{"id":137,"date":"2009-11-21T19:16:18","date_gmt":"2009-11-21T18:16:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=137"},"modified":"2009-12-06T21:41:38","modified_gmt":"2009-12-06T20:41:38","slug":"di-legno-o-di-carne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=137","title":{"rendered":"Di legno o di carne?"},"content":{"rendered":"<div>Imperversa di nuovo la polemica sul crocifisso.<a href=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/crocifisso_classe-400x300.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-141\" title=\"crocifisso_classe--400x300\" src=\"http:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/crocifisso_classe-400x300.jpg\" alt=\"crocifisso_classe--400x300\" width=\"240\" height=\"180\" \/><\/a><\/div>\n<div>meglio sarebbe tacere e farsi i fatti propri, ma non sono abituato a nascondermi dietro a un dito, anche perch\u00e9 questa mattina al mercato mi sono imbattuto in un signore gentile che mi proponeva di firmare una petizione per non togliere la croce dalla parete delle aule scolastiche.<\/div>\n<div>E ho dovuto decidere l\u00ec per l\u00ec se aderire o no.<\/div>\n<div>Premetto, ma so che \u00e8 superfluo ribadirlo, che mi sento e mi propongo come credente, ma ho interpellato la mia coscienza e alla fine non ho firmato.<\/div>\n<div>Confesso che a favorire la mia decisione \u00e8 intervenuta la lettura recente di un contributo di Padre Sorge, scritto nel 2003, che riporto volentieri, perch\u00e9 l&#8217;analisi e le riflessioni che propone sono cos\u00ec lucide e serene che possono aiutare davvero molti a pensare ed, eventualmente, a prendere posizione su una questione complessa dove la religione c&#8217;entra proprio poco, mentre chi cavalca l&#8217;argomento non si fa scrupolo di farsene strumento, per apparire difensore della fede.<\/div>\n<div>Peccato che questi strenui difensori della cristianit\u00e0 si rendano contemporaneamente protagonisti di una iniziativa chiamata &#8220;White Christmas&#8221;, Bianco Natale.<!--more--><\/div>\n<div>Il controllo casa per casa, famiglia per famiglia, della scadenza del foglio di soggiorno ordinato dal Sindaco del comune di Coccaglio in provincia di Brescia. Attivit\u00e0 da concludersi entro il 25 dicembre &#8220;perch\u00e8, sostiene l&#8217;ideatore dell&#8217;operazione, l&#8217;assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi, &#8220;per me il Natale non \u00e8 la festa dell&#8217;accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identit\u00e0&#8221;.<\/div>\n<div>L&#8217;accostamento fra le due iniziative, cos\u00ec contraddittorie, mi sembra d&#8217;obbligo, perch\u00e9 non si pu\u00f2 permettere di sfuggire alla coerenza cristiana almeno da parte di chi intende farsene paladino, anche solo a parole.<\/div>\n<div>Vorrei capire se la nostra identit\u00e0 cristiana \u00e8 meglio rappresentata da una croce di legno appesa al muro o dall&#8217;animo con cui siamo capaci di accogliere certi &#8220;poveri cristi&#8221;, memori delle stesse parole del Figlio del falegname: &#8220;ero straniero e mi avete accolto, avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete&#8230;&#8221;<\/div>\n<div><strong>Il simbolo della croce<\/strong><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Bartolomeo Sorge S.I.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"white-space: pre;\"><span style=\"font-weight: normal;\"> <\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">L&#8217;ordinanza del 23 ottobre 2003, con cui il Tribunale dell&#8217;Aquila disponeva la rimozione del crocifisso da un&#8217;aula scolastica di Ofena, piccolo paese abruzzese, ha provocato nella opinione pubblica una grande emozione, non ancora sopita. Hanno reagito praticamente tutti: il Presidente della Repubblica e il Papa, i responsabili della vita politica e i rappresentanti della societ\u00e0 civile, credenti di ogni confessione religiosa e non credenti, uomini di cultura e gente semplice. Il coro \u00e8 stato pressoch\u00e9 unanime: il crocifisso non si tocca, deve rimanere dov&#8217;\u00e8. La ragione su cui tutti hanno insistito \u00e8 che la croce, oltre a essere un simbolo religioso, \u00e8 pure simbolo della nostra civilt\u00e0 e della nostra storia. Lo ha detto con parole semplici il Presidente Ciampi: \u00abA mio giudizio il crocifisso nelle scuole \u00e8 sempre stato considerato non solo come segno distintivo di un determinato credo religioso, ma soprattutto come simbolo di valori che stanno alla base della nostra identit\u00e0\u00bb (cit. in L&#8217;Osservatore Romano, 27-28 ottobre 2003, p. 12).