Il pensiero vola dove il cuore batte

La mostra è visibile, ancora per qualche giorno, sotto il portico dell’ex Pretura a Castel San Pietro

Abbiamo preso il via in ottobre. Era arrivato un messaggio che chiedeva di intervenire. É bastato qualche whatsapp e sono arrivate le prime adesioni. Alcuni ricordavano la raccolta di oltre quindici anni fa che si concluse con la richiesta dei giovani dell’Oratorio San Giacomo di Imola di accompagnarli a inaugurare due acquedotti appena realizzati per portare l’acqua in due villaggi, Muzinzi e Mubone, nei pressi di Bukavu, una grande città al centro dell’Africa. Era stata un’impresa straordinaria. Aveva impegnato cittadini, scuole, associazioni, imprese ed aveva contribuito con oltre ottantamila euro a far sì che un sogno diventasse realtà. Ora però le gocce non devono essere semplicemente di acqua, ma di una pappa, la bouillie, per tanti bambini di 2/3 anni in condizione di malnutrizione. Quella condizione che, se non affrontata con i mezzi giusti, frena la crescita e per tanti chiude per sempre la parentesi della vita. Ma i whatsapp non bastavano e ci è venuta in soccorso l’amicizia.Le foto che mostravano quanto eravamo stati baravi quindici anni fa sono diventati pannelli per una mostra sotto il portico con una lettera di presentazione del Sindaco Fausto Tinti. Avremmo preferito all’interno della sala esposizioni, ma le restrizioni del Covid ce lo hanno impedito. Ricuperare il contatto con l’oratorio San Giacomo ha reso possibile la spedizione immediata delle prime somme raccolte e qualche contatto ha facilitato l’avvicinamento all’obiettivo di 4000 €. Oggi ci siamo arrivati. 

«Molti ricorderanno il progetto per costruire acquedotti nei villaggi di quella regione, che per anni ha coinvolto tutta la città, dall’amministrazione alle scuole, dalle associazioni agli operatori economici – afferma il sindaco Fausto Tinti l’inaugurazione della mostra -. E’ stato un percorso di amicizia e di solidarietà concreta, che oggi possiamo rivivere nelle foto qui in mostra e in un video pubblicato nei siti di Comune e Pro Loco. Un percorso che siamo pronti a continuare. Perché oggi anche in quelle zone si vive l’emergenza dell’epidemia, aggravata dalle condizioni di povertà, e quelle famiglie hanno bisogno di un’altra goccia di solidarietà. Accanto alla nostra bella Piazza della Solidarietà, insieme all’invito a donare prodotti alimentari per sostenere le famiglie castellane bisognose, vogliamo rispondere anche alla richiesta di aiuto dei nostri amici di Bukavu. Per ricordarci che facciamo parte di un’unica grande famiglia umana. E che sia un Natale davvero buono, per tutti».

E per l’Epifania? C’è una novità

Niente oro, niente incenso e niente mirra.

Ogni mattina salgono verso la sala dell’associazione Kitumaini alcune donne, attese da una quarantina di Gesù Bambini. Li conoscerete osservando la foto qui a fianco mentre loro, le Regine Mage,  distribuiscono  la bouillie.

Non siamo soli
Quando succede ciò che non ti aspetti

È successo qualche sera fa. Poco prima di Natale. Non credevo alle mie orecchie. La voce è quella di Maurizio Ferrari, il presidente dell’Associazione “Sentieri di Pace” che da anni intrattiene una fattiva collaborazione con Bosnia, Bulgaria, Brasile, Haiti, Uruguay, portando con ammirevole continuità sostegno morale e materiale. Con una decisione “provvidenziale”, il Consiglio Direttivo ha deciso di aggiungere alle gocce di tante persone generose una gocciolona di 2000 €.
Pierre Lokeka ha risposto così:
“Grazie per questa bella notizia che procurerà un grande piacere ai bambini e a noi tutti … Grazie a tante persone di buon cuore e particolarmente ai membri dll’Associazione della vostra parrocchia. È un bellissimo regalo di Natale che ci aiuterà ad avere la bouillie. …” 

Un GRAZIE immenso va all’Amministrazione Comunale e alla Pro Loco di Castel San Pietro, all’Oratorio San Giacomo di Imola, al Gruppo Missioni Imola-Bukavu, al Lions Club CSPT e a quanti, privati, aziende, associazioni, hanno donato danaro o l’opera preziosa e gratuita della loro professionalità.

