{"id":293,"date":"2010-02-10T23:57:30","date_gmt":"2010-02-10T22:57:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=293"},"modified":"2010-02-22T20:19:07","modified_gmt":"2010-02-22T19:19:07","slug":"vittorio-bachelet-una-lezione-indimenticabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=293","title":{"rendered":"Vittorio Bachelet: una lezione indimenticabile"},"content":{"rendered":"<p>Non ho mai nascosto la mia appartenenza all&#8217;Azione Cattolica. Anzi, ne ho sempre fatto motivo di orgoglio e ancora la sento associazione capace di ispirare saggiamente lo stare nella politica dei cattolici, lontano da atteggiamenti integralisti, con quel rigore laico impegnato a distinguere quel che \u00e8 di Cesare e quel che \u00e8 di Dio. <a href=\"http:\/\/www.democraticidavvero.it\/adon.pl?act=doc&amp;sid=0&amp;doc=5421\" target=\"_blank\">Come Rosy Bindi sostiene<\/a>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-295 alignright\" title=\"foto bachelet\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/foto-bachelet.jpg\" alt=\"foto bachelet\" width=\"120\" height=\"163\" \/><\/p>\n<p>Ebbene venerd\u00ec 12 febbraio ricorre il trentesimo anniversario del sacrificio supremo di Vittorio Bachelet, assassinato dalle Brigate rosse il 12 febbraio 1980 nei corridoi dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma. Accanto a lui proprio la <a href=\"http:\/\/www.democraticidavvero.it\/adon.pl?act=doc&amp;doc=6011\" target=\"_blank\">giovanissima assistente Rosy Bindi<\/a>.<\/p>\n<p>Vittorio Bachelet era stato presidente dell&#8217;Azione Cattolica Italiana dal 1964 al 1973. In quegli anni anch&#8217;io ebbi qualche responsabilit\u00e0 nell&#8217;Associazione a livello diocesano e non posso non rammentare quanto proprio quegli anni, segnati dal papato di Giovanni XXIII e di Paolo VI, incidessero sulla mia formazione e di tanti giovani cattolici. Proprio in quel ruolo di vice presidente diocesano della GIAC (Giovent\u00f9 Italiana di Azione Cattolica) e, successivamente come responsabile diocesano dell&#8217;Azione Cattolica Ragazzi, ebbi occasione di ascoltare in almeno due convegni nazionali le parole cariche di profezia e di grande apertura alle suggestioni del Concilio di Vittorio Bachelet.<!--more--><\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 non posso non far posto tra questi appuntamenti periodici a un ricordo apparso sull&#8217;ultimo numero di Segno nel mondo, il quindicinale dell&#8217;AC a firma di Luca Diliberto, docente di lettere presso l&#8217;Istituto Leone XIII di Milano, ed autore di volumi e saggi su figure e vicende della storia della Chiesa italiana nel Novecento.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2, un articolo, presentare in modo esauriente una figura cos\u00ec ricca e significativa per la storia della Chiesa e della societ\u00e0 italiana, ma ne traccia sicuramente un profilo utile ad una prima conoscenza.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un particolare, modestissimo, ma per me insieme curioso e simpatico, che collega la mia vita alla<a href=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/s.antonio-di-sav1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-299\" title=\"s.antonio di sav\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/s.antonio-di-sav1.jpg\" alt=\"s.antonio di sav\" width=\"445\" height=\"333\" \/><\/a>sua. Per qualche anno sono stato presidente dei Giovani di AC della mia parrocchia: S.Antonio di Savena a Bologna. Bachelet era passato anche di l\u00ec come testimonia la sua biografia: &#8220;nel 1932 la famiglia Bachelet si trasferisce al seguito del padre, ufficiale del genio, a Bologna e nel 1934, il piccolo Vittorio viene iscritto nei fanciulli di Azione Cattolica, presso il circolo parrocchiale di S. Antonio di Savena.\u00a0\u00c8 solo una coincidenza, niente pi\u00f9 e nemmeno contemporanea, ma mi fa sentire pi\u00f9 vicino quest&#8217;uomo, questo martire civile di un terribile periodo del nostro Paese.