{"id":512,"date":"2010-05-16T16:50:06","date_gmt":"2010-05-16T15:50:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=512"},"modified":"2010-05-16T16:57:36","modified_gmt":"2010-05-16T15:57:36","slug":"il-sorriso-ottuso-delleuropa-dove-sono-i-nostri-parlamentari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=512","title":{"rendered":"Il sorriso ottuso dell&#8217;Europa: dove sono i nostri parlamentari?"},"content":{"rendered":"<p>Come sempre Barbara Spinelli coglie nel segno! Non \u00e8 difficile condividere qualche preoccupazione sul futuro dell&#8217;Europa se appena si \u00e8 prestata qualche attenzione alla vicenda della Grecia e alle misure che il governo italiano, al pari degli altri governi europei sta predisponendo.<\/p>\n<p>Ho letto la riflessione della Spinelli, come sempre documentata e appassionata. La ripropongo e mi pongo una domanda. Ma i nostri parlamentari hanno detto qualcosa? Anche solo per sollecitare la dovuta attenzione nei loro territori di provenienza e nei partiti di appartenenza. Se non lo fanno loro, a chi toccher\u00e0 mai?<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td height=\"12\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: 0px initial initial;\" src=\"http:\/\/www.lastampa.it\/common\/images\/pixel.gif\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"12\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"2\" height=\"1\" bgcolor=\"#E7E7E7\"><img decoding=\"async\" style=\"border: 0px initial initial;\" src=\"http:\/\/www.lastampa.it\/common\/images\/pixel.gif\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"100%\" height=\"1\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><a href=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Barbara-Spinelli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-513 alignleft\" title=\"Barbara Spinelli\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Barbara-Spinelli.jpg\" alt=\"Barbara Spinelli\" width=\"230\" height=\"347\" \/><\/a><\/td>\n<td align=\"right\"><span style=\"font-family: tahoma, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; color: #606163; font-size: x-small;\"><span><strong><br \/>\n<\/strong><\/span><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><img decoding=\"async\" style=\"border: 0px initial initial;\" src=\"http:\/\/www.lastampa.it\/common\/images\/pixel.gif\" alt=\"\" height=\"12\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"font-family: tahoma; font-size: 11px; text-decoration: none; color: #000000; font-weight: bold; margin: 0px;\" colspan=\"2\">BARBARA SPINELLI<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><img decoding=\"async\" style=\"border: 0px initial initial;\" src=\"http:\/\/www.lastampa.it\/common\/images\/pixel.gif\" alt=\"\" height=\"4\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"font-family: Georgia, Rekha; font-size: 13px; text-decoration: none; color: #404140; line-height: 20px; margin: 0px;\" colspan=\"2\">E\u2019 impressionante la forza che possiede la stupidit\u00e0, nella vita degli Stati europei e in quella dell\u2019Unione. La crisi economica iniziata nel 2007 avrebbe dovuto insegnar loro un po\u2019 d\u2019intelligenza supplementare, e persuaderli che i tempi dell\u2019incertezza erano finiti, che la politica doveva riacquistare un primato, che l\u2019ora di un governo europeo era infine sopraggiunta. Invece si direbbe che la crisi non abbia impartito lezione alcuna, nonostante le grandi spese che l\u2019Unione si sta sobbarcando.<!--more--><br \/>\nSi versano soldi in quantit\u00e0 e nelle nazioni si predispongono piani di sacrifici dolorosi, ma come dissero a suo tempo Fruttero e Lucentini: la cretineria prevale, e quel che l\u2019Europa sa far meglio \u00e8 l\u2019ottusa \u00abmanutenzione del sorriso\u00bb. L\u2019euro vacilla sempre pi\u00f9, ma i capi di governo fingono letizia, immaginando di suggestionare i mercati col buon umore. Della tempesta non parlano, per non dover parlare delle proprie responsabilit\u00e0, e sperano che come per miracolo i mercati si calmino. Intanto pagano e questo non \u00e8 male, ma pagare non \u00e8 tutto quel che occorre. La politica, hanno l\u2019impressione di averla gi\u00e0 fatta. La leadership, di averla gi\u00e0 esercitata: con il trattato di Lisbona, con qualche vertice fra i governi pi\u00f9 importanti. Cos\u00ec vivacchiano ancor oggi, grosso modo soddisfatti.