{"id":1,"date":"2009-10-28T18:20:34","date_gmt":"2009-10-28T17:20:34","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzozacchiroli.clienti.smart.it\/?p=1"},"modified":"2009-11-16T00:40:08","modified_gmt":"2009-11-15T23:40:08","slug":"ciao-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/?p=1","title":{"rendered":"Cari amici"},"content":{"rendered":"<p>Cari amici,<\/p>\n<p>vorrei chiamarvi cos\u00ec senza che si attribuisse una particolare connotazione politica all&#8217;appellativo (vi ricorderete che i democristiani si chiamavano amici e i socialisti e i comunisti compagni). Amici quindi nel senso di un rapporto amichevole e basta. Anche perch\u00e8 questa lettera non ha come destinatari solo agli aderenti al pd, ma tante persone con cui intrattengo da maggiore o minor tempo una relazione.<\/p>\n<p>Mi riesce difficile non occuparmi di politica. Nel senso letterale della parola, quella che deriva dal greco polis &#8220;\u03c0\u03cc\u03bb\u03b9\u03c2&#8221;, citt\u00e0 e, pi\u00f9 chiaro ancora, nella definizione di Aristotele l&#8217;amministrazione della &#8220;polis&#8221; per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano.<\/p>\n<p>Non mancano certamente gli spunti in questi giorni per chi ancora ha in mente le code davanti ai circoli del Partito Democratico formate da cittadine e cittadini impegnati nella scelta dei leader del partito di riferimento.<!--more--><\/p>\n<p>Superando possibilmente la tentazione di farne la retorica, vorrei anch&#8217;io sottolineare il significato sempre pi\u00f9 pregnante che di volta in volta assume questa esperienza di partecipazione.<\/p>\n<p>Solo a pensare alle ultime tre occasioni di ampiezza nazionale &#8211; 2006, 2007 e 2009 &#8211; mi par di scorgere una sorta di work in progress degno di nota, accompagnato da una costante di rilievo: la grande partecipazione.<\/p>\n<p>Nel 2006 fummo chiamati a scegliere il candidato premier mentre nel 2007 e domenica 25 ottobre ad eleggere il segretario del Partito Democratico. Ma dove sta il progress? &#8211; qualcuno potrebbe chiedere. Quelle prime primarie (di coalizione) del 2006 proponevano pi\u00f9 candidati rappresentanti di forze politiche molto sbilanciate dal punto di vista della consistenza numerica. Nessuno pensava che il vincitore non sarebbe stato Romano Prodi. Forse potevano essere persino evitate, ma assunsero anche un significato che andava ben al di l\u00e0 della scelta del futuro premier, scelta scontata, peraltro. Furono un sigillo importante per la coalizione e costituirono, a parer mio, un trampolino determinante per lo stesso risultato elettorale.<\/p>\n<p>Poi ci furono le primarie per l&#8217;elezione del segretario alle quali doveva, in un primo tempo, partecipare un solo candidato, Walter Veltroni, se non fosse stata Rosy Bindi a sfidare il tab\u00f9, seguita da Enrico Letta.<\/p>\n<p>Ma il principio che le primarie hanno un senso solo se c&#8217;\u00e8 una vera competizione \u00e8 maturato proprio con queste primarie Queste ultime possono davvero diventare emblematiche prima di tutto perch\u00e8 hanno sollecitato il confronto interno nei modi pi\u00f9 diversi, non sempre pari alle aspettative di tutti, ma comunque confronto. In secondo luogo, proprio nella pratica del confronto, anche i pi\u00f9 refrattari si sono resi conto che scambiarsi le opinioni non porta danni, anzi, permette di approfondire la conoscenza degli altri e di allargare il campo della propria consapevolezza.<\/p>\n<p>Ora che l&#8217;obiettivo \u00e8 stato felicemente per tutti raggiunto, sarebbe deleterio che dopo averne assaporato il gusto si spegnesse la fiammella dell&#8217;approfondimento e si cercassero mille scuse per tappare le bocche di chi ha desiderio di sapere, riflettere e parlare, soprattutto di coloro che sono alle prime armi i quali nelle palestre del proprio circolo devono trovare gli spazi per esprimersi.<\/p>\n<p>Se una cosa \u00e8 certa \u00e8 che non siamo a corto di argomenti. Ce lo ricordano le stesse mozioni su cui abbiamo discusso, ma pi\u00f9 di tutto ce lo ricordano di giorno in giorno i problemi che assillano il nostro Paese. Tutti i problemi, quelli sociali e quelli morali senza farsi scudo degli uni per non affrontare gli altri.