<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">A sostegno di questa tesi molti hanno citato il parere del Consiglio di Stato (27 aprile 1988, n. 63): \u00abIl crocifisso o pi\u00f9 semplicemente la croce, a parte il significato per i credenti, rappresenta il simbolo della civilt\u00e0 e della cultura cristiana nella sua radice storica come valore universale, indipendente da specifica confessione religiosa\u00bb. In altre parole, l&#8217;affissione del crocifisso non lede n\u00e9 la libert\u00e0 religiosa n\u00e9 la laicit\u00e0 dello Stato, perch\u00e9 la religione cristiana ha avuto un influsso determinante nel dare vita a quella \u00abcivilt\u00e0\u00bb, laica e aconfessionale, che \u00e8 patrimonio comune di tutti gli italiani. Anche altre ragioni di natura tecnica e procedurale sono state addotte contro l&#8217;ordinanza del Tribunale dell&#8217;Aquila, insistendo soprattutto sul fatto che la sentenza di un giudice non pu\u00f2 prevalere su una legge dello Stato tuttora in vigore (nel nostro caso, sul Regio Decreto 30 aprile 1924, n. 965, e su quello successivo 26 aprile 1928, n. 1297, concernenti entrambi l&#8217;esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici). In questa situazione, l&#8217;unica cosa che il giudice dell&#8217;Aquila poteva fare &#8211; \u00e8 stato osservato &#8211; era quella di impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Le ragioni portate sono tutte vere. Eppure, la quasi unanimit\u00e0 della reazione a favore del crocifisso lascia perplessi. Troppo evidente \u00e8 la contraddizione, in molti casi, tra le dichiarazioni e i comportamenti. Con quale coerenza ci si schiera a favore del crocifisso nei luoghi pubblici, quando poi si assiste indifferenti alla strage dei \u00abclandestini\u00bb &#8211; uomini, donne e bambini innocenti &#8211; che riproducono, non in simbolo ma nella loro propria carne, il dramma della morte di Cristo? Quale valore possono avere le parole di chi, mentre da un lato si erge a paladino della croce, dall&#8217;altro considera i lavoratori extracomunitari come una \u00abmerce\u00bb? Che altro \u00e8, se non ipocrisia, scandalizzarsi (giustamente) per il comportamento incivile di un musulmano, e poi mettere in atto comportamenti in contrasto con valori fondamentali della coscienza cristiana, come quelli riguardanti la vita umana e la famiglia? \u00c8 legittimo perci\u00f2 sospettare che l&#8217;indignazione contro l&#8217;ordinanza del Tribunale dell&#8217;Aquila in non pochi casi sia stata solo strumentale o dettata da secondi fini.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Vorremmo, perci\u00f2, cogliere l&#8217;occasione del clima natalizio per una riflessione pi\u00f9 pacata e obiettiva sulle ragioni e sul senso di quanto \u00e8 accaduto. Non sembri arbitrario accostare il Natale al caso di Ofena. Infatti, \u00e8 risaputo che in qualche altra scuola si \u00e8 tentato di rimuovere non solo il crocifisso, ma anche il presepio. Del resto, trasformare il Natale in festa consumistica e mondana che cos&#8217;\u00e8 se non un altro modo di staccare il crocifisso dalla parete?<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Occorre, dunque, porre con chiarezza la questione di fondo: ha ancora senso mantenere i simboli della \u00abcivilt\u00e0 cristiana\u00bb &#8211; primo fra tutti il crocifisso &#8211; in una societ\u00e0 laica e secolarizzata, multiculturale e multireligiosa come l&#8217;Italia di oggi?<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Per rispondere: 1) occorre chiarire, anzitutto, in che modo il crocifisso, che \u00e8 un simbolo religioso, sia ugualmente simbolo culturale della nostra societ\u00e0 laica; 2) in secondo luogo, occorre chiederci come pu\u00f2 il crocifisso mantenere inalterato il suo significato, nonostante il mutare delle culture e il succedersi delle civilt\u00e0; 3) si comprender\u00e0, infine, che il crocifisso \u00e8 un simbolo, oggi pi\u00f9 attuale che mai, ma pi\u00f9 da testimoniare con la vita che da tenere appeso alla parete.