{"id":361,"date":"2010-03-05T13:37:06","date_gmt":"2010-03-05T12:37:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=361"},"modified":"2010-03-05T16:17:10","modified_gmt":"2010-03-05T15:17:10","slug":"il-lavoro-nel-nome-del-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=361","title":{"rendered":"Il lavoro nel nome del padre"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/precari-thumb.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-369\" title=\"precari-thumb\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/precari-thumb.jpg\" alt=\"precari-thumb\" width=\"360\" height=\"254\" \/><\/a><em>Era su la Repubblica del 3 marzo scorso.\u00a0Me l&#8217;hanno inviato i Giovani Fim-Cisl\u00a0tramite Facebook.<\/em><\/p>\n<p><em>Li ringrazio,perch\u00e9 mi pare che si connetta molto bene con alcune riflessioni a proposito di scuola, di formazione, di lavoro, di famiglia, di crisi, di futuro. Insomma un articolo di &#8220;sintesi&#8221; sul quale riflettere anche in funzione delle scelte politiche da operare. <strong>Riflettiamo,<\/strong> cari amici e care amiche. <strong><span style=\"color: #ff0000;\">Riflettiamo! L&#8217;attacco delle destre alle famiglie, ai lavoratori e ai precari si fa ogni giorno pi\u00f9 cinico e accanito <\/span><\/strong>come dimostra l&#8217;approvazione definitiva al Senato da parte del centrodestra del c.d. <\/em><a href=\"http:\/\/www.partitodemocratico.it\/dettaglio\/95368\/giu_le_mani_dallart_18\" target=\"_blank\"><em>collegato al lavoro<\/em><\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p>Andate nel reparto maternit\u00e0 di qualsiasi ospedale. Guardate due culle vicine. I due neonati sembrano<a href=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/culle1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-370\" title=\"culle\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/culle1.jpg\" alt=\"culle\" width=\"180\" height=\"150\" \/><\/a> uguali, ambedue sani, vispi, vitali. Ma voi siete gi\u00e0 in grado di dire che quello a sinistra, da adulto, guadagner\u00e0 almeno il 20 per cento in pi\u00f9 di quello a destra, 2.500 euro al mese, ad esempio, invece di 2 mila. Come fate a dirlo? Semplice, quello a sinistra \u00e8 figlio di un ingegnere. Non che quello a destra sia figlio di un barbone. Suo padre, in fondo, \u00e8 ragioniere. La distanza fra i due titoli di studio paterni non sembra un abisso: ma \u00e8 sufficiente per prevedere, con buona approssimazione, i loro, futuri, rispettivi redditi. Del resto, il bambino ancora pi\u00f9 a destra, da adulto, porter\u00e0 a casa non pi\u00f9 di 1.500 euro al mese: suo padre \u00e8 un operaio, che non \u00e8 andato al di l\u00e0 delle medie inferiori. <!--more-->\u00c8 l&#8217; instantanea di una societ\u00e0 immobile, pietrificata, con gerarchie sociali ed economiche pressoch\u00e9<a href=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/mobilit\u00e0-sociale1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-367\" title=\"mobilit\u00e0 sociale\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/mobilit\u00e0-sociale1.jpg\" alt=\"mobilit\u00e0 sociale\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a>immutabili, dove il merito individuale conta poco e in cui, dunque, salire la scala \u00e8 una possibilit\u00e0 minima e precaria. In buona misura, lo sapevamo gi\u00e0, ma adesso lo certifica l&#8217; Ocse, l&#8217; organizzazione che raccoglie i paesi industrializzati, in uno studio di prossima pubblicazione (&#8220;A Family Affair&#8221;), che esamina, dati e statistiche alla mano, la mobilit\u00e0 sociale tra le generazioni, nei paesi ricchi del mondo. Ne risulta una spaccatura netta fra chi (Australia, Canada, paesi nordici) tende ad avere una mobilit\u00e0 sociale vivace e chi, invece, ne registra una lenta e faticosa: i paesi mediterranei e altri, che siamo abituati a considerare &#8220;democrazie avanzate&#8221;, come Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna. Ma l&#8217; Italia va a