<\/p>\n<p>Vorrei, proprio a partire di qui, proporre di tanto in tanto qualche contributo. Niente di speciale, solo la condivisione di letture che hanno destato il mio interesse, sulle quali chi vorr\u00e0 potr\u00e0 interloquire, commentare, sottolineare, dissentire, cercando di andare in profondit\u00e0 esercitando il personale potere critico nei confronti del quale l&#8217;attacco mediatico si fa di giorno in giorno pi\u00f9 subdolo, capzioso, talvolta sornione e talvolta violento, quasi disperato.<\/p>\n<p>Per incominciare dai fondamentali mi piace allora mettere in comune un articolo intervista di Barbara Spinelli su un tema difficile, ma enorme, col quale ognuno di noi \u00e8 chiamato a confrontarsi prima ancora di prendere posizione sulle questioni quotidiane come il lavoro, la scuola, la salute, i diritti, l&#8217;ambiente, l&#8217;approccio laico alla politica, le scelte delle persone giuste per il posto giusto: la crisi dello stato nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Vi anticipo che la Spinelli \u00e8 la giornalista che ammiro di pi\u00f9 e la leggo sempre con grande curiosit\u00e0. Tra l&#8217;altro qui lancia una sorta di sfida con una interpretazione abbastanza ardita circa la crisi dello Stato negli ultimi sessant&#8217;anni.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 che io &#8211; questi anni &#8211; li ho trascorsi tutti e guardati con occhi prima di bambino, poi di adolescente, di studente, di professionista, di uomo delle istituzioni, di curioso della politica vicina e lontana, sar\u00e0 per questo, ma il tema mi sembra proprio cruciale.<\/p>\n<p>Pronti? Via!<\/p>\n<p>E grazie per la collaborazione!<\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><img decoding=\"async\" src=\"webkit-fake-url:\/\/587B6D4E-65A1-49CD-831A-44D143AE61DB\/spinelli01g1.jpg\" alt=\"spinelli01g1.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\">\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-family: Arial, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; color: #800000; font-size: x-large;\"><span><strong><span style=\"font-family: Helvetica, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; color: #000000; font-size: medium;\"><span style=\"font-weight: normal;\"> <\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><strong><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #3366ff;\"><strong>Propongo di iniziare una conversazione sulla crisi non della democrazia bens\u00ec dello Stato italiano<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">di B.Spinelli<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">CARO DIRETTORE, ho letto lo straordinario commento di Bruno Tinti, il 9 ottobre sul Fatto, e vorrei tentare non un risposta alla sua domanda \u2013 ci sono domande che somigliano a una chiamata profetica pi\u00f9 che a un quesito \u2013 ma una conversazione a distanza. Come siamo arrivati fin qui? si chiede Tinti, per concludere: \u201cLa domanda non \u00e8, non deve essere: \u201cQuesto Lodo Alfano \u00e8 giusto o no?\u201d, ma piuttosto: \u201cCome siamo arrivati a tanto? Dove abbiamo sbagliato?\u201d Penso che siamo arrivati a questo punto \u2013 il rispetto delle leggi che diventa secondario, l\u2019indifferenza a dettati costituzionali come l\u2019uguaglianza di fronte alla legge, l\u2019oblio dei sottili equilibri fra pesi e contrappesi su cui si fonda lo Stato\u2013 perch\u00e9 l\u2019idea stessa di Stato \u00e8 come se non avesse pi\u00f9 radici nelle nostre menti, come se non fosse parte della nostra identit\u00e0 nazionale. Pi\u00f9 o meno tutti sentono il male e se ne lamentano, ma sulla natura del male si soffermano di rado, preferendo concentrarsi sui suoi effetti: la litigiosit\u00e0, la disputa. Anche qui, urge la domanda-chiamata: come siamo arrivati a desiderare tregue, pacificazioni, addirittura la fine del conflitto politico, senza chiederci neppure un attimo su cosa gli italiani si stanno dividendo, su quale idea della repubblica, della democrazia, dello Stato, dell\u2019informazione indipendente?