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\"><br \/>\n<\/span><\/div>\n<div><strong>1. Un simbolo culturale<\/strong><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Non c&#8217;\u00e8 dubbio che la croce sia anzitutto un simbolo religioso. Esso trae il suo significato dalla fede cristiana, dall&#8217;annunzio cio\u00e8 che il Figlio di Dio si \u00e8 fatto carne, \u00e8 vissuto, morto e risorto per liberare e salvare l&#8217;umanit\u00e0, divenendo povero e condividendo la sorte degli ultimi: \u00abPur essendo di natura divina, non consider\u00f2 un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogli\u00f2 se stesso, assumendo la condizione di servo\u00bb (Fil 2, 6 s.). Dunque, la croce \u00e8 il simbolo religioso della liberazione integrale dell&#8217;uomo da ogni forma di povert\u00e0, a cominciare da quella spirituale del peccato: \u00abda ricco che era si \u00e8 fatto povero per voi, perch\u00e9 voi diventaste ricchi per mezzo della sua povert\u00e0\u00bb (2 Cor 8, 9). Ecco perch\u00e9 i primi destinatari della \u00abBuona notizia\u00bb sono appunto i poveri e gli oppressi, come ha proclamato esplicitamente Ges\u00f9 all&#8217;inizio della vita pubblica: il Padre \u00abmi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libert\u00e0 gli oppressi\u00bb (Lc 4, 18).<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Ora, fede e cultura sono realt\u00e0 profondamente diverse tra loro. La cultura \u00e8 di origine umana e appartiene all&#8217;ordine naturale; \u00e8 un fenomeno di natura immanente, che muta col mutare degli uomini, del tempo e dello spazio a cui esso \u00e8 strettamente legato. Invece la fede &#8211; cio\u00e8 l&#8217;accettazione libera della rivelazione divina, con la quale l&#8217;uomo presta a Dio il pieno ossequio dell&#8217;intelletto e della volont\u00e0 (cfr Dei Verbum, n. 5) &#8211; \u00e8 di origine trascendente e appartiene all&#8217;ordine soprannaturale: non poggia sull&#8217;uomo e sugli eventi mutevoli della storia, ma soprattutto sulla Parola di Dio, che \u00e8 immutabile ed eterna e trascende il mero ordine naturale, quantunque in esso necessariamente si incarni.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Dunque, sebbene appartengano a piani diversi, la fede (che non \u00e8 cultura, n\u00e9 pu\u00f2 essere \u00abridotta\u00bb a mero fatto culturale) non pu\u00f2 fare a meno della cultura. Non si d\u00e0 fede fuori da una cultura. Infatti, entrambe parlano dell&#8217;uomo e lo collocano al centro del discorso sul mondo e sulla storia. \u00c8 necessario, cio\u00e8, che si realizzi quel processo di \u00abinculturazione\u00bb, attraverso il quale \u00abviene sollecitata in ogni popolo la capacit\u00e0 di esprimere secondo il modo proprio il messaggio di Cristo e, al tempo stesso, viene promosso uno scambio vitale tra la Chiesa e le diverse culture\u00bb (Gaudium et spes, n. 44).<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">\u00c8 quanto \u00e8 accaduto anche in Italia, in Europa e in molte altre parti del mondo. Il nostro patrimonio storico e culturale &#8211; senza negare l&#8217;influsso che vi hanno esercitato altre culture, in particolare la giudaica, la greca e la romana &#8211; \u00e8 ispirato in larghissima misura dal cristianesimo. In questo senso, l&#8217;Accordo di revisione del Concordato lateranense del 1984 ha potuto affermare che la Repubblica italiana riconosce il valore della cultura religiosa e tiene conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano (cfr art. 9).<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Si tratta di principi non \u00abconfessionali\u00bb, ma \u00abcivili\u00bb e \u00ablaici\u00bb poich\u00e9, essendo autenticamente umani, sono riconoscibili dalla coscienza di tutti, credenti e non credenti. \u00c8 il caso, per esempio, della pari dignit\u00e0 di tutte le persone, del primato della vita umana, della solidariet\u00e0, delle libert\u00e0 umane fondamentali. Questi \u00abprincipi\u00bb ormai sono accolti da tutte le Costituzioni laiche degli Stati democratici, anche se bisogna riconoscere che alcuni di essi storicamente si sono affermati al di fuori e spesso contro la cultura religiosa dominante.