{"id":643,"date":"2010-10-07T15:36:38","date_gmt":"2010-10-07T14:36:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=643"},"modified":"2010-10-07T15:37:39","modified_gmt":"2010-10-07T14:37:39","slug":"europa-piu-coraggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=643","title":{"rendered":"Europa? Pi\u00f9 coraggio"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;approccio pu\u00f2 essere vario. Ma il nodo \u00e8 contenuto in due domande: Posto che siamo europei e non pu\u00f2 non interessarci lo stato dell&#8217;Unione, la<a href=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/unione-europea.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-645\" title=\"unione-europea\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/unione-europea.jpg\" alt=\"unione-europea\" width=\"351\" height=\"258\" \/><\/a>prima domanda \u00e8 <strong>&#8220;come sta l&#8217;Europa?&#8221; <\/strong>La seconda, posto che siamo spesso affascinati dalla frase di J. F. Kennedy &#8220;Non chiederti cosa il tuo paese pu\u00f2&#8217; fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per il tuo paese&#8221;, \u00e8 <strong>&#8221;\u00a0che cosa possiamo fare per l&#8217;Europa?&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Pare proprio che l&#8217;Europa sia malata. Una malattia che sta nella sua storia, nelle terribili esperienze del novecento, ma anche con le terapie della seconda parte del secolo e in una serie di ricadute di indifferenza e scetticismo dell&#8217;ultima parte di questo decennio. Un allargamento controverso, una costituzione non approvata e una situazione di stallo proprio quando ci sarebbe bisogno di pi\u00f9 Europa.<\/p>\n<p>Ce ne sarebbe bisogno per dare una spinta forte e positiva al processo di pace in Medio Oriente, per affrontare in modo unitario la grande questione ambientale e dell&#8217;energia, per contare in modo decisivo sulle scelte economiche e finanziarie, per dare un contributo credibile alle politiche che perseguono l&#8217;uguaglianza di popoli e persone, per dare gambe solide alle grandi utopie senza le quali il mondo non ha mai camminato in avanti.<!--more--><\/p>\n<p>Invece all&#8217;apertura del recente summit &#8220;Millenium goals&#8221; sugli obiettivi del millennio il presidente francese Nicolas Sarkozy si \u00e8 detto favorevole ad istituire una tassa universale su tutte le transazioni finanziarie. Perch\u00e9 una proposta come questa non \u00e8 venuta a nome dell&#8217;Europa? Che forza dirompente avrebbe avuto!<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un esempio. Non ne cito altri, ma propongo alla riflessione di chi vorr\u00e0 pensarci su un contributo di Barbara Spinelli, capace, come sempre di andare a fondo in questa e in altre questioni cruciali per chi non crede a soluzioni semplicistiche e di chiusura nel &#8220;piccolo mondo antico&#8221; che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n<p>Non si pensi, per favore, che le grandi questioni planetarie non debbano interessare i politici e gli amministratori locali. Planetarie vuol dire, pi\u00f9 che mai di tutti, per l&#8217;interdipendenza che caratterizza le scelte, anche quelle di un piccolo paese, anche quelle di un singolo amministratore. Ecco perch\u00e9 occorrono nuovi gesti coraggiosi in grado di trasmettere fiducia reciproca.<\/p>\n<p>Ad ogni livello. Cittadini insieme per dare voce alle esigenze delle persone, delle famiglie, dei soggetti sociali, amministratori insieme per condizionare le scelte degli stati, stati insieme per parlare, confrontare situazioni,bisogni, interessi e decidere ad una voce. Utopia? Certo.<\/p>\n<p>Utopico \u00e8 sempre stato, ed \u00e8 ancora, sinonimo di tremendamente complesso, difficile, ma mai di impossibile.<\/p>\n<p>Per questo torno per la seconda volta sul tema Europa. Un&#8217;utopia in stallo. Mi piacerebbe verificare la riapertura di un grande cantiere ad opera di Stati pi\u00f9 disponibili ad una cessione di sovranit\u00e0 che li renda progressivamente pi\u00f9 forti, se \u00e8 vero che l&#8217;unione fa la forza.<\/p>\n<p>Purtroppo non \u00e8 convinzione comune, ma almeno come auspicio lo scrivo con la maiuscola: l&#8217;Unione fa la forza.