E se fosse che stiamo tornando nella condizione di paese normale ? Che è finita l’era del fenomeno e dei fenomeni? Il dato che più volte quasi con un moto di sorpresa ci è stato sussurrato dai media, che cioè, oltre il 70% è contento che l’incarico di formare il governo sia stato affidato a Mario Monti mi induce con insistenza questo pensiero. Voglia di normalità.
Questa persona che transita in aeroporto senza codazzo, trascinando il suo trolley, si mette in coda con tutti gli altri aspettando il suo turno, che appena incaricato non salta su un predellino, che non ha bisogno di proclamare che ama l’Italia a reti unificate, che non annuncia di sentirsi l’unto del signore, che consapevole del peso che le sue parole possono avere in un momento come questo e si limita a dire “bella giornata, vero?” Che appena nominato senatore comincia andando nel suo luogo di lavoro a salutare i colleghi, e poi, scusandosi per la fretta e per il disturbo, si avvia spedito per sentire cosa ha da dirgli  il Presidente, non promette nulla, ricorda che il momento è grave e che ci sarebbe bisogno dell’impegno di tutti al massimo livello, che del suo essere credente non ne fa una bandiera, ma come tanti normali credenti, la domenica mattina va a messa con sua moglie, che proprio perché il compito è arduo, si mette al lavoro con lena in ufficio e non a casa sua, ascolta con disponibilità e pazienza i rappresentanti di ventuno partiti, anche quelli nati all’ultimo istante e solo al momento opportuno, dall’ufficio giusto, convoca una conferenza stampa e parla. Fa capire che non si sente l’uomo della Provvidenza quando dichiara che, non sapendo fare miracoli, dico io, un po’ di tempo gli servirà per contribuire a far rientrare sui binari questo paese deragliato, quello che la normalità della legislatura gli concede e cioè fino alla fine. E che non lo farà certamente da solo. Il suo desiderio di avere al fianco – già nel suo “ufficio” – i rappresentanti che contano della politica, questo significa. Pronto però a capire anche le ragioni – varie e diverse – del ritrarsi dei partiti. Ma guarda un po’! Nemmeno si scompone quando uno di questi partiti decide, con una maleducazione da ultimo dei buzzurri, di cavarsela con una telefonata. Un uomo che sa benissimo che l’Italia, con l’uomo dei miracoli e del “ghe pensi mi” è precipitata in un baratro. Ma un uomo che sa altrettanto bene che aveva ragione un altro uomo tanto diverso da lui, ma tanto “uomo” come lui, che ai suoi scolari di Barbiana insegnava che la politica “è sortirne insieme”.
Auguri professore!
Anche le istituzioni tornano a dare segni di normalità. Perché non è mica normale che tutti si sentano presidenti della repubblica e credano di poter decidere quando si deve andare alle elezioni, perché non è mica normale sostenere che il presidente del consiglio lo hanno eletto gli italiani e che una volta che ha occupato palazzo Chigi deve stare lì in nome del popolo sovrano anche se invece di lavorare per il bene dell’Italia, lavora per sé e per i suoi affari. Non è mica normale che il popolo sovrano faccia capire con mille segnali che è ora di “basta” e, ricordando soltanto il risultato elettorale di quattro anni prima, si pretenda di non cambiare registro!
Ma qui il problema si sposta su un parlamento che più che di eletti è di nominati, di parlamentari in gran parte asserviti al padrone e che non sentono il dovere di ascoltare gli elettori. Di qui la fatica del parlamento ad esercitare la sua funzione. Quella di avere il polso della situazione e di rappresentare realmente il popolo sovrano come la costituzione richiede.
Ebbene, questo passaggio ci restituisce anche questa realtà. Quella della realtà costituzionale e della forza delle regole più forte della supponenza, dell’arroganza, dell’ipocrisia, dell’ignoranza, dell’inganno.
Grazie ad un signore assolutamente normale che in tutti questi anni non ha mai perso la pazienza, non ha mai perso l’aplomb, non si è mai lasciato andare a scatti d’ira anche quando la situazione avrebbe potuto giustificarlo. Un signore che non si è mai lasciato intimorire e ha saputo usare con responsabilità e maestria i suoi poteri, anche ora, senza debordare di un millimetro.
Grazie presidente!
Chissà che non abbiamo riscoperto la bellezza della normalità … Normalità, mica mediocrità.
E se fosse che stiamo tornando nella condizione di paese normale ? Che è finita l’erasondaggio monti del fenomeno e dei fenomeni? Il dato che più volte quasi con un moto di sorpresa ci è stato sussurrato dai sondaggisti, che cioè, sono tanti ad essere contenti che l’incarico di formare il governo sia stato affidato a Mario Monti, mi induce con insistenza questo pensiero. Voglia di normalità.
Questa persona che transita in aeroporto senza codazzo, trascinando il suo trolley, si mette in coda con tutti gli altri aspettando il suo turno, che appena incaricato non salta su un predellino, che non ha bisogno di proclamare che ama l’Italia a reti unificate, che non annuncia di sentirsi l’unto del signore, che consapevole del peso che le sue parole possono avere in un momento come questo e si limita a dire “bella giornata, vero?”
Che appena nominato senatore comincia andando nel suo luogo di lavoro a salutare i colleghi, e poi, scusandosi per la fretta e per il disturbo, si avvia spedito per sentire cosa ha da dirgli  il Presidente. Un signore che non promette nulla e ricorda soltanto che il momento è grave e che ci sarebbe bisogno dell’impegno di tutti al massimo livello, che del suo essere credente non ne fa una bandiera, ma come tanti normali credenti, la domenica mattina va a messa con sua moglie, che proprio perché il compito è arduo, si mette al lavoro con lena in ufficio e non a casa sua, che ascolta con disponibilità e pazienza i rappresentanti di ventuno partiti, anche quelli nati all’ultimo istante e solo al momento opportuno, che dall’ufficio giusto e senza lavagna, convoca una conferenza stampa e aggiorna. Quest’uomo fa capire senza dirlo che non si sente l’uomo della Provvidenza quando dichiara che – non sapendo fare miracoli, dico io – un po’ di tempo gli servirà per contribuire a far rientrare sui binari questo paese deragliato. Il tempo che la normalità della legislatura gli concede, e cioè fino alla fine del mandato. E che non lo farà certamente da solo. Il suo desiderio di avere al fianco – già nel suo “gabinetto” – i rappresentanti che contano della politica, ha questo significato. Pronto però a capire anche le ragioni – varie e diverse – del ritrarsi dei partiti.
Ma guarda un po’! Nemmeno si scompone quando uno di questi partiti decide, con una maleducazione da ultimo dei buzzurri, di cavarsela con una telefonata. Un uomo