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Si comprende perci\u00f2 come il crocifisso, pur essendo in s\u00e9 un simbolo religioso, sia divenuto anche simbolo della nostra civilt\u00e0, fondata sui valori civili di libert\u00e0, di giustizia, di solidariet\u00e0 e di pace. Era inevitabile, perci\u00f2, che l&#8217;opinione pubblica scorgesse nell&#8217;ordinanza del Tribunale dell&#8217;Aquila non soltanto una offesa alla religione cristiana in s\u00e9, ma anche un affronto al patrimonio storico e culturale del nostro Paese.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\"><br \/>\n<\/span><\/div>\n<div><strong>2. Un simbolo universale e perenne<\/strong><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">A questo punto viene la seconda questione: come pu\u00f2 un simbolo, per quanto radicato nella cultura e nella civilt\u00e0 di un popolo, mantenersi inalterato nonostante il mutare delle culture e il succedersi delle civilt\u00e0? Come pu\u00f2 il crocifisso essere ancora considerato simbolo della nostra civilt\u00e0, se i valori su cui si fondava la \u00abcristianit\u00e0\u00bb del passato non sono pi\u00f9 condivisi dalla cultura secolarizzata e pluralistica di oggi?<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Questa domanda ha un senso, solo se il crocifisso viene ridotto a mero simbolo culturale o viene identificato con una civilt\u00e0 particolare, dimenticandone la natura religiosa e trascendente. \u00c8 l&#8217;equivoco in cui non pochi sono caduti commentando il caso di Ofena. In realt\u00e0, il crocifisso non pu\u00f2 essere ridotto a mero simbolo culturale. Come la crisi di una cultura e il superamento di una civilt\u00e0 non potranno mai segnare la fine del messaggio cristiano che pure le aveva ispirate, cos\u00ec nessuna crisi culturale potr\u00e0 mai togliere alla croce il suo significato. La ragione \u00e8 che il messaggio cristiano \u00e8 trascendente, religioso; quindi, pur ispirando culture e civilt\u00e0 diverse, non si identifica per\u00f2 con nessuna di esse, neppure con la civilt\u00e0 occidentale. Lo stesso vale per il crocifisso. Il suo significato originario trascende le culture e le civilt\u00e0, anche quelle di cui \u00e8 divenuto simbolo lungo i secoli. Ecco perch\u00e9 nessuna civilt\u00e0 pu\u00f2 appropriarsi del crocifisso, n\u00e9 la croce pu\u00f2 mai essere usata come strumento di discriminazione culturale, politica o sociale: farlo equivarrebbe a contraddirne il significato originario (cfr SORGE B., \u00ab&#8221;Votare&#8221; per il crocifisso?\u00bb, in Aggiornamenti Sociali, 12 [2002] 805-812). Tant&#8217;\u00e8 vero che la Chiesa stessa non esita a chiedere pubblicamente perdono per quelle volte in cui, in passato, i cristiani hanno trasformato il simbolo dell&#8217;unit\u00e0 e dell&#8217;amore universale in bandiera di parte o in motivo di persecuzioni, di lacerazioni e di guerre.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Certo, un popolo pu\u00f2 anche perdere la propria identit\u00e0 cristiana e il crocifisso pu\u00f2 essere indebitamente strumentalizzato a fini politici, ma non per questo l&#8217;annunzio cristiano e la croce perdono il proprio valore trascendente. Anche se rifiutata o colpevolmente strumentalizzata, la croce resta sempre il simbolo della liberazione integrale dell&#8217;uomo, della pace fondata sulla giustizia e sulla solidariet\u00e0, della fratellanza e dell&#8217;amore universale.