<\/p>\n<h2><em>Vittorio Bachelet: la lezione di un cristiano coerente<\/em><\/h2>\n<p><em>di Luca Diliberto<\/em><\/p>\n<p>Renato Buzzoletti, medico personale di Giovanni Paolo II, che nel maggio 1981 lo assistette dopo l\u2019attentato in piazza San Pietro, ha rivelato che tra le primissime parole pronunciate dal Papa, risvegliatosi dopo l\u2019operazione, fu ascoltata una specie di invocazione: \u00abCome a Bachelet\u2026\u00bb. Nel cuore del pontefice Vittorio Bachelet aveva dunque un posto speciale, tanto che la sua figura e il suo martirio riemersero in un momento cos\u00ec grave. \u00c8 innegabile che quanto quest\u2019uomo seppe paradossalmente comunicare con la sua morte (12 febbraio 1980), col suo sacrificio, e soprattutto nel giorno del suo funerale al paese, ai cittadini spaventati e stremati da anni di terrorismo e di insicurezza, agli uomini delle istituzioni rappresent\u00f2 allora un insegnamento capace di generare inattesi percorsi di riconciliazione.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: normal;\">Ma quella morte, incontrata in pieno giorno nei corridoi dell\u2019universit\u00e0 in cui insegnava come docente di Diritto pubblico dell\u2019economia, non pu\u00f2 essere seriamente affrontata senza riferirsi a una vita intera che ha molto da raccontarci anche oggi, a trent\u2019anni esatti da quegli avvenimenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: normal;\">Bachelet era nato nel 1926, in una famiglia radicata in una religiosit\u00e0 non di facciata, ed era cresciuto assieme a fratelli che seppero fare presto scelte impegnative: Adolfo, il maggiore, e Paolo divennero gesuiti; Giorgio era impegnato nella Fuci, divenendo redattore di Ricerca. Degli anni giovanili rimane la percezione di una personalit\u00e0 capace di spingersi oltre la mediocrit\u00e0 del tempo, di ricercare riferimenti formativi solidi in un contesto confuso e cattivo, ovvero il tratto terminale del regime fascista; soprattutto la volont\u00e0 di sbilanciarsi per una fede solida, una spiritualit\u00e0 esigente, che matura a poco a poco dentro una vocazione laicale desiderata, e non subita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: normal;\">Iscritto all\u2019universit\u00e0 nel 1943, giunse anche lui a collaborare con la Fuci nazionale verso il termine del conflitto e, una volta laureatosi (1947), a iniziare l\u2019attivit\u00e0 di ricerca in universit\u00e0 e l\u2019impegno di elaborazione culturale attraverso i periodici associativi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: normal;\">Nei suoi scritti di quell\u2019epoca \u00e8 evidente una passione per il proprio tempo, nei tentativi di dialogare con tutti, anche con quanti ideologicamente parevano molto lontani dal suo mondo vitale, nella richiesta di una ricostruzione del paese che non fosse frutto di compromessi tra pochi, o di una politica capace di interpretare anche i bisogni dei pi\u00f9 deboli; e gli \u00e8 chiara la necessit\u00e0 di tenere distinta l\u2019azione della Chiesa e l\u2019azione nella politica, tanto da temere un uso strumentale della religione a fini politici. Ma questi ragionamenti non avevano allora facile ascolto nella compagine ecclesiale; la stessa Azione cattolica si era trovata a organizzare attivit\u00e0 di propaganda, soprattutto attraverso i Comitati civici, sorti a poche settimane dalle elezioni del 1948.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: normal;\">Bachelet, che nel 1951 si era sposato, port\u00f2 un contributo prezioso a quel periodo ricostruttivo anche tramite i suoi studi giuridici, cercando di porre le basi per una pi\u00f9 coerente impostazione della pubblica amministrazione alla luce dei principi della nuova Costituzione repubblicana. Ma questo impegno si intersec\u00f2 con le responsabilit\u00e0 sempre crescenti in ambito ecclesiale, quando fu scelto da papa Giovanni XXIII come vicepresidente nazionale dell\u2019Azione cattolica italiana, per poi divenirne presidente nel 1964.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: normal;\">L\u2019associazione, che allora contava oltre tre milioni di iscritti ed era stata sino a quel punto l\u2019unico strumento formativo per intere generazioni di credenti, fece i conti con le novit\u00e0 del Concilio vaticano II, il cui messaggio domandava alla Chiesa un profondo rinnovamento; Bachelet comprese che occorreva un impegno a tutto campo, e non semplici aggiustamenti, per ridisegnare i presupposti teorici e le forme strutturali dell\u2019Azione cattolica. I percorsi entro cui la guid\u00f2 furono essenzialmente due: accoglienza senza sconti del messaggio conciliare (riassunta nello slogan Attuare il Concilio nel nostro tempo) e rimessa in discussione dei metodi e delle strutture, divenute nei decenni precedenti numerosissime. Punto si svolta, la riscrittura dello Statuto (approvato infine nel 1969) attraverso un coinvolgimento di responsabili a ogni livello, ma in particolare chiamando a \u201cfare esperienza\u201d dello stile conciliare i dirigenti locali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: normal;\">Il frutto pi\u00f9 significativo di quell\u2019epoca fu l\u2019elaborazione di un modello di vita credente concretizzato in quella che allora si chiam\u00f2 \u201cscelta religiosa\u201d: con essa l\u2019Azione cattolica offriva ai laici, a ragazzi, giovani, adulti, famiglie, l\u2019ideale di una fede capace di incontrare il proprio tempo, di amarlo profondamente, il profilo di una formazione non generica o arruffata, ma seria e costante, soprattutto nel rimando alle Scritture e al magistero pi\u00f9 avanzato della Chiesa. La scelta religiosa signific\u00f2 anche distinzione di piani tra il politico e il religioso, ovvero il rifiuto del fondamentalismo cristiano, visto come tentazione suprema e corruzione del messaggio di fede. Piuttosto, scriveva Bachelet nel 1970, \u00abnei momenti di svolta della storia si impone in modo pi\u00f9 urgente per tutti i cristiani l\u2019essere cristiani veri nella Chiesa e nel mondo\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: normal;\">Lui per primo seppe incarnare questi ideali, sia nella vita personale (improntata sempre alla sobriet\u00e0 e all\u2019onest\u00e0) che nel servizio reso al paese. Concluso infatti nel 1973 il lungo servizio associativo, dovette affrontare nuove e complesse sfide: chiamato a un coinvolgimento diretto nella stagione di rinnovamento della Democrazia cristiana, venne eletto nel 1976 al Comune di Roma. Ma poco dopo fu nominato dal Parlamento nel Consiglio superiore della magistratura e il 21 dicembre eletto, un po\u2019 a sorpresa, vicepresidente. Questo gravoso impegno, che si assommava alla professione di docente e incise profondamente nella vita familiare, cadde in un periodo terribile per l\u2019Italia: gli anni del terrorismo, degli omicidi politici, degli attentati a giudici, sindacalisti, uomini politici, giornalisti\u2026 Si trov\u00f2 dunque al centro di tensioni gigantesche, che affront\u00f2 sempre col desiderio di comprendere, di far convergere posizioni estreme, di sostenere le istituzioni democratiche.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Svolse questa funzione con coscienza e passione sino al 12 febbraio 1980, quando due giovani, militanti nelle Brigate rosse, lo attesero fuori dall\u2019aula universitaria e lo uccisero; era senza scorta, nonostante fosse gi\u00e0 scampato a un ordigno, disinnescato per tempo, sotto il suo studio. <\/span><\/strong><strong><span style=\"color: #008000;\">Due giorni dopo le fragili parole del <a href=\"http:\/\/www.democraticidavvero.it\/adon.pl?act=doc&amp;doc=6008\" target=\"_blank\">figlio Giovanni<\/a> pronunciate, a nome della famiglia, durante il funerale (\u00abVogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio pap\u00e0 perch\u00e9, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri\u00bb) sintetizzarono un intero disegno esistenziale, e non caddero nel vuoto.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: normal;\">Da allora, il suo insegnamento e la sua vicenda non cessano di produrre frutto, di orientare la vita di tanti, di rappresentare un\u2019eredit\u00e0 feconda per la Chiesa e per l\u2019Italia.<\/span><\/p>\n<h2 style=\"margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.5em; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 12px; background-image: url(http:\/\/www.radioradicale.it\/sites\/www.radioradicale.it\/themes\/radioradicale\/images\/bullet_square_red.png); background-repeat: no-repeat; background-attachment: initial; -webkit-background-clip: initial; -webkit-background-origin: initial; background-color: initial; letter-spacing: -0.1px; font-size: 18px; font-weight: normal; line-height: 1.2em; background-position: 0px 0.4em;\">Vittorio Bachelet: un testimone per la speranza &#8211; <a href=\"http:\/\/www.radioradicale.it\/scheda\/297291\" target=\"_blank\">L&#8217;intervento del figlio Giovanni<\/a> al Convegno promosso in collaborazione con l&#8217;Istituto Paolo VI nei giorni 13 e 14 febbraio 2010 alla presenza del Presidente della Repubblica<\/h2>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ho mai nascosto la mia appartenenza all&#8217;Azione Cattolica. 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