E adesso?

Questo progetto, ovviamente non può finire qui. Servono idee ed aiuti economici. Dalla prossima newsletter gli approfondimenti.

NON POSSIAMO FARE TUTTO, MA POSSIAMO FARE MOLTO

admin on dicembre 30th, 2020

Il mio sarà un caso, ma ce ne devono essere stati molti se “Mal d’Africa” è diventato un modo di dire. Per me è comunque una realtà ed è bastato un messaggio a farmi rivedere il mio unico viaggio africano. Gli scali: Amsterdam, Nairobi, Bujumbura e, infine, Bukavu. Amici nuovi, postumi evidenti di una brutta guerra finita e non finita, segnata da un genocidio … l’accoglienza, le discussioni, le visite, i Padri Saveriani, le famiglie, i bambini, le donne con la schiena piegata in due dal peso della legna, i mercati, il sindaco, il governatore della regione, i progetti, Les Amis de don Beppe, i Foglietti, il fango, la cucina africana, il lago, la Botte con le case dai tetti aguzzi come nel Nord Europa, la succursale della Coca Cola, il coltan, l’UNHCR, l’inaugurazione …

Il discorso da preparare, il percorso con una scorta armata fino ai denti, la sosta dal comandante della guarnigione, le rassicurazioni, il panorama esterno e quello interno.

Sì, mi sento circondato, un sobbalzo, mi vedo nello specchietto della Jeep. Sono bianco,. Me ne accorgo: intorno a me solo neri. Anch’io posso essere il diverso. Bianco, anche i capelli … sono vecchio. E loro tutti giovani. Già! I vecchi non ci sono più. Sono brutto. Sì. Loro sono belli!

Ma che mondo è? Dove sono finito?

Arrivati.

Le donne protagoniste, vestite di colori. Gialli, rossi, blu, verdi… che occhi! Sullo sfondo della pelle nera sono luci. Riflettori a cui non sfuggi … cantano e danzano … È giunta l’acqua… nel villaggio ed è gioia sfrenata… si uniscono anche le due ragazze bianche che sono con noi. Bevo anch’io dalla fontana …

E poi la cerimonia … i discorsi … il buffet per le autorità. Pane e sardine. Gli altri a guardare e mi accorgo che la prima fila dei cerchi umani e composta di occhi. Occhi, occhi e ancora occhi. Di bambini. Aspettano. Meglio non pensarci.

Scambio di doni… per me una gallina, un criceto, e frutti. Frutti a non finire, Manghi, papaje, caschi di banane. Lascio una targa col nome della mia città.

Ma non è finita qui. Altri ricordi affiorano. Non riesco a separare l’impegno di questi giovani per mettere a frutto gli apprendimenti maturati anche nel contatto con le nostre scuole e le nostre conoscenze dal medesimo impegno nel partecipare alle riunioni di approfondimento sulla nuova costituzione. Non dimenticherò mai Pierre Lokeka seduto su una panchetta consultare un libro di agricoltura con una donna desiderosa di acquisire competenze atte a favorire il successo nella produzione agricola. E non dimenticherò mai l’assemblea di donne e uomini di diversi villaggi pronti a porre domande, a mettere in discussione bozze di articoli, a proporre soluzioni durante una seduta organizzata dai giovani universitari in nome del diritto a partecipare.

Questo mi affiorava alla mente all’arrivo di un messaggio di Gofundme nel quale risaltavano due parole: Bukavu e URGENCE.

