admin on febbraio 10th, 2019

Nonostante tutto, la consapevolezza che viviamo un tempo in cui il cambiamento si percepisce più che mai, si fa strada nei discorsi della gente comune, per quanto si cerchi di continuare a vivere la vita di tutti i giorni come se non fosse vero.

Non è una novità. Basta fare mente locale.  Chi ha una vita alle spalle come la mia, oltre settantasette anni, se si lascia cullare dall’onda dei ricordi, dall’infanzia in avanti, vede, passo dopo passo, scorrere cambiamenti in tutti i campi. Ciò che, però, colpisce, è la rapidità con cui, novità dopo novità, sono avvenuti. E continuano ad avvenire.

Lo diceva una canzone conosciutissima nella versione di Mercedes Sosa (argentina) scritta da un cantante cileno (Julio Numhauser) nel 1982, ovvero in piena dittatura cilena ad opera di Pinochet (che aveva preso il potere nell’altro famoso 11 settembre, quello del 1973).

Il bisogno di cambiamento, spesso di superamento di una situazione locale e temporale insoddisfacente, è insito nell’essere umano e, nello stesso tempo, la tendenza a sperare che nulla cambi, in genere da parte di chi “sta tanto bene così”.

La storia è piena di esempi di ambedue le tendenze, la prima delle quali si fa strada spesso lentamente, introducendo il cambiamento quasi senza farsene accorgere, altre volte attraverso rivolgimenti repentini, sorprendenti, talora cruenti, mentre la seconda si manifesta con la critica al nuovo in tutte le sue forme e, anch’essa, talora, con la repressione violenta.

Il finto cambiamento, sì, c’è anche quello … cambiare perché nulla cambi e tutto resti come prima. Il Gattopardismo ė sempre dietro l’angolo.

Credo che sia la tecnologia l’elemento più appariscente tra i cambiamenti succedutisi nella seconda parte del ventesimo e in questi primi due decenni del ventunesimo secolo. Si cerca di far mente locale su come l’incessante affiorare di nuove opportunità abbia inciso nella nostra vita personale e ci si perde subito nell’affacciarsi e nell’accumularsi delle immagini di questo interminabile film. Non c’era la radio in casa mia quando ero bambino e non c’era il telefono.

Oggi un click sul telecomando e possiamo scegliere su centinaia di prodotti di intrattenimento e d’informazione, un click o un touch direttamente sul cellulare e ci colleghiamo seduta stante con il resto del mondo. Modestissimi esempi, questi ultimi, di ciò che, tante volte senza che noi ce ne accorgessimo, si è svolto comunque sotto i nostri occhi. Nei campi più diversi. E non mi sogno lontanamente di esaurirne in queste poche righe il panorama.

La scuola, sia pure a passo di lumaca, ha modificato la sua organizzazione, i programmi, la metodologia, la didattica. Vorrei ricordare alcuni promotori del cambiamento in favore dell’incontro con le esigenze sociali e culturali del momento storico attraversato. Don Lorenzo Milani è la prima figura che mi appare, con la sua Lettera a una professoressa nella quale presenta la sua scuola a tempo pieno di Barbiana, nota nel mondo, ma ci sono altri riformatori conosciuti più che altro tra gli addetti ai lavori. Gli sperimentatori in ambito didattico, da Célestin Freinet con la tipografia a scuola a Mario Lodi  e al movimento di Cooperazione Educativa, a Jean Piaget, a Zoltan Dienes e all’intero movimento promotore della cosiddetta matematica moderna, tendente anche nella scuola primaria, a superare l’impostazione del solo far di conto e ancora l’impostazione della didattica nel progetto La scuola come Centro di Ricerca avviato da Alfredo Giunti e dall’intera équipe della rivista Scuola Italiana ModernaNel frattempo l’evoluzione normativa giungeva all’introduzione della scuola media unica obbligatoria per tutti, all’abolizione delle classi speciali per anormali psichici, all’istituzione delle classi a tempo pieno nella scuola dell’obbligo e degli Organi Collegiali della Scuola. E anche qui ci sarebbe molto altro da aggiungere.

Le tecniche nei vari campi di lavoro si sono evolute rendendo necessaria la formazione continua costantemente aggiornata dei lavoratori ai vari livelli di competenza.

La società ha dovuto ristrutturarsi in relazione agli stessi cambiamenti, l’ultimo dei quali, l’allungamento della speranza di vita. Ciò ha portato, nel nostro Paese, all’ampliamento dei servizi assistenziali e sanitari con l’afflusso di persone disponibili allo svolgimento di compiti scarsamente appetiti da parte degli italiani.

Quale lingua materna? eh, sì. Tutte le lingue sono in perenne evoluzione. Non è una novità. Già nell’immediato dopoguerra, terminata la fase “autarchica”, si ritorna ad apprezzare la lingua straniera in senso non solo utilitaristico, ma anche culturale, talché, una famiglia umile e modesta come la mia, non appena la scuola elementare offre a chi scrive, in terza elementare, la frequenza di un corso facoltativo di francese, non hanno incertezze nel farglielo frequentare. Per molto tempo l’organizzazione scolastica continua a propinare nell’ordine francese, tedesco, inglese e spagnolo. Oggi le opportunità sono ormai altre, fino alla frequenza di anni scolastici all’estero e all’utilizzo del grande progetto Erasmus siglato in piazza Maggiore a Bologna.

Questi ambiti non sono certo i soli degni essere citati a proposito di cambiamento, ma sono i primi che mi sono venuti in mente. Ne ho in mente altri, ma sarà per un’altra volta.