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">In altre parole, il crocifisso \u00e8 un simbolo universale e perenne. Nonostante tutte le crisi e i rivolgimenti, sar\u00e0 sempre vero che Dio sceglie gli ultimi non perch\u00e9 la povert\u00e0 sia di per s\u00e9 un titolo di merito o perch\u00e9 i poveri, per il solo fatto di essere tali, siano migliori dei ricchi, ma perch\u00e9 nella povert\u00e0 e nella debolezza risplendono meglio la misericordia, la potenza di Dio e la gratuit\u00e0 del suo amore. E poich\u00e9 la nostra vita \u00e8 tessuta essenzialmente di lotte e di difficolt\u00e0, Dio non poteva scegliere una strada migliore per farci capire il suo amore, che incarnandosi nella nostra povert\u00e0 e nelle nostre difficolt\u00e0, facendosi uno di noi, straniero con gli stranieri, profugo con i profughi, sofferente con i sofferenti. \u00abI poveri li avete sempre con voi\u00bb (Mt 26, 11), \u00e8 vero; ma dinanzi all&#8217;immagine di un Dio povero e crocifisso come loro, nessun povero e nessun disperato potr\u00e0 pi\u00f9 dire di essere stato lasciato solo a soffrire.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\"><br \/>\n<\/span><\/div>\n<div><strong>3. Un simbolo da testimoniare pi\u00f9 che da appendere alla parete<\/strong><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Se questo \u00e8 il senso genuino della croce, \u00e8 chiaro che essa \u00e8 un simbolo pi\u00f9 da testimoniare con la vita che da tenere appeso con un chiodo alla parete. \u00c8 questa, in fondo, la vera lezione da trarre dal caso di Ofena. Pi\u00f9 che preoccuparsi che la ostensione pubblica della croce sia garantita per legge, i cristiani devono preoccuparsi di essere i testimoni viventi del mistero che si svela nella morte e risurrezione del crocifisso. Come Cristo, che si \u00e8 fatto povero e ha scelto i poveri, cos\u00ec i cristiani &#8211; che ne continuano la missione nel mondo &#8211; sono tenuti ad annunciare con la vita e la Parola la liberazione ai poveri, a tutti i poveri di ogni luogo e di ogni tempo, condividendone la sorte, operando per la loro promozione umana, sociale, culturale.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Il giorno in cui i cristiani cessassero di presentarsi al mondo poveri e alleati naturali dei poveri, essi staccherebbero con le proprie mani il crocifisso dalla parete. E infatti la Chiesa, nonostante la storia dimostri quanto anche su questo punto sia bisognosa di purificazione, si \u00e8 sempre sforzata di mantenersi fedele alla scelta dei poveri fatta da Cristo. Lo sottoline\u00f2 Paolo VI nella forte omelia in occasione dell&#8217;ottantesimo anniversario della Rerum novarum (16 maggio 1971): \u00abLa Chiesa nei suoi ministri e nei suoi membri &#8211; disse &#8211; \u00e8 l&#8217;alleata per vocazione nativa dell&#8217;umanit\u00e0 indigente e paziente. La salvezza di tutti \u00e8 la sua missione, perch\u00e9 tutti hanno bisogno di essere salvati; ma la sua preferenza \u00e8 per chi ha bisogno, anche nel campo temporale, di essere aiutato e difeso. Il bisogno umano \u00e8 il titolo primario del suo amore\u00bb. Poi Paolo VI aggiungeva: \u00abPovera normalmente essa stessa, la Chiesa, amando e soffrendo insieme con gli affamati di pane e di giustizia, trova in qualche modo in se stessa la prodigiosa virt\u00f9 di Ges\u00f9 che moltiplic\u00f2 i pani per la folla e svel\u00f2 la dignit\u00e0 d&#8217;ogni vivente per misero e piccolo che fosse. E &#8211; sottoline\u00f2 con forza il Papa &#8211; [la Chiesa] trova le parole gravi e talvolta minacciose, anche se sempre materne, per i ricchi e per i potenti, quando l&#8217;indifferenza, l&#8217;egoismo, la prepotenza fanno loro dimenticare la fondamentale uguaglianza e l&#8217;universale fratellanza degli uomini, e consentono loro di confiscare a proprio esclusivo profitto i beni della terra, specialmente se questi sono frutto dell&#8217;altrui sudore e dell&#8217;altrui sacrificio\u00bb (L&#8217;Osservatore Romano, 17-18 maggio 1971).<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">La Chiesa dunque, unita al suo Signore, sceglie con lui la povert\u00e0 e i poveri. Testimoniare la povert\u00e0 e operare per la promozione dei poveri \u00e8 il modo pi\u00f9 efficace per mantenere vivo non solo il significato religioso, ma anche quello culturale del crocifisso, che consiste in primo luogo nel ricordare a tutti che l&#8217;essere vale pi\u00f9 dell&#8217;avere, che l&#8217;uomo vale per quello che \u00e8 pi\u00f9 che per quello che ha.