<\/p>\n<p>La costituzione \u00e8 fallita in questi anni, ma il trattato di Lisbona ha preso il suo posto e il grosso \u00e8 fatto. L\u2019unico elemento positivo della crisi \u00e8 che i governi non se la prendono pi\u00f9 con gli eurocrati di Bruxelles, d\u2019un tratto. In cuor loro sanno perfettamente che se l\u2019Europa \u00e8 considerata nel mondo un\u2019impresa minacciata di morte, la colpa \u00e8 degli Stati e dei politici nazionali. Il cretino molto spesso si dissimula dietro le vesti del pragmatico, del moderato, di chi pretende di aver appreso la feconda arte della disillusione, dello spirito blas\u00e9. Nessuna passione lo agita pi\u00f9, nessuna grande idea innovatrice, se non il desiderio di posti e di cariche.<\/p>\n<p>L\u2019Inghilterra \u00e8 maestra in quest\u2019arte solo apparente del disincanto, impastata in realt\u00e0 di illusioni e incanti: illusione di potercela fare da sola, come nazione erede di un impero; incanto che occulta i fatti reali e riempie il vuoto con l\u2019affaccendarsi pi\u00f9 che col fare. In questi giorni c\u2019\u00e8 chi parla addirittura di rivoluzione in Gran Bretagna, e tutti sono eccitati perch\u00e9 per la prima volta gli inglesi fanno l\u2019esperienza, molto continentale, di un governo di coalizione. Ma al momento, l\u2019esperienza \u00e8 un guscio vuoto. Tutto quello che i liberal-democratici di Clegg hanno fatto \u00e8 retrocedere nella loro battaglia europeista, pur di fare un governo giovane, fotogenico e ilare con Cameron, l\u2019antieuropeista. Il colmo \u00e8 stato raggiunto, il giorno dell\u2019accordo, da Graham Watson, deputato liberale al Parlamento europeo. \u00abSull\u2019Europa non c\u2019\u00e8 problema\u00bb, ha detto alla Bbc: primo perch\u00e9 nell\u2019euro l\u2019Inghilterra non entrer\u00e0 comunque; secondo perch\u00e9 l\u2019Unione ha gi\u00e0 operato tali e tanti cambiamenti, da quando ha approvato il trattato di Lisbona, che il riposo e le pantofole sono pi\u00f9 che legittimi. Per un bel po\u2019 di tempo, ha aggiunto, altri trasferimenti di sovranit\u00e0 non sono n\u00e9 previsti n\u00e9 auspicati.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ragionano i pragmatici, o meglio i rinunciatari, quasi camminassero in una fresca radura e non in mezzo a incendi. Proprio ora ci vorrebbero nuovi trasferimenti di sovranit\u00e0, perch\u00e9 l\u2019Europa diventi finalmente un soggetto politico credibile (credibile davanti ai mercati, agli Stati Uniti, alla Cina, all\u2019India) e proprio ora i suoi dirigenti dicono, come quando ti si accampano davanti un secondo e un terzo mendicante: \u00abAbbiamo gi\u00e0 dato\u00bb. Eppure quasi ogni giorno la cosa appare evidente: la crisi che traversiamo e i sacrifici che saranno chiesti ai cittadini sono tali, che senza trasformazioni decisive dell\u2019Unione c\u2019\u00e8 poco da sperare. Non lo affermano solo i mercati, che non sembrano credere nell\u2019Europa ma di cui si pu\u00f2 pensare: hanno l\u2019istinto del gregge, ascoltano il primo che passa.<\/p>\n<p>L\u2019Europa e l\u2019euro sono ritenuti moribondi anche da politici americani di primo piano come Richard Haass, direttore del Council of Foreign Relations e consigliere di vari presidenti. Anche dall\u2019ex governatore della Federal Reserve Paul Volcker. Lo storico Niall Ferguson, esperto in declini di imperi (romano, britannico, americano), lo dice a chiare lettere, su Newsweek: \u00abLa grande decisione che l\u2019Unione deve prendere non \u00e8 se salvare la Grecia. \u00c8 se trasformarsi in Stati Uniti d\u2019Europa, o essere una versione moderna del sacro romano impero, una bislacca accozzaglia \u201ca geometria variabile\u201d che prima o poi si frantumer\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Economicamente l\u2019Europa sta meglio degli Stati Uniti. Ma questi non muoiono perch\u00e9 sono un sistema politico federale, dunque un soggetto visibile. Dietro il dollaro c\u2019\u00e8 uno Stato, che riequilibra le disparit\u00e0 interne: \u00abIn America il salvataggio del Michigan viene fatto dal Texas in modo automatico, attraverso la ridistribuzione del reddito e i proventi della tassa sulle imprese\u00bb. Dietro l\u2019euro c\u2019\u00e8 un\u2019armatura e dentro l\u2019armatura un cavaliere inesistente. Bisogna davvero esser lenti a capire e sconfinatamente svogliati, per pensare dopo il tremendo biennio 2007-2009 che i mercati e l\u2019economia siano tutto, e talmente bravi ed efficaci da dettar legge. Che la moneta unica e la prosperit\u00e0 del vecchio continente possano sussistere senza un potere politico, alle spalle, che coincida con l\u2019area dell\u2019euro. Che mercati e agenzie di rating restino infallibili, abilitati a ripetere i disastri e le bolle speculative degli ultimi anni. Nonostante questo suo impazzimento, l\u2019economia continua a essere l\u2019idolo davanti al quale la politica, svuotata dal di dentro, senza timoniere, molto pragmaticamente si adatta.