<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">Parole come tregua o fine dell\u2019antagonismo occultano quel che succede, e che rende l\u2019Italia un\u2019invalida in Europa. Anche l\u2019unit\u00e0 della nazione, di cui ci si appresta a celebrare il cento cinquantesimo anniversario, \u00e8 pensata pi\u00f9 all&#8217;insegna di armistizi verbali e di retoriche nazionali falsamente unanimi che di una seria disamina delle malformazioni italiane. Se la nazione minaccia di disgregarsi, \u00e8 perch\u00e9 la costruzione dello Stato italiano s\u2019\u00e8 a un certo punto interrotta, degenerando. \u00c8 un disfacimento in atto da decenni, che permea la repubblica quasi fin dalla nascita, e di questi tempi \u00e8 pi\u00f9 che mai palese. Le vicende del presidente del Consiglio gettano una luce specialmente cruda su di esso, e stanno producendo una vera mostruosit\u00e0 dottrinale: al postulato di Bruno Tinti (\u201cOggi, nel nostro Paese, siamo arrivati a discutere seriamente della non applicabilit\u00e0 della legge penale al presidente del Consiglio, cio\u00e8 a un cittadino cui \u00e8 affidato un pubblico servizio, probabilmente il pi\u00f9 importante che ci sia in un paese democratico. Siamo arrivati a teorizzare che \u00e8 giusto che questo cittadino possa corrompere giudici, falsificare bilanci, commettere frodi fiscali, e che per\u00f2 non possa essere processato\u201d) si risponde che la legittimit\u00e0 del governante non viene dal rispetto della legge e non \u00e8 confutabile in caso di reato o sospetto di reato, ma scaturisce esclusivamente e definitivamente dal verdetto delle urne, dall\u2019unzione del popolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8 una legittimazione non molto diversa dall\u2019unzione divina, quando il monarca regnava per diritto di Dio. Il popolo ha sostituito Dio, \u00e8 lui soltanto che acclama, consacra, e questo d\u00e0 facolt\u00e0 al capo di ignorare altre fonti di legittimazione, altri poteri che istituzionalmente son chiamati a vegliare sugli abusi di potere dell\u2019esecutivo e di frenarli se necessario. \u00c8 una sorta di patto del sangue che viene accampato, fra il leader e la maggioranza del popolo, preminente su ogni altro patto e in particolare sui patti che preesistono la nascita delle singole legislature. Al fondamentalismo teo-cratico si affianca un fondamentalismo non meno intollerante, demo-cratico al massimo grado. Il d\u00e8mos, o meglio la maggioranza del d\u00e8mos, si erge a Dio.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">LA CULTURA DELL\u2019ANTI-STATO<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il punto \u00e8 questo: non \u00e8 Berlusconi soltanto ad aver corrotto in tal modo la democrazia liberale, dando forma alla democrazia estremista in cui viviamo. Una democrazia nella quale il popolo esercita una sovranit\u00e0 assoluta, non condivisa, refrattaria a controlli da parte di poteri indipendenti: giudici o Corte costituzionale, presidente della Repubblica, organi di garanzia o mezzi di comunicazione. Non \u00e8 il fondatore di Forza Italia ad aver creato questa cultura dell\u2019anti-Stato, che corrode l\u2019Italia e la rovina. E finch\u00e9 l\u2019esame critico dell\u2019Italia non investir\u00e0 in maniera approfondita e libera le radici non berlusconiane del berlusconismo, la stessa opposizione sar\u00e0 disarmata e sterile.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">La cultura dell\u2019anti-Stato \u00e8 antica, nella storia dell\u2019Italia postbellica. Nasce come frutto avvelenato della lotta al fascismo e al modo in cui quest\u2019ultimo ha pensato e guidato lo Stato: esaltandone il peso ipertrofico, e al tempo stesso pervertendo la sua vocazione a essere stato di diritto.Questa torbida combinazione \u00e8 all\u2019origine del fatto che l\u2019antifascismo si sia in gran parte nutrito di anti-Stato, di anti-patria, giungendo fino a sospettare quasi istintivamente l\u2019esistenza di malvagit\u00e0 nascoste nel senso e nel servizio dello Stato. \u00c8 un fenomeno che i costituenti nella Germania postbellica hanno accuratamente scansato, ben conoscendo i disastri derivanti dal potere eccessivo del popolo (rifiuto dei referendum) e dall\u2019estrema debolezza dei governi e dell\u2019equilibrio dei poteri nella Repubblica di Weimar. Malgrado un\u2019esemplare costituzione, le classi politiche e imprenditoriali italiane hanno tratto la lezione opposta: i governi andavano indeboliti e tenuti al laccio in vari modi, con effetti rovinosi sulle strutture statuali, sulla loro tenuta e sul loro controllo del territorio.