Sto pensando che Obama ne aveva fatto il suo motto già nella campagna per il suo primo mandato. Chi non ricorda il suo “WE CHANGE”?  E così la politica in tutti i paesi si propone continuamente come cambiamento. Ovviamente in meglio, ma è sempre più arduo crederci.

E mentre chiudo sento che non posso dimenticare l’ambiente, la letteratura, le canzoni, l’arte, l’Europa, la politica …

Metto il punto, perché non si finirebbe più …

 

admin on febbraio 3rd, 2019

2 febbraio 2019: ieri. Non a tutti sarà venuto in mente che esattamente 17 anni fa, in quello stesso giorno prendeva forma il “Gruppo 2 Febbraio”. Un semplice anniversario? Non proprio.

Non è immediato da parte di chi legge ricordare la fase dei Girotondi. Stava avviandosi in tutta Italia la protesta spontanea nei confronti delle decisioni più eclatanti del governo Berlusconi.

Questa era la presentazione nel sito che ancora si può direttamente leggere on line:

:: Un gruppo di amici

Siamo un gruppo di amici bolognesi operanti nell’ambito del centro sinistra. Anzi dell’Ulivo, per essere più precisi. A partire dalla situazione politica italiana e internazionale è emersa l’esigenza e la necessità di incontrarsi e discutere in maniera sistematica su quelle tematiche di volta in volta più urgenti.

Gli obiettivi delle nostre riunioni sono legati alla necessità di poter continuare ad esercitare il nostro potere critico, quel potere che, primo fra i diritti, è condizione essenziale per partecipare responsabilmente alla vita e alle scelte della comunità e cooperare al suo sviluppo.

La particolare attenzione nei confronti della libertà di pensiero, di ciò che la fonda e di quanto discende dal suo pieno esercizio, nasce dalla percezione che la situazione strutturale e contingente in materia di fonti di informazione, segnatamente dell’informazione televisiva, sia tale da non assicurare la necessaria pluralità degli orientamenti, sola e unica garanzia di libertà.

L’informazione che vogliamo deve essere tale da renderci e mantenerci osservatori critici della realtà politica e sociale quotidiana e da favorire il confronto reale all’interno dei nostri ambienti di vita e nelle formazioni sociali in cui si svolge la nostra esperienza di cittadini, superando il tendenziale atteggiamento unicamente fruitivo sollecitato particolarmente dal mezzo televisivo.

Il gruppo che denominiamo 2 Febbraio si intende aperto a tutti coloro che condividono questi presupposti di vigilanza circa la libertà dell’informazione, di “re-azione” all’attuale tentativo di assopimento delle autonome capacità di giudizio delle persone e si propone di allargare le occasioni di confronto e discussione a tutti coloro che si ritengono interessati agli argomenti e condividono affini presupposti socio-politici quali:

>> La difesa dello stato di diritto
>> La difesa del patto costituzionale che sta alla base della Repubblica Italiana
>> La difesa della persona e dei suoi diritti
>> La difesa di una corretta informazione e comunicazione politica, che contrasti la demagogia e accetti e tuteli per tutti i cittadini il razionale confronto delle idee.

Per il raggiungimento degli obiettivi si ritiene fondamentale una dinamica aperta al confronto che si sviluppi in approfondimenti con specialisti della materia presa in considerazione, che consenta eventualmente interventi specifici.

Il gruppo si trova generalmente con cadenza quindicinale in base alle urgenze e alle disponibilità dei partecipanti.

Che sia il caso di prendere esempio? Che il 2 febbraio sia un presagio favorevole?

admin on gennaio 24th, 2019

Zilistén al calzulèr

La sô butàiga l’era in un såttschèla

fòra ‘d Mazini prôpi dal Bitàn

t al sént da la maténna ch’al smartèla

l éra un cusén ‘d mî mèder ón ‘d Bisàn

Celeste si chiamava, mo in dialàtt,

si avéven bisàggn dal zavatén

ló, ch’ stéva sänper drî dal sô bancàtt,

par tótt al månd era sänper Zilistén.

“Cus’ in gîv, Zilistén, gîv ch’am cunvéggna?

d arsulèr sta zavàta ch’ l è un arcórd,

al dégg såul a vó, ‘d cla tareghéggna

che quänd l éra al månd, andéven mâi d acórd?”

“Chi? To mujér? am per ‘d vaddla dnanz a mé!

Gran bèla dòna! E pó che senpatî

Mo quant al suladûr, s’ t i cuntänt té

a t li fâg sóbbit e t pû purterli vî

mo a oc’ e cråus col tô quarantasèt

t a n in vè dänter gnanc con al curnàtt

dam mänt a mé, con tè a vói èser stièt

‘vàrra cal catuén e in vàtta al mi bancàtt

métti zãnt scûd e senza discussione

dåu zavàt lóstri ed mèrca Celestino

nóvi nuvänti in pelle di caprone

da gran signore, dal gusto sopraffino

potrai trovare già da domattina

e far la tua figura anche in salotto

quando ricevi la nuova signorina 

di cui m’han detto sei già bello cotto.

Il tranvai passava lì davanti

scanpanléva par mód ch’i s féss’n in là

tott quî che del pericolo sprezzanti

da la gran fûria e par pòra ‘d vanzèr zå

nel mezzo della calca l à rasàn

chi pió cóccia chi spénz chi pió ’s lamänta

chi dice con permesso e zà un spintån

intant che ‘l biglietèri ormai la cänta:

“avanti c’è posto …” “mo sé, va a fèr …”

Intãnt zå da la schèla pian pianén

scendeva la Zelinda par purtèr…

al bidån con al róssc zå dai scalén

“Ch’al scusa bän, chèro al mî ruscaról

dài bän piò fiè a cla tråmmba ca i sént póc

ca m tåcca ed fèr la schèla a råtta ‘d col

e s a m spatàc in tèra! Al sèt che ciòc!