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #0000ff;\">La forza degli sconfitti<a href=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/Barbara-Spinelli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-646\" title=\"Barbara Spinelli\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/Barbara-Spinelli.jpg\" alt=\"Barbara Spinelli\" width=\"230\" height=\"347\" \/><\/a><br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p>BARBARA SPINELLI<\/p>\n<p>Non molti mesi fa, quando Angela Merkel fu catturata da calcoli politici talmente piccoli e brevi da perdere di vista l\u2019interesse del proprio stesso Paese al salvataggio europeo della Grecia, il filosofo J\u00fcrgen Habermas scrisse un articolo importante sulla Zeit, il 20 maggio, in cui la mise in guardia da una paura comune a tanti europei: \u00abIl timore delle armi di distruzione di massa che sono i tabloid popolari non vi fa vedere le armi di distruzione di massa dei mercati finanziari\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 una paura introversa, nazionalista, che rischia soprattutto di vanificare quello che per mezzo secolo \u00e8 stato in Germania il principale punto di forza, appreso secondo il filosofo grazie all\u2019Olocausto: un\u2019attitudine popolare diffusa a mutare mentalit\u00e0, ad assumersene le \u00abfatiche infinite\u00bb, a riconoscere che esistono necessit\u00e0 che generano nuove libert\u00e0. La Repubblica Federale nacque con queste qualit\u00e0. Edific\u00f2 con Parigi l\u2019Europa, forte delle istituzioni federali che perfezion\u00f2 in patria e che facilitarono un pensiero post-nazionale.<\/p>\n<p>Si accinse all\u2019immane impresa dell\u2019unificazione, di cui oggi celebra il decimo anniversario, e che ebbe costi altissimi: in 10 anni, pi\u00f9 di 1.500 miliardi di euro. Come scrive Bernd Ulrich sulla Zeit del 30 settembre, l\u2019unificazione smosse anche le sicumere della vecchia Repubblica di Bonn, immettendo in essa \u00ab16 milioni di punti interrogativi\u00bb.<\/p>\n<p>Questo adattamento tedesco alla sovranit\u00e0 ridotta (a una \u00abcostellazione postnazionale\u00bb, dice Habermas) ha vissuto ripetute stasi, ma ora sta rivenendo in superficie, potente. Spinto dagli eventi, e dalla consapevolezza che Berlino con le sole proprie virt\u00f9 non si salva n\u00e9 in Europa n\u00e9 nel mondo, il governo tedesco ha scelto ancora una volta l\u2019Europa: non solo ha consentito al salvataggio della Grecia, ma con tenacia vuole adesso che l\u2019Unione si dia nuove regole per affrontare crisi future. Come scrive Beda Romano, sono le stesse antiche virt\u00f9 &#8211; costanza, tenacia, pazienza &#8211; che oggi spiegano l\u2019inattesa ripresa dell\u2019economia tedesca, il realismo ineguagliato dei sindacati, infine la scelta di \u00abimpegnarsi in prima fila per il futuro dell\u2019Europa\u00bb chiedendo norme pi\u00f9 severe e federali per frenare i deficit pubblici (Il Sole &#8211; 24 Ore, 1-10-10).<\/p>\n<p>Di qui l\u2019appoggio tedesco alla riforma, proposta il 29 settembre dall\u2019esecutivo europeo, del Patto di stabilit\u00e0: una riforma che toglie agli Stati il potere di bloccare le sanzioni con una maggioranza di due terzi, creando una disciplina automatica gestita dall\u2019Unione, trasformata di fatto in governo economico. Ancora una volta dunque la Germania \u00e8 pronta a mutare, e a dare un\u2019impronta europea alla propria leadership economica: purch\u00e9 tuttavia gli alleati colgano l\u2019occasione, scorgendo in essa un\u2019occasione non tedesca ma di tutti.<\/p>\n<p>La storia dimostra che tale condizione \u00e8 essenziale, perch\u00e9 la paziente costanza tedesca non \u00e8 affatto continuativa. La preferenza per una costellazione postnazionale si \u00e8 attenuata quando il Paese, riunificandosi, ha riacquisito parte della sovranit\u00e0. La sua scommessa europea si \u00e8 fatta pi\u00f9 scettica, egoista: lo slancio di Adenauer e Brandt, di Schmidt e Kohl, si \u00e8 appannato.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 un appannamento non dovuto solo al computo di tornaconti nazionali male intesi: il computo di chi vede nell\u2019Europa un \u00abinteresse esterno\u00bb, estraneo a quello interno. La regressione tedesca si manifesta ogni qual volta gli alleati (Parigi in primis) si mostrano prigionieri della chimera della sovranit\u00e0, e si convincono che il suo limite sia un\u2019opzione anzich\u00e9 un fatto.<\/p>\n<p>Quando Kohl tratt\u00f2 con Mitterrand l\u2019unit\u00e0 tedesca offr\u00ec la rinuncia al marco in cambio di un\u2019unione politica europea, e non l\u2019ottenne. Non l\u2019ottenne n\u00e9 da Parigi n\u00e9 dagli Stati dell\u2019Est, appena usciti dall\u2019incubo della sovranit\u00e0 limitata teorizzata da Brezhnev nel \u201968. Seguirono anni in cui egemone dell\u2019Unione divenne Blair. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, ma gli animi rimangono riottosi: altre proposte di Berlino sono state respinte, durante la crisi greca, a cominciare dal Fondo monetario europeo e dalla revisione dei trattati.