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per molto tempo la forma Stato, nel partito comunista, era vista come propriet\u00e0 e terra di conquista dei padroni borghesi. La borghesia imprenditoriale e finanziaria, a sua volta, ha prodotto lungo i decenni personaggi che verso lo Stato nutrivano una sfiducia radicale, desiderandone spesso la sovversione: Cefis, Calvi, Gelli, Sindona. Senza essere un sovversivo, Enrico Cuccia gioc\u00f2 spesso le sue partite a scacchi \u201csenza il senso dello Stato, lui banchiere sommo dello Stato\u201d (Corrado Stajano, Un eroe borghese, Einaudi 1991, p. 210). Alcuni di questi (Cefis, Cuccia) si erano formati nella Resistenza. Negli anni \u201860-\u201970 l\u2019anti-Stato diventa cultura ancor pi\u00f9 diffusa, pervasiva. In nome dell\u2019anti-Stato si formano numerosi gruppuscoli del \u201868, a cominciare da Lotta Continua, e anche gruppi della destra violenta e della mafia che patteggiano azioni criminose con elementi sovversivi presenti nel potere politico e nei servizi. Lo Stato \u00e8 da abbattere in quanto soggetto congenitamente criminoso, prima negli articoli di Lotta Continua poi nei comunicati brigatisti. \u00c8 cos\u00ec fino al rapimento Moro, nel1978. Lo slogan pi\u00f9 malefico di quell\u2019anno \u2013 N\u00e9 con lo Stato n\u00e9 con le Br rappresent\u00f2 il culmine del disfacimento e venne purtroppo coniato da un uomo-simbolo della lotta anti-mafia quale Leonardo Sciascia (in seguito lo scrittore si corresse, disse che non intendeva lo Stato in s\u00e9 ma \u201cquello Stato\u201d. Tuttavia il maleficio rest\u00f2).<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">LO STATO COME INTRALCIO<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">Una disamina coscienziosa della situazione odierna mostra che non c\u2019\u00e8 vera rottura di continuit\u00e0 fra quel modo di pensare e agire e l\u2019estremismo democratico incarnato da una singola persona che senza remore privatizza lo Stato. Per gli uni come per gli altri lo Stato \u00e8 qualcosa che intralcia e che entra in conflitto con gli imperativi del governare, a meno di non trasformarlo in una propriet\u00e0 di un uomo (Berlusconi) o di una parte della societ\u00e0 (la classe). Nella dottrina marxista \u201cil potere statuale non \u00e8 altro che un comitato d\u2019affari che consente alla classe borghese di amministrare i propri comuni interessi\u201d, affermazione che l\u2019attuale capo del governo ricuserebbe, ma senza rinunciare alle virt\u00f9 e ai vantaggi del comitato d\u2019affari. Qui \u00e8 la pi\u00f9 inquietante analogia con gli anni \u201870, e non in quello che Giampaolo Pansa chiama, sul Corriere della Sera del 13 ottobre, il clima di odio che regna fra politici, tra giornali, tra schieramenti opposti. L\u2019autonomia operaia rivendicata trent\u2019anni fa non \u00e8 diversa dall\u2019autonomia della sovranit\u00e0 popolare invocata oggi dal Popolo della Libert\u00e0. Per l\u2019estremismo di allora lo Stato era \u201cdei padroni\u201d: andava disarticolato. Per quello di oggi esso \u00e8 dell\u2019eletto, a favore del quale va disarticolato.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">Scrive Aldo Cazzullo nel suo libro su Lotta Continua che il momento era a quei tempi specialmente propizio, perch\u00e9 coincideva \u201ccon una forte domanda di politica\u201d che saliva da chi politica non aveva mai fatto, e quindi ne respingeva le mediazioni ed era \u201cpronto a irrompere sulla scena con la rabbia della propria condizione e la virulenza \u2013ma anche l\u2019apertura, la disponibilit\u00e0, l\u2019afflato sociale \u2013propria dei tempi\u201d (I ragazzi che volevano fare la rivoluzione, Mondadori, 1998, pp. 118,9). Per il giornale di Lotta Continua, bisognava \u201cfare da s\u00e9\u201d in tutti i settori della