Mo Gino, al ruscaról n à brìsa fràzza

s a i è däl dòn … l à sänper quèl da dîr

e s an fóss par la pózza e la schifàzza

dal róssc e pral cavàl prónti a partìr

quel convegno potrebbe continuare

anc fén a sîra, parché sänza tivù

la comunicaziån l è quàssta se vi pare

c’è chi ne sa!!… e chi ne  sa di più!

V.Z.

20 gennaio 2019

admin on gennaio 23rd, 2019

Per Natale ero abbastanza lontano da casa… ma ho pensato più volte a tanti amici, al comune interesse per la fede religiosa e per la politica, per una politica che orienti verso il benessere l’umanità tutta intera. E, più d’una volta mi balenava di invitare qualcuno a seguirmi, magari la prossima volta. Perché qui, ogni tanto, è bene fare un salto. Non mi sfuggiva, intanto, che i miei piedi calcavano la terra origine e simbolo delle religioni monoteiste e, contestualmente della più scandalosa delle divisioni. Dove ancora per andare alla messa di mezzanotte attraversi un check point tra muri, ringhiere e fili spinati, sorvegliato da ragazzi e ragazze col mitra che controllano il tuo passaporto e in chiesa ci entri perquisito come in un aeroporto. Possiamo cominciare di qui, anche se le tappe di questo viaggio non saranno in ordine cronologico, ma seguiranno più che altro la mappa delle emozioni.

Vale la pena collegarsi al link e rendersi conto di che cos’è e come funziona un check point per chi vive lì e per andare a lavorare, per andare a trovare qualcuno all’ospedale o per qualsiasi necessità dall’altra parte dei territori deve sottoporsi anche per ore a questo interminabile e umiliante supplizio.

Non c’era tanta fila al check point 300 quando siamo passati noi la sera della vigilia di Natale verso le 21 per raggiungere la chiesa dei Francescani. Lì avremmo potuto partecipare alla messa di mezzanotte celebrata dal Patriarca di Gerusalemme, alla presenza del Presidente Abu Mazen, nonché alla sua bella omelia. Più che il luogo, per chi crede è la potenza del Vangelo ad evocare col racconto della nascita di un bambino – di quel bambino –  in una stalla di pastori, una realtà tanto vicina e tanto attuale.

Provo allora a dire che cosa mi suggerisce e mi insegna, anche ora, quell’evento. A me la nascita di un figlio evoca mille pagine di futuro, tutte ancora da scrivere, ma fortemente abbozzate da chi lo ha preceduto. Il futuro, è vero, è prima di tutto nelle mani di chi lo modellerà giorno per giorno come ha fatto nei suoi trent’anni di vita il Figlio del falegname. Come tutti i bambini ha giocato, come tutti i ragazzi ha studiato e ha fatto innervosire i suoi genitori, poi ha trovato la sua strada, ha coltivato il suo sogno, ha coinvolto altri e non vi ha rinunciato perché credeva che fosse quello giusto. Il suo messaggio è giunto a noi nel corso di duemila anni e il primo, quello della sua nascita, è totalmente rivoluzionario. È prima di tutto un “rifiutato”, nessuno ospita la coppia Maria Giuseppe, erano poveri e neanche la Madre incinta incute compassione. Solo tra le bestie trovano il riparo per affrontare il parto. Mentre il potente si sente minacciato da questo innocente. Ha paura di essere esautorato. Si rivolge ad altri re e scienziati dell’epoca per cercare informazioni su questo piccolo che sembrava minacciare il suo regno ancor prima di nascere. Si fa strada la paura, la paura di perdere autorità e potere, ed ecco la soluzione. Ucciderli tutti quei neonati. Lasciarsi guidare dalla paura, questa la via del potente che ha a cuore solo la sua personale salvezza. Niente di nuovo sotto il sole. Perfino troppo evidenti i parallelismi.

Poveri in fuga da guerre, carestie, mancanza di tutto, assenza di speranza e di futuro: chi sono i Giuseppe e Maria di oggi? con i loro bambini che, come loro, vengono per paura rifiutati dai potenti di turno. Chi è l’Erode di oggi? Ce n’è più d’uno. Non è da solo quello che dice di chiudere i porti …

La cattiva compagnia è diffusa in molte parti del mondo. È la cattiva compagnia del dio Ego che nelle nostre vite si fa instancabilmente strada con astuzia facendoci balenare facili scorciatoie verso ciò che pensiamo possa essere la felicità. In estrema sintesi danaro e potere e se ce n’è solo per me tanto meglio.