collocarsi nel gruppo di testa della vischiosit\u00e0 sociale in quasi tutti i parametri considerati. E il futuro non appare migliore, visto che uno dei punti positivi, rispetto ad altri paesi, per la mobilit\u00e0 italiana (la scuola pubblica) appare oggi incerto, alla luce delle direzioni di riforma del sistema scolastico nazionale. Quanto pesa, dunque, lo stipendio di pap\u00e0? In Italia, per quasi il 50 per cento. Questa, dicono le statistiche raccolte dall&#8217; Ocse, \u00e8 la misura in cui il reddito dei figli riflette in Italia quello dei genitori. Nel senso che, in media, met\u00e0 del vantaggio di reddito che un padre che guadagna molto ha su uno che guadagna poco si trasferisce comunque, automaticamente &#8211; a prescindere dai talenti e dalle storie individuali &#8211; al proprio figlio. La percentuale \u00e8 appena superiore in Gran Bretagna e appena inferiore in Francia e Stati Uniti. In Danimarca, Australia, Norvegia, questa trasmissione, per cos\u00ec dire, ereditaria non arriva al 20 per cento. Il risultato \u00e8 il divario nei redditi, a seconda delle famiglie di provenienza. Avere un pap\u00e0 laureato, ad esempio, \u00e8 una sorta di polizza assicurativa. Non solo perch\u00e9, in Italia (con uno scarto vistoso rispetto a Francia e Inghilterra), il figlio dell&#8217; ingegnere ha quasi il 60 per cento di possibilit\u00e0 in pi\u00f9 di laurearsi come pap\u00e0, rispetto al figlio dell&#8217; operaio e oltre il 30 per cento, rispetto al figlio del ragioniere.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/OCSE.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-368\" title=\"OCSE\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/OCSE.jpg\" alt=\"OCSE\" width=\"400\" height=\"314\" \/><\/a>Ma perch\u00e9 la laurea in famiglia sottintende un background culturale e sociale pi\u00f9 favorevole. E, dunque, il figlio di un laureato italiano (si laurei o meno egli stesso) guadagner\u00e0, in media, il 50 per cento di pi\u00f9 del figlio di uno che si \u00e8 fermato alle medie inferiori. Va peggio &#8211; per chi ha il padre che ha lasciato presto la scuola &#8211; solo ai portoghesi e agli inglesi. In Francia, questa dote scolastica preaccumulata \u00e8 del 20 per cento. In Austria e Danimarca, non arriva al 10. Molti parlerebbero di giustizia sociale, ma questo non \u00e8 un problema dell&#8217; Ocse. Una societ\u00e0 in cui tutti, nel bene e nel male, sono &#8211; e restano &#8211; &#8220;figli di pap\u00e0&#8221; \u00e8, per l&#8217; organizzazione dei paesi ricchi, anzitutto un problema economico: un immane spreco di risorse. \u00abPrimo &#8211; dice lo studio &#8211; societ\u00e0 meno mobili tendono pi\u00f9 facilmente a sprecare o utilizzare male talentie capacit\u00e0. Secondo, la mancata uguaglianza di opportunit\u00e0 pu\u00f2 influenzare le motivazioni, gli sforzi e, alla fine, la produttivit\u00e0 dei suoi cittadini, con effetti negativi sulla efficienza complessiva e sul potenziale di crescita dell&#8217; economia\u00bb. Forse, c&#8217; \u00e8 anche l&#8217; immobilismo sociale a spiegare il lungo ristagno dell&#8217; economia italiana, dagli anni &#8216; 90 ad oggi. A moltiplicare la vischiosit\u00e0 dell&#8217; impianto sociale italiano c&#8217; \u00e8, infatti, una distribuzione vistosamente ineguale del reddito e della ricchezza di partenza. L&#8217; Ocse conclude che pi\u00f9 \u00e8 alta l&#8217; ineguaglianza sociale in un paese, pi\u00f9 il paese \u00e8 immobile. E l&#8217; Italia \u00e8 uno dei paesi a pi\u00f9 alto tasso di ineguaglianza, in Occidente. I due dati &#8211; l&#8217; immobilismo e l&#8217; ineguaglianza &#8211; e i loro effetti sull&#8217; economia bruciano. Tanto di pi\u00f9, perch\u00e9 i timori dell&#8217; Ocse sullo spreco di risorse sono fondati sui numeri. Se \u00e8 vero che il figlio di un laureato ha maggiori probabilit\u00e0 di laurearsi a sua volta e, comunque, di guadagnare di pi\u00f9, status sociale non significa affatto, in Italia, essere pi\u00f9 brillanti a