<\/p>\n<p>\u00c8 come se l\u2019Europa non avesse, nel proprio bagaglio, una grande cultura fatta di scetticismo verso i mercati e il predominio dell\u2019economia: una cultura che ha prodotto guerre fratricide ma ha anche saputo difendersi da esse inventando la democrazia, la separazione dei poteri, l\u2019autonomia della politica, lo Stato sociale. Una cultura che nel dopoguerra ha dato vita a un\u2019unione di Stati consapevoli dei propri limiti e decisi a mettere insieme le proprie vecchie sovranit\u00e0. Un\u2019unione che ha custodito inoltre il Welfare, in modo da spegnere in anticipo gli estremismi scatenati nel secolo scorso dalla questione sociale. \u00c8 come se nella nostra storia non ci fosse stata, contro il predominio del mercato e dell\u2019economia, una lunga tradizione che va dalle visioni etiche e politiche di Condorcet e Adam Smith alle proposte sociali e politiche di Beveridge e Keynes. \u00c8 dal Settecento che l\u2019Europa produce idee in questo campo, oggi dimenticate. Condorcet, che pure credette nella razionalit\u00e0 degli economisti a lui contemporanei, vide gi\u00e0 allora i pericoli: \u00abAgli occhi di una nazione avida, la libert\u00e0 non sar\u00e0 pi\u00f9 che la condizione necessaria alla sicurezza delle operazioni finanziarie\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019euro \u00e8 nato con questo vizio, fondamentale. Il mercato e le banche erano tutto, il grande demiurgo era a Francoforte. La politica era chiamata a garantire la libert\u00e0 necessaria alla sicurezza delle operazioni finanziarie. L\u2019armonia si sarebbe imposta spontaneamente, e al peggio non urgeva pensare. Invece il peggio \u00e8 venuto. \u00c8 gi\u00e0 qui fra noi. Si pu\u00f2 fingere che non esista, e dare alla finzione il nome di pragmatismo. Ma il pragmatismo senza una trasformazione dell\u2019Europa non \u00e8 pragmatismo n\u00e9 tanto meno disincanto. \u00c8 un\u2019ideologia con aspirazioni egemoniche acutissime. Ha la forza della stupidit\u00e0 quando impigrisce. La forza di bloccare i nuovi necessari trasferimenti di sovranit\u00e0, come nei desideri degli inglesi o della Corte costituzionale tedesca. Ha il potere, magari gratificante ma enormemente inutile, di chi \u00e8 addetto alla manutenzione del sorriso mentre la crisi economica si abbatte sulle societ\u00e0 e le democrazie per spezzarle.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><img decoding=\"async\" style=\"border: 0px initial initial;\" src=\"http:\/\/www.lastampa.it\/common\/images\/pixel.gif\" alt=\"\" height=\"8\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span id=\"_mce_tmp\">XX<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come sempre Barbara Spinelli coglie nel segno! Non \u00e8 difficile condividere qualche preoccupazione sul futuro dell&#8217;Europa se appena si \u00e8 prestata qualche attenzione alla vicenda della Grecia e alle misure che il governo italiano, al pari degli altri governi europei sta predisponendo. Ho letto la riflessione della Spinelli, come sempre documentata e appassionata. La ripropongo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22,3],"tags":[],"class_list":["post-512","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-la-mia-rassegna-stampa","category-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/512","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=512"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/512\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":516,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/512\/revisions\/516"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=512"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=512"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=512"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}