La rete dei contatti ha fatto il resto. Siamo arrivati qui e qualche Euro sta cominciando ad arrivare. Ma ciò che conta di più sono arrivati altri aiuti. Cominciamo dal sindaco di Castel San Pietro che ha raccolto una mia confidenza e l’ha resa pubblica in una occasione molto coinvolgente e così non posso certo ritrarmi in silenzio. Al Jolly, in occasione del ringraziamento al personale sanitario che aveva operato nelle nostre strutture durante la fase più dura del Covid. Dice che non possiamo ignorare i nostri amici di Bukavu ai quali quindici anni fa abbiamo portato l’acqua e ora erano succubi, anche loro come noi, di tutti i problemi legati alla pandemia. Con la differenza che la condizione di povertà di tanti rende tragica la vita e la lotta per la sopravvivenza. Lì presente c’è anche Teresa Gombi, la presidente del Lions Castellano. Mi dice senza indugio che il Club si impegnerà. Siamo già in tre. In casa mia sanno subito. Mia moglie, le catechiste, moneta sonante. Ma a Bukavu ero andato con i ragazzi di Imola … e l’avventura non può continuare senza di loro. Secondo il Sindaco si deve ricordare ai Castellani l’avventura che ha portato la città ad essere immortalata al centro dell’Africa.

E cosa c’è di meglio di una mostra di foto? Sotto il portico che si affaccia sulla piazza che a Natale sarà dedicata alla solidarietà?

Detto fatto.

Adriano Raspanti sforna i pannelli, la ProLoco, in testa Raimonda… li sistema sotto il portico. Qualcuno se ne accorge. Fabio Avoni gira un film. È ora di provocare. È l’ora del banchetto …

 

admin on agosto 20th, 2020

Il percorso è quasi sempre lo stesso, dietro casa, facile da raggiungere, ma natura e uomo non sono mai contenti e ce la mettono tutta per provocare il cambiamento. Ciascuno con i suoi ritmi.

Osservavo, ieri mattina il verde tenero delle piantagioni di ulivo che stanno facendo assumere alle colline un carattere nuovo e molto ben curato. Mi veniva in mente certa Toscana e ricordavo che per queste terre l’ulivo non è poi una novità.

Gli olivi nel Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa

Fantasticare, mentre si cammina, viene spontaneo. Vedi questi bei filari ancora neonati e niente impedisce di immaginare come saranno queste piantagioni fra qualche anno. Ora le colline sono più verdi che mai e anche nelle giornate torride di questo ferragosto è piacevole soffermarsi la mattina sulla piazza di Varignana davanti a un cappuccino e a una pasta prima di riprendere il cammino. Mi accorgo che non sono solo a godere di questi piaceri. Ho incrociato altri che già scendevano di nuovo a valle: –Voi sì che siete mattinieri! 

Accompagnata da un grande sorriso, immediata è la risposta: – Quando siamo partiti, abbiamo incrociato gente che già era di ritorno …

E io che credevo di essermi alzato presto …

Quando sono arrivato in paese non ho saputo resistere, la chiesa era aperta e ho ceduto subito alla tentazione di assaporare il fresco di quella cripta di mille anni fa. Disturbo e saluto un amico assorto nel suo colloquio privato col Padreterno e infilo i pochi gradini che conducono sotto il presbiterio.  È buio. Accendo la luce che durerà quattro minuti.

In realtà devo aver suonato il campanello, perché mi viene incontro la padrona di casa. La conoscono tutti, si chiama Maria e tiene in braccio il figliolo.

– Spero di non aver disturbato e svegliato il bambino. Mi vien proprio da scusarmi, ma la risposta è sorprendente.

– No no, si accomodi pure, è il primo stamattina. Il custode ha appena aperto, sa, adesso arrivano in tanti. Alcuni curiosano solo, ma molti si confidano e mi raccontano un sacco di cose: situazioni, preoccupazioni, speranze … Hanno anche molta fiducia in questo bambino, pensi …

Da brava azdåura mi mostra la casa che è proprio ben tenuta ora che è restaurata. Mi soffermo ad osservare i capitelli. Tutto è stato conservato e valorizzato.

 Resto affascinato. Non serve chiudere gli occhi per immaginare uomini, donne, bambini raccolti qui a pregare negli abiti del loro tempo, villani, servi della gleba, padroni della gleba e pure dei servi. Anche qui a Varignana. Chissà che festa avranno fatto nel 1257, quando giunse la notizia che il Consiglio del Popolo Bolognese aveva promulgato la liberazione di tutti i 5855 schiavi: uomini, donne e bambini …

 

Chi legge è autorizzato a pensare che la mia sia una fantasia molto fertile …

È un difetto?