scuola. Nella classifica dell&#8217; Ocse, l&#8217; Italia (al contrario, ad esempio, di Usa, Francia, Germania e Gran Bretagna) \u00e8 uno dei paesi in cui l&#8217; ambiente familiare ha meno influenza sui risultati scolastici, misurati dai test internazionali sulle capacit\u00e0 scientifiche degli studenti: il figlio dell&#8217; ingegnere non se la cava meglio del figlio dell&#8217; operaio in matematica. Pi\u00f9 neutrali di noi, sotto questo profilo, sono solo canadesi, coreani e qualche paese nordico. Frutto, probabilmente, di un sistema scolastico pubblico ancora sostanzialmente omogeneo e socialmente integrato. In cui, cio\u00e8, non si apre un fossato fra scuole d&#8217; eccellenza e scuole di risulta e in cui \u00e8 facile che il compagno di banco del figlio dell&#8217; ingegnere sia il figlio dell&#8217; operaio. Con vantaggi per tutti: lo studio registra che aumentare il mix sociale all&#8217; interno delle scuole pu\u00f2 migliorare i risultati degli studenti economicamente svantaggiati, senza che appaiano effetti negativi sui risultati complessivi. L&#8217; Ocse insiste sugli effetti che il sistema scolastico ha nel compensare l&#8217; influenza del background familiare sui risultati scolastici del singolo studente. Da questo punto di vista, tuttavia, le ultime iniziative in materia di riforma della scuola italiana sembrano andare in direzione opposta a quella caldeggiata nello studio. L&#8217; Ocse, ad esempio, sottolinea che un sistema che spinga gli studenti ad anticipare la separazione fra i diversi percorsi di formazione si traduce, normalmente, in una maggiore influenza dell&#8217; ambiente familiare sui risultati scolastici. Analogamente, lo studio suggerisce che il proliferare delle opzioni fra diversi corsi alternativi finisce per esaltare l&#8217; importanza del background familiare di partenza sui risultati scolastici. Il paradosso italiano \u00e8 che preoccuparsi di assicurare a tutti uguali opportunit\u00e0 scolastiche, a prescindere dalla famiglia, finisce per apparire, alla fine, inutile. E&#8217; come se il successo a scuola e quello nella vita, nel lavoro e nel reddito, fossero l&#8217; esito di due campionati diversi, separati, distinti e incomunicanti. Non solo, infatti, buona parte del futuro \u00e8 gi\u00e0 scritta nello stipendio di pap\u00e0, ma dannarsi per studiare sembra servire a poco: a sentire gli economisti, in Italia, il grosso degli avanzamenti di carriera, nel nostro paese, \u00e8 legato pi\u00f9 ad anzianit\u00e0 ed esperienza che livelli di istruzione e competenza. E, d&#8217; altra parte, la catena delle rigidit\u00e0 \u00e8, probabilmente, pi\u00f9 lunga di quello che appare dallo studio dell&#8217; Ocse. Qui entra in campo non solo lo stipendio di pap\u00e0, ma anche quello di nonno. Se, infatti, il mio futuro si gioca fin da subito, sul reddito di famiglia, non ci sono possibilit\u00e0 che pap\u00e0 diventi ricco, spargendo promesse sulle future generazioni? La risposta \u00e8: scarsissime. La mobilit\u00e0 intergenerazionale in Italia \u00e8 bassa, anche perch\u00e9 \u00e8 bassa quella intragenerazionale. In parole pi\u00f9 semplici, i redditi dei figli tendono a replicare quelli dei padri, perch\u00e9 \u00e8 assai raro, statisticamente, che qualcuno modifichi, in modo significativo, le proprie condizioni di partenza, diventando molto pi\u00f9 ricco (o pi\u00f9 povero). Se la prima cosa la dice l&#8217; Ocse, la seconda la dice la Banca d&#8217; Italia. Fra il 2000 e il 2008, meno di una famiglia ricca su 100 \u00e8 diventata povera. E solo una famiglia povera su 50 \u00e8 diventata ricca. Oltre l&#8217; 80 per cento dei poveri \u00e8 rimasta povera o quasi. E quasi il 90 per cento dei ricchi \u00e8 rimasto, pi\u00f9 o meno confortevolmente, ricco. &#8211; MAURIZIO RICCI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era su la Repubblica del 3 marzo scorso.\u00a0Me l&#8217;hanno inviato i Giovani Fim-Cisl\u00a0tramite Facebook. 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