vita, dalla sanit\u00e0 all\u2019amministrazione della giustizia. I proletari dovevano \u201cimparare a farsi giustizia da s\u00e9: non sar\u00e0 certo la magistratura, in questa societ\u00e0, a rendere giustizia agli sfruttati. Governare significa e significher\u00e0 sempre lottare, direttamente e in prima persona, senza affidare nessuna delega ai professionisti della politica\u201d (Lotta Continua 14-2-70). Deluso, Giorgio Pietrostefani confessa nel \u201876: \u201cIo voglio fare la rivoluzione, non la politica\u201d. Questo lo spinse ad approvare e favorire l\u2019uccisione di Luigi Calabresi, nel 1972. I servitori dello Stato, fossero commissari o magistrati o dirigenti politici, erano nemici da punire, pregiudizialmente sospetti. Non erano solo i comunicati della Brigate Rosse a volere la disarticolazione dello Stato.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per il leader del Popolo della Libert\u00e0 le cose non stanno molto diversamente. Anche lui denuncia uno Stato in mano a magistrati, a servitori della cosa pubblica non assoggettabili, a poteri forti che gli sfuggono. Anche lui risponde a una \u201cforte domanda di politica che sale da chi politica non ha mai fatto, e quindi ne respinge le mediazioni\u201d. Anche lui vuol fare giustizia da s\u00e9, rivendica l\u2019Autonomia irresistibile di un particulare, preferisce la rivoluzione e le scosse violente al professionismo politico, diffida del sistema istituzionale dei \u201ccontrolli e contrappesi\u201d (checks and balances). Proteiforme, il pensiero degli anni \u201860-\u201870 rivive oggi nelle menti di chi governa \u2013e nella maggior parte delle menti di chi \u00e8 governato\u2013 e qui \u00e8 il vizio d\u2019origine di cui l\u2019Italia fatica a liberarsi.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">GLI ERRORI DELLA STAMPA<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il vizio non \u00e8 la conflittualit\u00e0 intensa che domina la vita politica e che ultimamente \u00e8 divenuta disputa, aspra, fra giornalisti e testate. Quel che fa scandalo \u00e8 la tendenza di gran parte della stampa e della televisione a ignorare le questioni poste da chi \u2013 in un certo numero di giornali, in numerosi appelli di giuristi come Gustavo Zagrebelsky o Valerio Onida\u2013 difende lo stato di diritto, la separazione il pi\u00f9 possibile armoniosa di poteri che esso comporta, il pensiero critico che esso deve favorire e custodire, la molteplicit\u00e0 di scelte di vita privata che il potere pubblico \u00e8 chiamato a rappresentare, vietando a se stesso il ruolo di Stato etico uniformatore. Se l\u2019antagonismo \u00e8 oggi cos\u00ec intenso, e si \u00e8 esteso alla stampa, \u00e8 perch\u00e9 queste domande fondamentali sono eluse, e perch\u00e9 le accuse del capo del governo, spesso accompagnate da minacce e appelli al boicottaggio, non sono prontamente arginate da uno schieramento compatto di chi, nei giornali, dovrebbe esser cosciente e fiero del potere di controllo che la stampa indipendente impersona.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">La singolare mancanza di solidariet\u00e0 nel mondo dell\u2019informazione (la minaccia al singolo giornalista non \u00e8 considerata una minaccia che incombe su tutti) \u00e8 un\u2019altra patologia italiana che non ha eguali nelle democrazie ed \u00e8 legata a due fattori: la completa assenza di editori puri nella propriet\u00e0 delle maggiori testate, che diano a queste vera autorevolezza, e la tendenza di molti giornali indipendenti a interiorizzare gli attacchi e il linguaggio del potere, in nome di un presunto disinteresse dei lettori per le vicende riguardanti diritto, giustizia, etica dell\u2019uomo pubblico. Accade cos\u00ec che le voci critiche vengano accusate, da giornalisti concorrenti e in anomala sintonia con il governo, di far parte di partiti semi-militari, di eserciti ostili che assoldano i lettori invece di servirli, di forze che sviliscono l\u2019immagine italiana all\u2019estero, di contiguit\u00e0 \u2013appunto\u2013 con il terrorismo e il clima d\u2019odio degli anni Settanta. Chi lancia invettive cos\u00ec pesanti finge di ignorare che le voci cosiddette anti-italiane difendono in realt\u00e0 le istituzioni, la costituzione, e uno Stato non trasformato in comitato d\u2019affari di una persona o una classe ma organizzato come reticolato di autorit\u00e0 che si bilanciano l\u2019una con l\u2019altra, e che consentono alla democrazia di vivere e farsi governare senza che nessun potere diventi esagerato, compreso il potere del d\u00e8mos.