Ma, se vuoi renderti conto di come va a finire e provare altre emozioni forti, puoi visitare lo Yad Vashem, il museo dell’olocausto e ascoltare i proclami del Fuhrer insieme alle folle di uomini, donne, ragazzi, bambini contenti e sorridenti, invasati e impazziti. Una vera e propria scuola dell’orrore. Di uno stupido orgoglio di appartenenza indipendentemente da ciò che il potere ti propina provocando in te una vera e propria mutazione, una progressiva disumanizzazione. Beh… credo di aver passato il Natale più vero li, in quella terra senza luminarie. Dove in più di un luogo ho anche pregato e se devo dire dove la preghiera mi è sgorgata con maggior impeto è successo davanti a questo muro …

Quel muro… è meta di molte preghiere … ho avuto, quella sera, l’opportunità di esprimere un desiderio che, credo, sia il più universale in assoluto … la PACE. Che poi sia SHALOM, سلام, PEACE, non fa differenza. E che la richiesta sia rivolta a YHWH, Allāh (الله) o a Dio Padre, credo che la risposta sia quella che mentre ritornavo a casa mi risuonava insistentemente nella mente come un’indicazione perentoria: LOVE… che tutti sanno cos’è… Auguri Amiche e Amici Democratici! Che il 2019 sia un grande anno d’AMORE.

admin on ottobre 17th, 2018

Bukavu, 06/02/05

Denis Mukwege

Che festa! Il premio Nobel l’ha guadagnato lui, ma la festa è di tutti.
Dr. Mukwege siamo tutti con te! https://www.quotidiano.net/esteri/video/nobel-per-la-pace-a-mukwege-festa-nel-suo-ospedale-in-congo-1.4223811

Ma che cosa è successo? Sono impazziti? no. Non è così. Chi vuol sapere di più legga qui https://www.repubblica.it/esteri/2018/10/05/news/nobel_per_la_pace_premio_a_mukwege_e_murad_contro_stupri_di_guerra-208218919/

pazzi no, ma strafelici sì. La loro felicità nasce dall’aver capito il vero significato del riconoscimento attribuito al dottor Mukwege.

Quando ci sono delle belle notizie, è doveroso oltreché piacevole condividerle. Sono sicuro che tutti gli amici, soprattutto i Castellani e gli Imolesi, in particolare Don Beppe e l’Oratorio di San Giacomo, abbiano provato un sussulto di gioia e di soddisfazione nell’imparare che questo ginecologo di Bukavu, città alla quale le due città dell’Emilia Romagna sono indissolubilmente legate, è stato insignito del Premio Nobel per la Pace. Ascoltate Abdel, anche se non sapete il francese… vi sarà facile condividere la gioia e la speranza. https://www.facebook.com/527280397290778/videos/1749425698516913/UzpfSTEwOTk3MDYxMDU6MTAyMTY2NzUzOTIxMzI3NjQ/

Basta poco per rendersi conto del livello di giusta esaltazione che può provocare il raggiungimento di un traguardo simile, ma solo chi ha visto con i propri occhi, solo chi ha udito con le proprie orecchie può unirsi con grande consapevolezza a queste sorelle e a questi fratelli che, lo si può ben dire, non stanno nella pelle dall’entusiasmo.

Quando andai, ai primi di febbraio del 2005, chi mi ospitava faceva di tutto per farmi trovare bene. Sempre quando si ospita si vuol fare anche bella figura e al sottoscritto, Sindaco di una città che aveva donato la possibilità a due villaggi, Muzinzi e Mubone, di approvvigionarsi di acqua potabile, l’accoglienza, la protezione, la condivisione furono elargite senza risparmio. Non mancarono, però, nelle visite quotidiane, nei continui confronti, nell’elaborazione dei progetti in atto e futuri, i contatti con la realtà, anche quella più dura, a volte tragica. Più d’una volta, oserei dire con frequenza, emerse proprio la terribile realtà degli stupri usati come arma di guerra e, contestualmente la presenza di interventi atti a prevenire, contrastare e riparare per quanto possibile a questa pratica di disumana violenza.

“É il giorno delle mamme del P.P.A. (Piano per l’Adozione a distanza dei ragazzi) di Bukavu, per permettere lordi frequentare le scuole. Al mattino ci sono anche le donne violate e su questo argomento si continua la sera con una profondissima intervista a Marie Noël Cikuru del Servizio di Ascolto e di Accompagnamento delle donne traumatizzate … ”

Marie Noël Cikuru

Allora scrissi a margine degli appunti: “Je sui etonné” Oggi di più. E la gioia per il Nobel proprio lì, a Bukavu, oltre al mal d’Africa che non scompare e non scomparirà, mi fa pensare che se lo meritano proprio. Sì, un grande interminabile applauso!

admin on settembre 13th, 2018

La chiesetta di San Michele verso passo Pinèi

Ormai il concetto di villeggiatura è rimasto quasi soltanto nella mente di chi, come me, ha vissuto nell’epoca in cui, terminate le scuole, chi poteva permetterselo, trasmigrava in montagna o al mare per almeno due settimane per sfuggire al caldo torrido dell’estate. Nel tempo si sono aggiunte le vacanze invernali per praticare lo sci e poi i weekend, i viaggi, e con l’utilizzo diffuso dell’auto, dell’aereo e di mezzi specifici come le roulotte prima e i camper dopo, la villeggiatura si è sempre più differenziata a seconda dei gusti, dell’età e delle possibilità economiche.

Non sono state così speciali le mie vacanze quest’anno. Hanno ricalcato modelli ormai generalizzati. Come tanti nonni, abbiamo condiviso buona parte della villeggiatura estiva, da molti anni ormai, con i nipoti e, da quest’anno, con l’amica di una di loro. 

D’ invéren, quand è fradd e prèst vén sîra

at vén in mänt l’estè in vilegiatûra

t’impéi l’aipàd e t spénz int la tastîra

scorri le foto e monta la sverzûra.

Che spetàcuel, èt vésst che panorama? 

t’ arcórdät ch’avàn bó dalla sorgente?

l’è åura ed  preparèr un bel progrâma

per la prossima estate effervescente!

A mî mujér ai piès piò la muntâgna

La i pènsa lî par tänp a prenotèr

Un sît indùv i dscårren c’m in Germagna

e par claziån ai piès d esagerèr.