 

 

admin on agosto 19th, 2020


Qualcuno si chiederà il perché di questa foto. Non ci sono le rocce dolomitiche che fanno parte quasi naturalmente delle mie vacanze…
Beh… si può con soddisfazione camminare anche vicino a casa. Il verde non manca. Né in collina né in pianura. La storia è richiamata dal palazzo Malvezzi quasi in primo piano, l’attualità dalla inconfondibile torre Unipol che immediatamente dice che siamo nell’immediato hinterland bolognese. Peccato quell’orrendo cavo che divide in due la foto.

 Su molto altro mi veniva da riflettere stamattina mentre godevo dell’aria fresca e sorprendentemente chiara … di questa vacanza vicino a casa. Chi si accontenta gode? Anche. Ma molto di più. Occhi che inquadrano e si soffermano senza fretta, orecchie che ascoltano, odori emanati da una natura che ostinatamente si fa strada tra le opere dell’uomo… incontri ravvicinati con un leprotto birichino che non mostra nessuna soggezione e aspetta anche lui un selfie!  (continua)

admin on agosto 5th, 2020

In automatico. Non avevo di fronte nessuna copia dell’adorazione dei Magi di Giotto, ma mi è venuto spontaneo pensare che l’autore fosse influenzato dalla scuola Giottesca. Non so e forse non saprò mai se questo mio accostamento ha qualche ragion d’essere, ma la posizione delle figure al riparo di una capanna, la foggia  degli abiti, il re con l’oro inginocchiato e gli altri due in piedi, in attesa di offrire i loro doni, mi fanno pensare di non essere tanto lontano dalla realtà. Anche questa camminata in salita fino alla meta ha unito natura e arte. Le grandi bellezze del nostro Paese. Che cosa pretendere di più?

Ogni giorno passano in tanti di qui. Qualche notizia in più da leggere sul posto non sarebbe stata inutile. Al meno per me che  che non ho esitato a cercare in rete trovando poche scarne notizie per le quali lascio questo link: https://www.seiser-alm.it/it/cultura-e-territorio/attrazioni/chiesa-di-san-valentino/

Questi artisti del medioevo viaggiavano volentieri e sapevano trarre frutto dalle loro abilità. Avevano vite corte, ma non sprecavano tempo e imparavano gli uni dagli altri.

Poco oltre la chiesa ricontattiamo la natura e facciamo conoscenza diretta con gli animali  del luogo che ci accolgono con i loro odori caratteristici e ci guardano incuriositi dal nostro sostare, mentre cediamo volentieri all’offerta generosa di un pruno che ci lascia assaggiare qualche suo frutto.

E così non ci resta che scendere verso Castelrotto che a dispetto del suo nome non è per niente rotto, ma si presenta in gran spolvero.

Si resta facilmente affascinati dalle pareti delle case affrescate con le immagini dei santi protettori. E dove non ci sono affreschi, come nell’edificio comunale, risalta lo splendore della bianca facciata che fa da sfondo alla fontana centrale alla quale si dissetano i passanti che non cedono alle lusinghe dei tavolini dei caffè del centro.

E al centro della piazza si erge quel palo che nelle feste popolari chiamano l’albero della cuccagna. Chi accetta la sfida? Meglio informarsi, perché a Castelrotto, oltre all’albero della cuccagna, ogni due anni arrivano anche i Krampus.

Paura per le vie di Castelrotto: arrivano i Krampus!

 

admin on agosto 5th, 2020

Non c’era questo segnale così importante all’inizio della stradicciola che dalla provinciale conduce direttamente all’albergo e non c’era nemmeno la stazione di partenza della cabinovia che con un salto di 800 metri ti sbarca sull’Alpe, non c’erano nemmeno le bici con pedalata assistita e sui sentieri incrociavi soltanto appassionati camminatori che – grüssgott o buongiorno – sentivi decisamente affratellati dalla comune passione esplorativa.

