{"id":1423,"date":"2020-03-18T13:16:30","date_gmt":"2020-03-18T12:16:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=1423"},"modified":"2020-03-18T13:19:12","modified_gmt":"2020-03-18T12:19:12","slug":"i-giorni-dellinfarto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=1423","title":{"rendered":"I giorni dell\u2019infarto"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1422 alignleft\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/infarto-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"229\" height=\"229\" \/>\u00a0Difficile registrare qualcosa in modo ordinato in questi giorni, ma si pu\u00f2 provare.<\/p>\n<p>Casa mia. 11 febbraio, fine mattinata. Un immediato, insopportabile dolore dietro le spalle che si diffonde rapido in zona sterno e lungo il braccio. Vomito. Intuisco.<\/p>\n<p>\u00c9 un infarto. Silvana telefona al dottore. Nessuna risposta e allora sia 118. Tempo 13 minuti l\u2019ambulanza \u00e8 davanti a casa. Scendo con i miei mezzi. Mi dicono che non c\u2019\u00e8 da preoccuparsi. E non mi preoccupo, per\u00f2 non perdono tempo. Decidono per Villa Maria Cecilia Hospital di Cotignola.<\/p>\n<p>Da Comellini a Castel San Pietro si va a comprare prosciutto e leccornie e loro si fermano per far salire il medico che avverte del mio arrivo.<\/p>\n<p>Ci siamo. Mi pare di vivere un film. Salto da una barella all\u2019altra che gi\u00e0 corre lungo un bianco corridoio. Brusca frenata e si materializza una sala operatoria. Divise verdi, bianche, blu, sincronie studiate e perfette, bip, luci si incrociano, monitor mostrano percorso e dati, bip, bip, bio\u00a0 qualcosa penetra e si insinua, rallenta, curva, bip, bip, bip&#8230;<\/p>\n<p>Ci siamo. Tre e mezzo&#8230; meglio quattro? Tre. &#8230; bip, bip, bip, &#8230; Ormai sono bionico.<\/p>\n<p>La lettiga \u00e8 gi\u00e0 in viaggio. Si sale, usciamo al terzo. Terapia Intensiva. Stanza n. 1.<\/p>\n<p>Son passate due settimane, poco pi\u00f9 e ormai l\u2019ospedale \u00e8 per me un ricordo. Di nuovo tra le mura di casa, il malato che \u00e8 in me si sfarina giorno dopo giorno. In realt\u00e0 non mi sono mai sentito veramente malato. La sofferenza fisica \u00e8 terminata gi\u00e0 al momento della partenza dell\u2019ambulanza da casa mia, risolta da una di quelle sostanze miracolose che chi ne sa ed \u00e8 l\u00ec per provvedere ti inocula immediatamente. Dopo, a farti sentire malato contribuiscono l\u2019ambiente, i tuoi cari persino troppo assidui e attenti, la presenza continua degli addetti con le loro divise, la loro gentilezza, la loro determinazione.<\/p>\n<p>E tu Ti guardi intorno e scopri. Perch\u00e9 l&#8217;ospedale \u00e8 ricco di persone e questo, in particolare, di persone che vengono da lontano.<\/p>\n<p>Salerno, Caserta, Fermo, ma anche Africa. Pelle non mente. E sar\u00e0 che siamo tutti cos\u00ec presi dalle mille paure indotte dai mille aspetti di una globalizzazione non digerita, ma anche qui affiorano fantasiosi ragionamenti intorno a chi dovrebbe o non dovrebbe poter fruire dei servizi di un ospedale come questo.<\/p>\n<p>Il discorso sta sulle generali: &#8211; Vede? Ma quanti letti in pi\u00f9 ci sarebbero a disposizione per noi italiani? E invece &#8230;<\/p>\n<p>Non mi sento di rispondere. In fondo anche lei che assiste il mio compagno di stanza \u00e8 provata, sicuramente ha sofferto. Eppure dentro di me non posso fare a meno di pensare che anche il suo assistito non \u00e8 proprio &#8220;del posto&#8221;.<\/p>\n<p>Cinque minuti e abbiamo una visita. Un fraticello con tanto di stola pronto a farci pregare:<\/p>\n<ul>\n<li>Sono Padre Giuseppe! Da dove venite?<\/li>\n<\/ul>\n<p>La provenienza \u00e8 la prima domanda. E non pu\u00f2 essere diversamente in un ospedale come Villa Maria Cecilia al quale si ricorre da ogni parte del mondo e nel quale operano medici di molte parti del pianeta.<\/p>\n<p>Solo io di questa regione. Realizzo che la mia convinzione di essere nato nel tempo e nel luogo migliore si rafforza una volta di pi\u00f9. Non avevo mai verificato di persona l&#8217;eccellenza della sanit\u00e0 emiliano romagnola, ora con questa esperienza si colma anche questa mia lacuna.<\/p>\n<p>Il mio coinquilino \u00e8 marchigiano ed \u00e8 in partenza. Ma dovr\u00e0 tornare. Lo hanno ricoperto di prescrizioni, di consigli, di farmaci e&#8230; di un nuovo appuntamento.<\/p>\n<p>Padre Giuseppe ormai si congeda. Ma io non resisto:<\/p>\n<ul>\n<li>E lei, padre, da dove viene?<\/li>\n<li>Ah&#8230; Indovina indovinello!<br \/>\nNon era difficile la risposta, ma preferisco andare per gradi<\/li>\n<li>Intanto &#8230; dall&#8217;Asia.<\/li>\n<li>Bravo! Ma l&#8217;Asia \u00e8 grande, fratello!<\/li>\n<li>E allora, India!<\/li>\n<li>Perfetto.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Com\u2019\u00e8 piccolo il mondo! Pochi metri quadri lo spazio, tre giorni il tempo e intorno a me ruotano italiani da Salerno, da Caserta, dalle Marche e ora dall\u2019India&#8230;<\/p>\n<p>Non passano cinque minuti e si affaccia un medico. In questi pochi giorni di permanenza non mi era ancora capitato di incrociarlo. Infatti non \u00e8 venuto per me, ma per dare le ultime disposizioni al mio vicino. Divisa d\u2019ordinanza, grande sorriso, grembiule immacolato, fonendoscopio al collo e&#8230; faccia nera. E cos\u00ec lAfrica non \u00e8 presente solo tra gli ammalati, ma anche fra i medici.<\/p>\n<p>Ce n\u2019\u00e8 da riflettere. Per tutti.<\/p>\n<p>Grazie India! Grazie Africa! Grazie Italia!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Difficile registrare qualcosa in modo ordinato in questi giorni, ma si pu\u00f2 provare. 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