la scuola di Barbiana

la scuola di Barbiana

che sa benissimo che l’Italia, con l’uomo dei miracoli e del “ghe pensi mi” è precipitata in un baratro. Ma un uomo che sa altrettanto bene che aveva ragione un altro uomo tanto diverso da lui, ma tanto “uomo” come lui, che ai suoi scolari di Barbiana insegnava che “Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”.

Auguri professore!
Ma la normalità è anche ritorno alla norma.
Anche le istituzioni tornano a dare segni di normalità. Perché non è mica normale che tutti si sentano presidenti della repubblica e credano di poter decidere quando si deve andare alle elezioni, perché non è mica normale sostenere che il presidente del consiglio lo hanno eletto gli italiani e che una volta che ha occupato palazzo Chigi deve stare lì in nome del popolo sovrano anche se invece di lavorare per il bene dell’Italia, lavora per sé e per i suoi affari. Non è mica normale che il popolo sovrano faccia capire con mille segnali che è ora di “basta” e, ricordando soltanto il risultato elettorale di quattro anni prima, si pretenda di non cambiare registro!
Ma qui il problema si sposta su un parlamento che più che di eletti è di nominati, di parlamentari in gran parte asserviti al padrone e che non sentono il dovere di ascoltare gli elettori. Di qui la fatica del parlamento ad esercitare la sua funzione. Quella di avere il polso della situazione e di rappresentare realmente il popolo sovrano come la costituzione richiede.
Ebbene, questo passaggio ci restituisce anche questa realtà. Quella della realtà costituzionale e della forza delle regole più forte della supponenza, dell’arroganza, dell’ipocrisia, dell’ignoranza, dell’inganno, del ricatto.
Grazie ad un signore assolutamente normale che in tutti questi anni non ha maimonti e napolitanoperso la pazienza, non ha mai perso l’aplomb, non si è mai lasciato andare a scatti d’ira anche quando la situazione avrebbe potuto giustificarlo. Un signore che non si è mai lasciato intimorire e ha saputo usare con responsabilità e maestria i suoi poteri, anche ora, senza debordare di un millimetro.
Grazie presidente!
Chissà che non abbiamo riscoperto la bellezza della normalità …
Normalità. Mica mediocrità.

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