Al Salego erano quasi tutti bolognesi delle parrocchie. Tornavano da anni, quasi tutti si conoscevano, ritornavano con i figli e con i nipoti e i dialoghi calavano spontaneamente nel privato.

– Mo Dio, se è belìno! Sembra tutto suo padre!

– E i tuoi come stanno? 

Oppure sulle imprese passate e future:

– Ti ricordi l’anno scorso? Ci torniamo anche quest’anno al rifugio Bolzano, vero?

– In programma abbiamo messo i Denti di Terrarossa, può andare?

– Noi siamo pronti anche adesso …

Conversazioni che avrebbero potuto continuare a lungo con l’incremento dei partecipanti che si univano attratti dall’allegra combriccola che faceva di tutto per sottolineare, alzando la voce, i momenti più emozionanti della scalata o gli aspetti più insoliti dell’esperienza:

– Se non c’eri tu a tenermi su di morale, dopo due tornanti del ghiaione sarei tornato indietro!

– L’unione fa la forza, ragazzi …

– E la notte al rifugio? Quella è un’esperienza che rifarei volentieri. Dai! Chi viene?

C’erano anche allora gli amanti della vita comoda:

– Noi siamo stati su all’Alpe tutto il giorno. Anche lì ci sono delle belle salitine e il panorama è incantevole. E prima di tornare al parcheggio ci siamo fatti una Sacher da leccarsi i baffi…

– Ah … ma allora, non siete andati su a piedi per il sentiero?

– Eh, sé! Ormai non ci va più nessuno. Su c’è un gran bel parcheggio e … li avete visti i lavori della funivia?

Nel capitolo dei ricordi sollecitati dall’ambiente si potrebbero scrivere molte pagine, ma “bisogna sempre guardare avanti”. Come dicon tutti, anche con vent’anni in più sul groppone. Adesso la cabinovia è ormai da tempo terminata e funzionante, i parcheggi sono quasi sempre pieni, nonostante il calo di frequenze tipico per quest’anno di pandemia. I bus turistici non mancano e quelli di linea veloci e frequenti scaricano famigliole, pensionati e giovanotti zaino in spalla. La stazione di partenza ha l’aspetto di una aerostazione. Lunghe teorie di vetrine mostrano le ultime novità in materia di abbigliamento per il trekking, l’arrampicata, l’escursionismo, il cicloturismo. Di tutto e di più. Io ho già tutto ma il medico mi ha detto che quest’anno farò bene a non superare i mille metri di quota. Ho deciso di ottemperare e non faccio storie.  Allora mi guardo intorno e scelgo come prima meta San Valentino. Una chiesetta a mezza costa che si impone al primo sguardo. Era lì anche vent’anni fa e non è neanche troppo sciupata. Anzi.

(continua)

admin on agosto 4th, 2020

Di camminate è stata ricca questa vacanza 2020. Difficile non sentire l’invito quotidiano che le montagne ti lanciano mentre le osservi dalla finestra appena aperta al mattino, mentre ancora ti stropicci gli occhi. Col sole che dà vita ai colori, con l’atmosfera trasparente che più non si può, va a finire che cerchi le scarpe più adatte, le stesse che ti hanno portato tante volte su sentieri che non dimentichi, solide e dure fuori, sgarbate con la roccia, i sassi, la terra, il fango che non ha esitato qualche volta ad avvolgerle, accoglienti e morbide dentro e gentili con i diti, la pianta, i tuoi talloni, preziosi collaboratori nel passaggio dall’idea dell’escursione alla concretezza del succedersi dei passi sulle asperità del sentiero.

E lo zaino. Quello, per le mete consentite dall’età, è quasi pronto. Il sentiero lo conosci già, ma è come fosse la prima volta. Quando ci sei ti accorgi che il tempo è passato. Salire mette alla prova il respiro, i muscoli delle gambe mentre si riaffaccia alla mente il consiglio di un amico prete esperto nella guida di lunghe file di adolescenti smaniosi di “scalare” e di arrivare infine sulla cima, pronti però ad arrendersi per sete, per fame, per stanchezza…  – Passi corti – diceva lui – non abbiate fretta, dobbiamo arrivare tutti insieme – Nessun premio per chi arriva primo! Ti accorgi ora che aveva ragione. Il tornante che sembrava lontano ormai è superato, la baita è ormai vicina e il rifugio si vede già … e intanto ti guardi intorno. Che belli questi prati verdi! Alzi lo sguardo, pensi alla maestà delle  pareti che hai di fronte e concludi che non è per caso che hanno conquistato il titolo di patrimonio dell’Umanità.