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\"><br \/>\n<\/span><\/div>\n<div><strong>4. Conclusione<\/strong><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Alla luce di queste considerazioni, chi potrebbe affermare che oggi il simbolo della croce non serve pi\u00f9, quando una economia globalizzata, lasciata alla mera logica del mercato, rischia di aggravare le differenze tra ricchi e poveri, con la conseguenza di abbandonare a se stessi i deboli e gli indigenti, e minaccia di far precipitare l&#8217;umanit\u00e0 in un clima di guerra continua e di cieco terrorismo? \u00abIl nostro mondo &#8211; denuncia perci\u00f2 Giovanni Paolo II &#8211; comincia il nuovo millennio carico delle contraddizioni di una crescita economica, culturale, tecnologica, che offre a pochi fortunati grandi possibilit\u00e0, lasciando milioni e milioni di persone non solo ai margini del progresso, ma alle prese con condizioni di vita ben al disotto del minimo dovuto alla dignit\u00e0 umana. \u00c8 possibile che, nel nostro tempo, ci sia ancora chi muore di fame? Chi resta condannato all&#8217;analfabetismo? Chi manca delle cure mediche pi\u00f9 elementari? Chi non ha casa in cui ripararsi?\u00bb (Novo millennio ineunte, n. 50). Oggi si apre, dunque, un nuovo vasto campo alla testimonianza vissuta del crocifisso.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Tuttavia, la sfida pi\u00f9 difficile del terzo millennio \u00e8 quella di imparare a vivere uniti nella diversit\u00e0 e nella molteplicit\u00e0 delle culture, delle etnie, delle religioni e dei rispettivi simboli. Il rispetto e il riconoscimento delle diverse identit\u00e0 non dev&#8217;essere un ostacolo, ma \u00e8 condizione essenziale per la costruzione di un&#8217;umanit\u00e0 unita nella pluralit\u00e0.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">Su questo punto \u00e8 tornato il Papa nel discorso alla Conferenza dei Ministri dell&#8217;Interno dell&#8217;Unione Europea (31 ottobre 2003): \u00abIl riconoscimento dello specifico patrimonio religioso di una societ\u00e0 richiede il riconoscimento dei simboli che lo qualificano. Se, in nome di una scorretta interpretazione del principio di uguaglianza, si rinunciasse a esprimere tale tradizione religiosa e i connessi valori culturali, la frammentazione delle odierne societ\u00e0 multietniche e multiculturali potrebbe facilmente trasformarsi in un fattore di instabilit\u00e0 e, quindi, di conflitto\u00bb (L&#8217;Osservatore Romano, 1 novembre 2003).<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-weight: normal;\">In conclusione, la croce rimane un simbolo di grande significato per tutti. Anche se la religione cristiana divenisse o fosse gi\u00e0 minoranza nel nostro Paese e nel mondo, non potremmo mai rinunciare a conferire una valenza pubblica al simbolo della nostra tradizione religiosa e ai connessi valori culturali. Tuttavia, come non \u00e8 lecito strumentalizzare il simbolo della croce a fini di lotta politica, religiosa o di civilt\u00e0, cos\u00ec bisogna riaffermare che la croce sta in piedi da sola, non perch\u00e9 imposta per legge, ma grazie alla forza intrinseca del suo messaggio religioso e civile e alla testimanianza di quanti ispirano a essa la propria vita e l&#8217;impegno per costruire insieme una umanit\u00e0 pi\u00f9 fraterna. Stat crux dum volvitur orbis, \u00e8 l&#8217;antico motto dei certosini: \u00abIl mondo gira, la croce sta\u00bb.<\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Imperversa di nuovo la polemica sul crocifisso. meglio sarebbe tacere e farsi i fatti propri, ma non sono abituato a nascondermi dietro a un dito, anche perch\u00e9 questa mattina al mercato mi sono imbattuto in un signore gentile che mi proponeva di firmare una petizione per non togliere la croce dalla parete delle aule scolastiche. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-137","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/137","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=137"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/137\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":140,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/137\/revisions\/140"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=137"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=137"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=137"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}