’altra parte dei territori deve sottoporsi anche per ore a questo interminabile e umiliante supplizio.

Non c’era tanta fila al check point 300 quando siamo passati noi la sera della vigilia di Natale verso le 21 per raggiungere la chiesa dei Francescani. Lì avremmo potuto partecipare alla messa di mezzanotte celebrata dal Patriarca di Gerusalemme, alla presenza del Presidente Abu Mazen, nonché alla sua bella omelia. Più che il luogo, per chi crede è la potenza del Vangelo ad evocare col racconto della nascita di un bambino – di quel bambino –  in una stalla di pastori, una realtà tanto vicina e tanto attuale.

Provo allora a dire che cosa mi suggerisce e mi insegna, anche ora, quell’evento. A me la nascita di un figlio evoca mille pagine di futuro, tutte ancora da scrivere, ma fortemente abbozzate da chi lo ha preceduto. Il futuro, è vero, è prima di tutto nelle mani di chi lo modellerà giorno per giorno come ha fatto nei suoi trent’anni di vita il Figlio del falegname. Come tutti i bambini ha giocato, come tutti i ragazzi ha studiato e ha fatto innervosire i suoi genitori, poi ha trovato la sua strada, ha coltivato il suo sogno, ha coinvolto altri e non vi ha rinunciato perché credeva che fosse quello giusto. Il suo messaggio è giunto a noi nel corso di duemila anni e il primo, quello della sua nascita, è totalmente rivoluzionario. È prima di tutto un “rifiutato”, nessuno ospita la coppia Maria Giuseppe, erano poveri e neanche la Madre incinta incute compassione. Solo tra le bestie trovano il riparo per affrontare il parto. Mentre il potente si sente minacciato da questo innocente. Ha paura di essere esautorato. Si rivolge ad altri re e scienziati dell’epoca per cercare informazioni su questo piccolo che sembrava minacciare il suo regno ancor prima di nascere. Si fa strada la paura, la paura di perdere autorità e potere, ed ecco la soluzione. Ucciderli tutti quei neonati. Lasciarsi guidare dalla paura, questa la via del potente che ha a cuore solo la sua personale salvezza. Niente di nuovo sotto il sole. Perfino troppo evidenti i parallelismi.

Poveri in fuga da guerre, carestie, mancanza di tutto, assenza di speranza e di futuro: chi sono i Giuseppe e Maria di oggi? con i loro bambini che, come loro, vengono per paura rifiutati dai potenti di turno. Chi è l’Erode di oggi? Ce n’è più d’uno. Non è da solo quello che dice di chiudere i porti …

La cattiva compagnia è diffusa in molte parti del mondo. È la cattiva compagnia del dio Ego che nelle nostre vite si fa instancabilmente strada con astuzia facendoci balenare facili scorciatoie verso ciò che pensiamo possa essere la felicità. In estrema sintesi danaro e potere e se ce n’è solo per me tanto meglio.

Ma, se vuoi renderti conto di come va a finire e provare altre emozioni forti, puoi visitare lo Yad Vashem, il museo dell’olocausto e ascoltare i proclami del Fuhrer insieme alle folle di uomini, donne, ragazzi, bambini contenti e sorridenti, invasati e impazziti. Una vera e propria scuola dell’orrore. Di uno stupido orgoglio di appartenenza indipendentemente da ciò che il potere ti propina provocando in te una vera e propria mutazione, una progressiva disumanizzazione. Beh… credo di aver passato il Natale più vero li, in quella terra senza luminarie. Dove in più di un luogo ho anche pregato e se devo dire dove la preghiera mi è sgorgata con maggior impeto è successo davanti a questo muro …

Quel muro… è meta di molte preghiere … ho avuto, quella sera, l’opportunità di esprimere un desiderio che, credo, sia il più universale in assoluto … la PACE. Che poi sia SHALOM, سلام, PEACE, non fa differenza. E che la richiesta sia rivolta a YHWH, Allāh (الله) o a Dio Padre, credo che la risposta sia quella che mentre ritornavo a casa mi risuonava insistentemente nella mente come un’indicazione perentoria: LOVE… che tutti sanno cos’è… Auguri Amiche e Amici Democratici! Che il 2019 sia un grande anno d’AMORE.