Siamo qui e un bel giorno ti raggiungono gli amici. A cena la domanda fatale: domani dove andiamo?  – Siete appena arrivati – rispondo – dovrete acclimatarvi, ma niente paura, il sentiero parte da qui. Nessuna marcia di avvicinamento. Il weg è dedicato a Oswald von Wolkenstein, poeta, compositore, diplomatico e gran viaggiatore degli albori del ‘400. Turismo e storia si danno spesso la mano. Il sentiero è ben tenuto e arricchito di tanto in tanto da cubi informativi sulla vita nei castelli, di due dei quali incontreremo i ruderi e leggeremo interessanti informazioni sulla vita quotidiana nelle corti e nella società del tempo.

Come in un gioco potremo sederci sul trono, vestirci come la principessa o il giullare, apprendere quale sarebbe stata la nostra approssimativa speranza di vita e, scatenando la fantasia, immaginarci in lotta con qualche drago o partecipare ai sabba delle streghe.

(Continua)

 

 

admin on luglio 24th, 2020

Dal balcone di casa  se ne vedono due di chiese. 

Una è la parrocchiale dedicata all’Assunta, l’altra dedicata a San Pietro. Una terza, dedicata a San Lorenzo e a Santa Margherita,  non si vede dal balcone ed è stata la piacevole scoperta di una breve escursione esplorativa pomeridiana a Fiè di Sopra. Una quarta, dedicata all’arcangelo Michele che, a quanto pare svolge il compito di pesare le coscienze delle anime trapassate, era la cappella funeraria annessa al cimitero che, come sempre in Alto Adige, circonda la chiesa parrocchiale. Ma ora è il museo della parrocchia.

Non smetto di chiedermi come mai qui in montagna, tra le cime più belle del mondo, patrimonio universale dell’Umanità, mi sono entusiasmato così tanto all’ambiente umano e immediatamente alle chiese. Porsi domande è peculiare di noi esseri umani e le risposte difficilmente sono univoche, definitive.

Devo ammettere che queste chiese fanno parte quasi “naturalmente” dell’ambiente. Già quando velocemente lo attraversi in auto, le vedi, abbarbicate lungo i pendii, chiocce di pietra attorniate da pulcini di pietra e legno, creste a punta o a cipolla. Covano da cinque, sei, settecento anni e più ancora, in gara con i castelli, poderosi, merlati, di vedetta, dominanti vallate.

Anche qui ce n’è uno, quello di Presule.

Merita una visita e sollecita qualche approfondimento che mutuerò da una vera e propria guida del luogo: Cultura Fellis. Edifici d’interesse storico culturale di Fiè allo Sciliar.

“Anche se il castello medievale è per la prima volta menzionato in un documento risalente al 1279 (castrum preslie) in realtà i signori di Fiè – amministratori  del vescovo di Bressanone – lo fecero erigere già attorno al 1200. Il più illustre rappresentante della dinastia fu sicuramente Leonhard von Völs Colonna (1458-1530), per molti anni il governatore del “Land an der Etsch und im Gebirge” (“Terra all”Adige e in montagna”), come si usava definire allora il Tirolo. Proprio a lui si deve l’aspetto attuale del castello che fece fortificare secondo nuove tecniche difensive e allestire secondo il gusto dell’epoca dell’Imperatore Massimiliano I. Il portone d’ingresso reca l’anno 1517.

Una moderna scultura posta innanzi all’entrata ricorda i processi alle streghe, che si svolsero nel castello tra il 1506 e il 1510.