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">I DUE CORPI DEL RE<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il senso delle istituzioni, delle leggi, degli equilibri interni allo Stato sono il nutrimento e il farmaco di cui la democrazia ha bisogno per correggere le proprie tendenze prepotenti e non distruggersi. Sono secoli che il pensiero liberale sostiene che la sovranit\u00e0 del popolo pu\u00f2 divenire un dispotismo: Montesquieu, Tocqueville a John Stuart Mill lo dicono a chiare lettere. La sovranit\u00e0 del popolo e l\u2019unto delle urne hanno tutti i difetti che Montesquieu attribuisce al potere (\u201cChiunque abbia potere \u00e8 portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti\u201d) ed \u00e8 il motivo per cui l\u2019organizzazione di una disciplina s\u2019impone: \u201cPerch\u00e9 non si possa abusare del potere, bisogna che il potere freni il potere; una Costituzione deve essere tale che nessuno sia costretto a compiere le azioni alle quali la legge non lo costringe, e a non compiere quelle che la legge gli permette\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questa \u00e8 la democrazia non suicida: un regime che diffida a tal punto di se stesso, delle proprie naturali tendenze totalitarie, da costituire accanto alla sovranit\u00e0 del popolo un sistema di regole che precede il voto, che non muta con il cambiare delle maggioranze, che perdura nel tempo, indipendentemente dal colore e dal carisma popolare dei capi. Tale \u00e8 l\u2019obiettivo che si prefiggono le costituzioni: sono come la corona del re, che dura pi\u00f9 del suo corpo fisico. Per questo i canonisti e teologi del Medio Evo parlavano di due corpi del re: uno durevole, personificazione mistica della politica, che vive nel corpo del sovrano sotto forma di corona o di deus absconditus; uno transeunte, che dura la vita o il mandato del governante. Anche la democrazia ha due corpi: il corpo dell\u2019esecutivo che raffigura la maggioranza elettorale, e il corpo pi\u00f9 durevole racchiuso nello spirito della legge e nelle regole della costituzione. Leggi e costituzioni sono la corona della democrazia.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\"><span style=\"font-size: medium;\">Propongo a Bruno Tinti e agli amici del Fatto di iniziare una conversazione sulla crisi non della democrazia bens\u00ec dello Stato italiano, di chiedersi se non siamo arrivati a questo punto perch\u00e9 abbiamo coltivato il solo corpo fisico del re, uccidendo la corona. Se non valga la pena pensare i pericoli della democrazia fondamentalista. Se abbiamo dimenticato che regole, magistrati, giustizia, legge, vengono prima della nascita della democrazia e anche prima delle nazioni. \u00c8 inutile parlare di radici ebraico-cristiane, se un ingrediente essenziale di tali radici \u2013il senso della legge\u2013 viene svuotato o mutilato.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\">\n<p><\/strong><\/p>\n<p style=\"margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari amici, vorrei chiamarvi cos\u00ec senza che si attribuisse una particolare connotazione politica all&#8217;appellativo (vi ricorderete che i democristiani si chiamavano amici e i socialisti e i comunisti compagni). Amici quindi nel senso di un rapporto amichevole e basta. Anche perch\u00e8 questa lettera non ha come destinatari solo agli aderenti al pd, ma tante persone [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[7,6,5,4,24],"class_list":["post-1","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","tag-amici","tag-cittadini","tag-pd","tag-polis","tag-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1\/revisions\/8"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzozacchiroli.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}