<\/p>\n<p>Resta che la crisi ha messo fine allo stallo europeo, nonostante i cavalieri inesistenti delle sovranit\u00e0 nazionali e le loro armi distruttive. Gli stessi veleni delle dispute tedesche sulla Grecia (i tabloid che invitavano a non pagare per i peccaminosi; la certezza che l\u2019autarchica disciplina fosse un bastevole scudo) hanno prodotto, omeopaticamente, quello di cui l\u2019Europa ha pi\u00f9 bisogno: una grande contesa sulla natura dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>D\u2019un tratto negli Stati, e specialmente in Germania, si \u00e8 iniziato a parlare delle condotte degli alleati come di condotte di concittadini di un\u2019unica p\u00f2lis. Nello stesso momento in cui si riconosceva che malato non era l\u2019euro ma i singoli deficit pubblici, economie e bilanci cominciavano a esser dibattuti come affare interno europeo.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 della globalizzazione apriva nuovi spazi di libert\u00e0, inventiva. Sulla Frankfurter Allgemeine, Klaus-Dieter Frankenberger scrisse, il 26 agosto: \u00abLa crisi dell\u2019euro, che \u00e8 in realt\u00e0 crisi dei debiti pubblici, pu\u00f2 infine riesumare quel che rest\u00f2 incompiuto o fall\u00ec alla nascita dell\u2019euro: l\u2019unione politica\u00bb. Secondo il grande storico Heinrich August Winkler, il neo-nazionalismo tedesco pu\u00f2 grazie a tale crisi esser superato: \u00abNel giro d\u2019una notte, essa risvegli\u00f2 negli europei la coscienza che nel frattempo era nata qualcosa come una politica interna europea\u00bb. Quando l\u2019et\u00e0 pensionabile, i salari degli statali, le linee sindacali, la disciplina di bilancio, il debito pubblico d\u2019un singolo diventano oggetti di disputa in altri Stati dell\u2019Unione, quel che si crea \u00e8, anche se all\u2019inizio distorto, spazio pubblico europeo: \u00abAl progetto Europa, la crisi offre l\u2019occasione insperata: esso deve esser di nuovo legittimato; non pu\u00f2 pi\u00f9 essere un progetto di \u00e9lite\u00bb (Frankfurter Allgemeine, 13-8-10).<\/p>\n<p>La Germania ha un vantaggio rispetto a altri europei. Ha una storia maledetta: non mascherabile, falsificabile, come nella Francia postbellica di De Gaulle, nell\u2019Italia delle amnesie, nella Grecia succube per decenni del potere militare Usa. La sconfitta le ha insegnato a vedere le sciagure delle sovranit\u00e0 nazionali totali. Anche la sconfitta dello Stato comunista l\u2019ha aiutata, perch\u00e9 i tedeschi dell\u2019Est sono entrati nell\u2019Ovest tedesco iniettandovi una predisposizione ai mutamenti mentali, ai sacrifici dello status quo, che i connazionali ricchi stavano smarrendo.<\/p>\n<p>Naturalmente, la tentazione di regredire esiste: nello stesso momento in cui apre all\u2019Europa, ad esempio, Berlino torna a chiedere per se stessa (e non per l\u2019Unione) un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu. Lo stesso Joschka Fischer fu incostante, come ministro degli Esteri: nel famoso discorso all\u2019Universit\u00e0 Humboldt, il 12 maggio 2000 a Berlino, propose una Costituzione europea prima dell\u2019allargamento. Poi fece marcia indietro, sulla scia dell\u201911 settembre, preferendo a istituzioni pi\u00f9 forti un allargamento alla Turchia che desse all\u2019Unione dimensioni geografiche pi\u00f9 grandi. I criteri di Copenhagen, che impongono ai Paesi candidati non solo disciplina economica ma sovranit\u00e0 delegate e un riconoscimento della superiore autorit\u00e0 dell\u2019Unione &#8211; ricorda Winkler &#8211; si persero per strada. \u00c8 il motivo per cui l\u2019allargamento ha funzionato male, e rischia di degenerare se il rafforzamento delle istituzioni non torna a esser prioritario.<\/p>\n<p>Se a un certo punto scemano costanza e tenacia, \u00e8 perch\u00e9 la crisi \u00e8 una lama a doppio taglio: pu\u00f2 produrre presa di coscienza ma anche nuove illusioni, e l\u2019infausta passione dell\u2019impazienza descritta da Hegel nella Fenomenologia dello Spirito: \u00abL\u2019impazienza esige l\u2019impossibile, cio\u00e8 il raggiungimento del fine ma senza i mezzi\u00bb. Nell\u2019Unione, l\u2019impazienza ti fa credere che basta invocare l\u2019Europa, senza darle i mezzi per esistere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;approccio pu\u00f2 essere vario. Ma il nodo \u00e8 contenuto in due domande: Posto che siamo europei e non pu\u00f2 non interessarci lo stato dell&#8217;Unione, laprima domanda \u00e8 &#8220;come sta l&#8217;Europa?&#8221; La seconda, posto che siamo spesso affascinati dalla frase di J. F. 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