All’interno della possente cinta muraria una via lastricata conduce fino al pittoresco cortile interno da cui si accede direttamente alla sala delle colonne e dove è possibile ammirare ancora oggi l’antico pozzo a carrucola. Di particolare fascino tra le stanze sono particolarmente la sala dei cavalieri (con pannelatura neogotica) e la stanza del camino.”  (Continua)

 

admin on luglio 16th, 2020

Quest’anno vacanza slow. Senza programmi prestabiliti. Sempre in montagna. Dopo la pandemia da Coronavirus la montagna sembra la più adatta a mantenere la cosiddetta distanza sociale. Prima tappa  Fiè allo Sciliar dove rimarremo due settimane. Poche per un’esplorazione sufficiente ad apprezzarne tutte le potenzialità. Non sono venuto in montagna alla ricerca di qualche via ferrata lungo la quale sperimentare la mia agilità, il mantenimento dell’equilibrio, la resistenza. No questo cercavo fino a venti anni fa. Ora tocca ad altri. Io amo sentieri non troppo a rischio vertigini, amo esplorare questi magnifici borghi, fiutarne le tradizioni, la storia, cogliere tutta la ricchezza dell’offerta che sanno mettere in vetrina a favore di chi, come me, può passare qui giorni di riposo e meditazione. Abbiamo scelto di vivere nel modo più indipendente possibile. Per questo abbiamo preferito un piccolo appartamento e constatiamo subito che bastano pochi minuti di cammino per fare la spesa. Non mancano negozi e supermercati, ma ciò che attira subito l’attenzione è il centro storico: piazza, chiesa, scuola, comune, alberghi. Detto così niente di originale, ma invece … la chiesa è aperta: vale la pena di entrare. Gli occhi sono subito attratti dalla pala dell’altra maggiore. Avvicinarsi è spontaneo e la curiosità mette a fuoco il tesoro. Non avevano ancora inventato la stampa, ma quella pala è un vero e proprio libro aperto. A fumetti. Interno copertina: si presentano gli autori, Giovanni l’Aquila, Luca il Vitello, Matteo l’Uomo, Marco il Leone.

E all’interno i primi capitoli della Storia: L’Annunciazione, la Natività e l’arrivo dei Re magi.Ve lo immaginate l’uditorio analfabeta, alla messa domenicale, in ascolto del parroco di quelle epoche lontane, incantato dalla bellezza di quelle rappresentazioni? Gregge rapito dalla descrizione dei fatti raffigurati che solo il prete aveva letto e riletto rigorosamente in latino? Ve lo immaginate quel popolo in uscita dalla chiesa, sciamante lungo i sentieri che lo riportano alla cascina, tra le mucche e le capre al centro della sua vita? Che cosa si saranno detti? E quali i loro pensieri? (continua)

admin on maggio 11th, 2020

È vero che una tira l’altra. Solitamente ci si riferisce alle ciliegie, ma questa volta lo riferiremo ai libri. Bel gruppo quello che si è prodotto intorno a un libro che ha scatenato commenti sempre entusiasti. Ma c’è anche chi non ha commentato e tra i silenti, qualcuno che non ha gradito c’è. Succede.

A me l’esperienza è piaciuta. Mi piacerebbe molto che ci si potesse trasformare in un vero e proprio gruppo di lettura dal vivo. Credo che bisognerà attendere la scomparsa del virus, ma nel frattempo potremo sempre continuare come abbiamo cominciato.

Dopo qualche incertezza e dopo un po’ di esplorazione ho scelto un nuovo libro. È sicuramente diverso, si tratta ancora di un viaggio, sicuramente più comodo, ma ugualmente affascinante. Un viaggio che ha inizio nel sesto secolo e non si concluderà con l’ultima pagina del libro. Anzi. Pagine che ci condurranno, capitolo dopo capitolo, in esplorazione attraverso l’Europa a scoprirne le radici alimentando, voglio credere, la speranza di un futuro bellissimo e consapevolmente unitario.

Un viaggio che prende le mosse dall’Italia del terremoto, si incammina sulla rete tracciata da Benedetto da Norcia, rintraccia costumi, valori, conquiste di tappa in tappa e allarga lo sguardo sempre più oltre.

Il libro? Il Filo Infinito. Una vera e propria mappa per esplorare il Continente a caccia delle nostre origini ricomponendo, con la guida curiosa e sicura di Paolo Rumiz, i tratti distintivi della nostra identità.