Am tåcca acsé l ôv frėtt con la panzatta

Col becchime tostato e i brustulén

Anc s am era insugnè cla bèla fàtta

Dla Sacher ch’è tuchè a l’anvåud pió cén.

A sån stè vî in lói st estè con chi ragâz

Ogni ân pió èlt mo änc pió birichén

Só pral sintìr i én sänper  in vantâz

Con dänt’r al zaino la scôrta pral spuntén.

Ed gran vulè i arìven lasó prâria

Is métt’n a tèvla e i sdòc’n int al Menù:

“L’offerta, lo sai, nonno, è molto varia …

Con la polenta, di cervo, hanno il ragù”.

“Su… Su, ragazzi, abbiam fatto provvista

só pral sintîr ormai am amànca al fiè

E adesso tutti matti per sta  lista

Con i Canederli, i würstel e änc al zlè?”

Mé con dåu fatt ed Speck int al panén

Am n è davänz e am sént bele cuntènt

Låur qué ins cuntánten brîsa d’un spuntén:

Ai vòl dal gûlas in vàtta a la pulènt!  

Vût c an al sèva che scônza …. La sá ‘d pôc?

Mo l è al scuntrén c l è sänper pió salè.

Mo sé, bisåggna azónnzer quèlc baiòc

In ferie an s pól falîr e alåura avàn spalè.

Ché incù  s t è con tè la tesserina

t an vàdd mégga che i góbbi i våulan vî.

Såul a cà t at n acôrz della rovina

s t î pôc espért con l’app a tgnîri drî.

L éra acsé bôna, però cla fatta zâla,

col ragù che anc adès am plócc i bâfi

prónti a turnèr la só col zaino in spâla

e scrîver in poesî un èter pitâfi.

………………………………………..

E invezi ed cåursa zå pral stàss sintîr

i zuvän pr es’r i prémm  a fer la dåzza

i nûn adèśi, ca vlän turnèr intîr …

e d sudåur… in disàjsa, gnanc na gåzza!

A cà i én tótt davanti a la tivì

Musgánd ed gósst al pàn col salamén.

Col fon äl fämmen is sùgan i cavî,

E i mâsti invurné coi sû Telefonén.

“Adès pó basta ster lé con chi bagâi

a strasinèr al tänp e l’intelletto

che il tempo passa e non ritmorna mai

E chi l’ha perso allor si batte il petto.”

“Ma è l’ora concordata, caro nonno …

E spesso con sti Ghéims che noi facciamo,

Quando tu dormi e noi non abbiam sonno

Della mente la forza sviluppiamo.”

A i vòl un pó ‘d pazenzia, mo a la fén

Fa bän a la salùt ander d’acórd,

Tratgnîr un sguèrd, un schérz, un surisén,

Una paróla c fà dir … sé sé a m arcórd….

Ma non è finita lì. Finite invece le disponibilità finanziarie per soggiornare lontano, abbiamo fatto ritorno al paesello, ma il meteo, non ha dato tregua e la temperatura invitava a prolungare quello stato di benessere che la vacanza offre e così … 

Sé ça m arcórd trài stmèn atàiś ai prè

Con cl’ariarénna c’arév purtè anc a cà.

A sån vgnó in zà coi vidär sigilè,

Mo lî, pió furba ed tótt, l è vanzè là.

C’sa vût fèri, a m sån détt, mi adatterò,

fât curâg’ Zachiról, n è mâi mórt inción!

che se qué le rocce non incontrerò

di sintirén, tranquéll, a i n è pió d ón.

Mé a stàg a l’Ustarî, ai pî dei colli,

In mänc d un’ åura t arîv só a Vargnèna,

brisa córrer se i muscoli son molli

và d lóng e lâsa stèr pr adès l’Albèna.

Piotòst … al bar, m arcmànd, l è prôpi in piâza!

e s t î curiåus e at piès l’èrt la pió antìga,

s l è bûr in cîsa sta aténti t an stramâza,

ma a sån sicúr, la cripta già t’intriga.

Se, invézi, di relax t avéss la vojja,

èter du pas e t i arivè al Palâzzo

esplora a tuo piacer, pâsa la nojja

e quand t ven fora, t i nov comm un ragazzo.

Un bèl dé, ca i éra prôpi in scuèder

a vag vî a l’èlba puntãnd vérs månt Caldrèr.

Änc s t àn vû brîsa t pens a pèd’r e mèder

Reséster e l’Italia liberèr.

………………….

Una mattina … Mi son svegliato ……

Bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao

A m sån surpràis…l’avevo già intonato ….

Sé sé l è méi ça vaga, ciao ciao ciao …

A l ò sänper savó che mé a m cumóv …

E adès davanti a mé .. .. Brîsa la stàssa

La ròcia che in Trentino sämp’r a tróv

I én i calänc, i sû, quî dla badàssa.

Nigher, la crâssta c taja l’aria. E ‘l vent?

scåulta… la séntet l’urchèstra di viulén?

tès al cunzért … s arpósa al canbiamènt

la crâssta n è piò lî, col såul à i brilantén

A slóng al pâs e cänbia al panorâma

mille pensieri i m pàsan par la tèsta…

sént che sufrétt … a tèvla tótt l’arciâma

quèsi a Castèl .. alåura as pôl fèr fèsta.

La mia villeggiatura qui d’attorno

sänza tänti valîs, såul col zainetto,

prevede di mangiare qualche giorno

di qualche piatto tipico al cospetto.

Turtlén, turtlón, lasagn o taiadèl,

t an t sbâli brîsa con la tradiziån

la spójja què i la fan col matarèl.

Brisa scurdèret un caliz ed cal bån

Sangiovese? Albana? Pignoletto?

se dåpp a sån sicur che col castrato

vuoi completare questo bel pranzetto

troverai, di vino, il più indicato.

Se la vilegiatûra qué a Castèl

l è un lât e un mêl per ogni buon palato,

a t al dégg mé un sît ch’è pròpi bèl,

un paradîs, tra il magico e il fatato.

l’è un zardén – mégga par tótt – sta atènti …

no, no, cus’ èt capé? l’è samp’r avêrt

vên pur dänter, coraggio, se ti senti …

in pónta ed pî … d an dsturbèr al cunzért

o chi à avert un libar e  lèz int i pinsir

chi an traversè cla ment che adès l an pansa piò 

opûr chi dû ragaz imêrz int al sô avgnîr

o cl umarèl lé a sédar … parché al le sà pó ló

Quasst qué l è un sît segrêt, mo in sta zitè

c’è solo l’imbarazzo di esplorare

la natura, la storia …. e se anche a te

venisse la voglia di provare,

nella lingua di Dante o in qualla ‘d Balanzån

a sån qué prónti a fèret cunpagnî …

vilegiatûra par tótta la stasån

prepèra al zaino, ch l è åura d ander vî!

admin on agosto 8th, 2018

Rabbia montante. Non saprei come altro definire la progressione emotiva che passo dopo passo si impadronisce di me mentre da Osteria Grande salgo verso Varignana, la mia ormai quotidiana ginnastica mattutina e lo sguardo si dirige impietoso verso il ciglio della strada.

Buona visione!

Scusatemi.

Non volevo proprio schifarvi, ma suscitare qualcosa di simile a quanto avevo provato io … quello sì.

Trovare una spiegazione razionale a un gesto così incivile è molto lontano dalle mie possibilità. Credo che non servano molti commenti. Valga soltanto la rabbia che la visione diretta ha suscitato in me e mi ha, ogni volta, indotto a scattare e immortalare queste schifezze.  Non tanto per la materia costitutiva, ma per il gesto incivile che le ha messe in posa lungo una bella strada della collina circostante casa mia.

Eppure non abito in qualche “schifopoli”, di quelle un giorno sì e uno no agli onori delle cronache.

Più d’una volta ho auspicato di incontrare qualche responsabile della decenza urbana o anche semplicemente qualche cittadino lungo il mio cammino. Un paio di volte è successo e la commiserazione è stata immediata. Devo ammettere che nessuno ha imputato al Comune o all’ente preposto alla raccolta dei rifiuti la responsabilità di quel panorama. Credo a giusta ragione.

Non sono d’accordo che tocchi all’Ente che governa il territorio di impegnare risorse per rimediare ai danni inferti all’ambiente da parte di cittadini irresponsabili e incivili. Appunto “incivili”. Ecco, a questi sì, sarei, invece, per togliere l’onore di fregiarsi e di esercitare il diritto di cittadinanza, di essere cives.

Il cittadino, civis nella lingua dei nostri antenati, era colui che godeva dei diritti assicurati dalle leggi e, nel segno della corresponsabilità verso la civitas, la comunità dei cittadini, pagava  pure le tasse per godere dei vantaggi connessi allo stare insieme in modo regolato da norme condivise.

Dopo oltre duemila anni sono troppi a non averlo ancora capito.

 

admin on agosto 1st, 2018

Cioè in pieno Luna Park. Questo il primo pensiero a disturbare, stamattina, questa serena escursione dolomitica, in una zona frequentata da sempre e per tanti anni. Fatica la memoria a ricordare i nomi delle vette, delle valli, dei percorsi, ma è inevitabile essere assaliti da quei ricordi che proprio perché i primi, o i più giovanili, e quindi ormai lontani e perciò diversi, ti rimbalzano riflessioni e ti inducono a valutazioni fors’anche ingenerose.

Appunto. Un luna Park.

Risalgono ai primi anni ’60 i miei iniziali contatti con le Dolomiti. Tornavi a casa e non trovavi le parole per trasmettere le emozioni provate. Non facevi in tempo a dire un nome, di un paese, di una cima, di un sentiero e c’era sempre qualcuno che ne aveva visto un altro, sempre più bello, più alto, più lontano, più faticoso…

E sai la sete? … Per fortuna che Giorgio non aveva bevuto tutto come me che avevo vuotato la borraccia alla prima sosta!

Fino a quando, col tempo e la somma delle esperienze, diventasti tu quello che “ma tu ci sei mai stato sul Picco di Vallandro?, ma hai mai visto l’alba sul Markinkele e … con centoventi ragazzi sul Serla ti assicuro che è tutta un’altra cosa … E, a proposito di ferrate? E il sorgere del sole dietro … non ricordo bene … però! Che roba règaz!

– Basta, dai – ti sentivi rispondere …

E le provviste avevi imparato a dosarle fin dalla partenza, perché non si sa mai…

Ma poi, troppo in fretta, passavano gli anni e la smania di far provare le stesse sensazioni – e anche quel pizzico di orgoglio che provavi tu ai tuoi figli – ti spingevano a portarli con te sui sentieri e ad arrampicarsi con te su quei picchi delle Dolomiti diventati ormai parte di te stesso.Te ne eri innamorato tu? Se ne sarebbero innamorati anche loro.

Non è stato allo stesso modo per tutti, ma se oggi sono i nipoti a raccontare che sono stati al rifugio “X” o sulla cima “Y”, quelle esperienze devono aver lasciato qualche segno.

Scoprire oggi, all’arrivo della seggiovia, una sorta di luna park per grandi e piccini, mi procura istantaneamente qualche domanda.

Quali immagini, quali emozioni porteranno con sé questi bambini e questi ragazzi intenti ad “avventurarsi” lungo la risalita a cremagliera del “carrriolino” sul quale scenderanno lungo uno scivolo non più emozionante di quello del parco giochi dietro casa?

Quali indimenticabili brividi provati rimbalzando ripetutamente sul gonfiabile identico a quello sperimentato ormai mille volte alla fiera del paese, racconteranno agli amici che in vacanza sono stati a Riccione?

Forse qualcosa di più vicino all’ambiente montano il villaggio sull’albero, tutto di legno, legato però, più alle favole che alla vera vita dei montanari di queste contrade che può essere vissuta concretamente alloggiando per qualche giorno in un maso o, semplicemente, visitandolo.

Si potrà affermare che questi sono pensieri di un uomo d’altri tempi. So bene che è così, non me lo nascondo, come non nego e apprezzo che todo cambia e comprendo le giuste ragioni dello sfruttamento economico di qualsiasi territorio, compreso questo. Mi si consentirà, però, di pensare che est modus in rebus e in particolare da popolazioni che sempre hanno dato prova di grande attaccamento al proprio territorio, mi attendo quella sana cautela che continui ad evitare ogni tentazione di snaturamento

di aree di altissimo pregio affidate loro per il benessere di tutti.

E questo vale a maggior ragione per che frequenta la montagna d’estate o d’inverno e vi trascorre le giornate serene delle ferie.

Qui metto il punto, perché chi legge ha capito benissimo il senso di questa affermazione.

 

 

 

admin on giugno 3rd, 2018

Mercoledì sera 30 maggio 2018

Ancora pensieri.

Sì, perché la sensazione di incertezza, di provvisorietà creatasi con la prevalenza delle due forze populiste alleatesi con l’unico scopo di andare al potere per realizzare scopi anche tra loro contrastanti e spesso non chiaramente esposti in campagna elettorale, trasmette insicurezza e anche rabbia per non essere stati capaci di evitare al paese questo passaggio.

E così ci tocca di assistere ad atteggiamenti al limite della correttezza istituzionale.

Al punto che si fa strada passo passo la convinzione di una presa in giro dei cittadini che volevano, col voto, determinare un esito e se ne trovano un altro.

Chi è andato a votare per il M5s per trasformare il sistema fiscale in modo da favorire chi possiede maggiore ricchezza e lasciare chi è povero nelle medesime condizioni? Nessuno, vero?

Mi verrebbe da spifferarlo all’orecchio di chi ha votato 5 stelle per fare un dispetto al PD. Diciamo al PD di Renzi. Con la certezza di ricostruire così “in purezza”, come si dice dei vini ottenuti dal vitigno originario, in seno ai 5 stelle il “vero”, l’unico, PD sopportabile.

Magari PDS … senza tutti quei “margheritini” che, alla fin dei conti, han sempre governato loro.

Ma lasciamo stare!

Chi ha votato Lega per assegnare un reddito sicuro a chi un lavoro nemmeno lo cerca? Ma nessuno, perbacco!

Chi ha votato “grillino” pensando che il MoVimento avrebbe fatto un contratto per governare con la destra delle ruspe e dei respingimenti? Io no di certo!

Chi ha messo la croce su Alberto da Giussano convinto di portare finalmente a governare chi “si fa il mazzo” per lavorare e far lavorare … e tutti gli altri “fuori dalle balle”?… eh…

E invece?

C’è quindi un inganno palese nel contratto stipulato da Salvini e Di Maio per acquisire un potere che da soli non erano in

grado di assaggiare. Un po’ come i Proci a Itaca. Come narra da par suo Massimo Recalcati … https://www.massimorecalcati.it/images/Massimo_Recalcati_La_Repubblica_30_maggio_2018.pdf

Massimo Recalcati

I NUOVI PROCI E L’ITALIA

La Repubblica, 30 maggio 2018

Anagraficamente Salvini e Di Maio appartengono alla generazione che avevo battezzato Telemaco: figli che hanno avuto il coraggio di farsi avanti, di impugnare le sorti del loro destino, di impegnarsi in prima persona per cambiare l’avvenire del loro Paese. Ma politicamente essi — anche alla luce di questo ultimo tristissimo quanto drammatico episodio della loro lunga marcia verso il potere — sembrano assomigliare di più ai Proci. Sono i cosiddetti “pretendenti”, i giovani principi che nell’Odissea di Omero esigono di possedere la regina Penelope e di insignorirsi del trono decretando Ulisse morto, disperso in chissà quale mare. Nel poema essi rivendicano il loro pieno diritto di governare Itaca nonostante non abbiano mostrato alcun rispetto per le sue istituzioni democratiche. Qui il lettore può spaziare ampiamente nella sua memoria tra le infinite ingiurie leghiste e grilline alle nostre istituzioni: ma non è forse questo il cemento armato della loro più profonda convergenza?

L’atteggiamento dei Proci non è però solo antiparlamentare — interrompono con le armi lo svolgimento di un’assemblea convocata da Telemaco, saccheggiano e deturpano la reggia che li ospita — ma è offensivo verso la Legge stessa della città. Il vuoto di Legge che si è determinato con l’assenza di Ulisse li rende padroni assoluti. Evocare la morte di Ulisse significa infatti evocare la morte della politica che deve lasciare il posto all’arroganza di chi rivendica il proprio diritto inscalfibile alla successione.

L’anti- parlamentarismo si ribalta così in una spinta furiosa ad occupare le istituzioni parlamentari. Una differenza sostanziale differenzia però i nuovi Proci dai vecchi. I nuovi hanno ottenuto democraticamente il consenso del popolo per governare la polis. Hanno un mandato, il popolo è con loro, li sostiene. Tuttavia, la Legge della città ha il compito di ricordare loro che il diritto a governare non implica lo sconvolgimento delle regole democratiche della convivenza, non significa introdurre l’anti- parlamentarismo nelle istituzioni nel nome del popolo. Lo squadrismo fascista violava la vita democratica in nome del popolo. Ed è sempre, come è tristemente noto, in nome del popolo che si sono commesse le più grandi atrocità nella storia. I padri costituenti hanno affidato al presidente della Repubblica un ruolo di garanzia. Bisogna che qualcuno ricordi ai nuovi Proci le regole complesse di una democrazia. Il diritto a governare non può mai coincidere con il diritto a fare quello che si vuole, con il puro arbitrio. Leghismo e grillismo empatizzano facilmente tra loro perché sono le espressioni più radicali del populismo: oppongono la volontà del popolo alla vita della politica.

Di fronte al collasso senza precedenti della sinistra e del Pd, di fronte al vuoto della Legge della città che sembra prolungare all’infinito la lunga notte di Itaca, c’è voluto ancora una volta il volto di un padre simbolico a testimoniare chele istituzioni non sono proprietà di nessuno, che il diritto al governare non coincide con il diritto a cancellare i principi elementari di una democrazia rappresentativa. È stato necessario il gesto coraggioso di un padre per salvare le speranze di Telemaco, per ricordare ai nuovi Proci che Ulisse è ancora vivo.

Domenica 4 giugno 2018, mattina.

La notte dell’incertezza sembra trascorsa. Ora il governo si è formato ed è atteso alla prova dei fatti. I Proci hanno festeggiato insieme al loro insediamento, anche la festa della Repubblica, ma già qualcuno rimpiange la monarchia.

“L’État c’est moi” disse Luigi XIV, il Re Sole. “Lo Stato siamo noi!” ha detto ieri il nostro Luigino.

Come inizio non c’è male…

admin on maggio 28th, 2018

Foto LaPresse

Sabato sera tardi 26 maggio 2018. Ottantatreesimo giorno dal voto del 4 marzo. Governo? Quando?

Pensieri.

Come uscire da questa situazione?

Bisogna uscire dalla logica maggioritaria.

La legge elettorale può anche non piacere, ma questa è e ha prodotto il risultato che sappiamo e la situazione che l’Italia sta vivendo in questi giorni.

Una situazione che a me – ma non solo a me – pare paradossale.

Paradossale per come è venuta producendosi a partire dal risultato elettorale del 2013 e, ancora prima, dal percorso che ha condotto alla formazione del Partito Democratico. Ma non voglio, ora, fare un’analisi di un processo lungo almeno dieci anni.

Mi interessa di più mettere nero su bianco un pensiero, poco più di un gioco mentale che parte dal presupposto che, piaccia o no, l’esito delle elezioni del 4 marzo 2018 presenta tutte le caratteristiche che si producono quando si è in presenza di un sistema elettorale proporzionale e l’orientamento degli elettori è largamente frammentato oltrechè spaesato.

Movimento 5 Stelle primo partito, Partito Democratico secondo, Centro destra prima coalizione, ma     immediatamente disorientata al suo interno a seconda delle opportunità e dei veti che vengono via via producendosi. Centro sinistra tormentato, ma non è una novità, dalle lotte correntizie che hanno caratterizzato la storia secolare della sinistra italiana e non solo.

Scrivo al termine dell’ottantaquattresimo giorno di crisi: Il Presidente della Repubblica ha affidato l’incarico al prof. Giuseppe Conte che nella ipotetica lista dei ministri si trova inserito, per chiara volontà di Matteo Salvini, il prof. Paolo Savona, a detta di molti noto per le sue posizioni euroscettiche. Mattarella non ci sta. Salvini che, sentendo il vento del Nord in poppa, vorrebbe replicare le elezioni, pone l’aut aut: o di qui a 24 ore il governo parte o lui non ci sta più. Di Maio, che per allearselo aveva sfidato la tenuta cieca e assoluta dei grillini, comincia a percepire accenni di tremarella e raccomanda calma e gesso.

E se davvero il tentativo di concludere fallisse?

Tutti a casa e apriamo di nuovo le urne con quel che costano?

Di nuovo con lo stesso sistema proporzionale?

Tutto può succedere, ma sono portato a credere che il Presidente Mattarella preferisca riesumare quel piano B ventilato prima del “Presidente aspetti un attimo, che forse ce la facciamo” gridato dai sedicenti vincitori con l’applauso più che benevolo dei quasi mille vecchi e nuovi inquilini di piazza Monte Citorio.

E come la mettiamo con quelli che hanno vinto?

Quelli, come già disse Bersani di se stesso e del PD, hanno “non vinto”. Anzi, il PD, allora, aveva la maggioranza da solo alla Camera mentre doveva cercare di coalizzarsi con qualcuno al Senato. E, dopo ceffoni e sberleffi dai pentastellati in streaming, toccò prima a Enrico Letta, poi a Renzi e infine a Gentiloni guidare il governo nella diciassettesima legislatura insieme ai transfughi del centrodestra.

Quindi?

Quindi prima di sciogliere le camere e riconvocare i comizi elettorali, secondo me sarebbe opportuno esplorare il possibile destino di quel fantomatico piano B.

Come?

(Riflessione interrotta il 27 maggio 2018, alle 17,45 circa …  il Premier incaricato Conte sta recandosi al Quirinale)

(continua)